#3 | Gli altri giovani pugili sardi

Su Centotrentuno.com la terza puntata della storia della boxe sarda a cura di Carmelo Alfonso.

Cessata la seconda guerra mondiale, anche in Sardegna i giovani ripresero a frequentare campi di gioco e palestre. Furono soprattutto i vecchi locali trasformati in piccole sale dove si insegnava la boxe a riempirsi di aspiranti pugili desiderosi di misurarsi su un ring. Gavino Matta, il giovane peso mosca sassarese che conquistò titoli italiani ed europei, indicò una strada che presto percorsero altri  giovani talenti; arrivarono altri titoli ad indicare che la Sardegna, in una specialità sportiva tutt’altro che  facile, era in grado di esprimere buoni pugili e perfino dominare (come in effetti accadde ) in campo mondiale. In tanti indossarono la maglia azzurra della nazionale. Un cagliaritano, Vito Melis, partecipò alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932, nella categoria dei pesi gallo. Non fu molto fortunato: subì una sconfitta ai punti nella gara di esordio e quindi venne eliminato. Un avversario scorbutico il canadese Gwynne, più esperto e sicuramente più abituato del sardo a confronti in campo internazionale. Melis, tuttavia, continuò ad essere un punto di forza della rappresentativa azzurra, al pari di Gavino Aru, peso welter, e Giovanni Masella (gallo), entrambi cagliaritani. Masella si cimentò anche tra i professionisti: per il titolo italiano, nel 1935 affrontò il campione in carica della categoria, Alfredo Magnolfi, ma dopo dodici combattutissime riprese, strappò soltanto il pari che, naturalmente,  permise al suo avversario di conservare la corona nazionale.

Altro grande protagonista, negli anni trenta, fu l’olbiense Amedeo Dejana, un peso welter che spesso sconfinò nella categoria superiore per battersi contro i più forti pari peso in Italia ed Europa. Nel ’34 affrontò e sconfisse per fuori combattimento  alla prima ripresa Mario Farabullini, che poi divenne campione italiano. Dejana, lodatissimo anche da Umberto Branchini per le sue doti tecniche e per il sinistro veloce e pungente che portava con una naturalezza straordinaria, affrontò, e spesso sconfisse, i migliori della sua categoria, ma non riuscì mai a conquistare un titolo italiano. Tra gli avversari affrontati lontani dalla sua isola, ricordiamo il campione del mondo Marcel Cerdan: a Parigi, nel 1938, il francese si impose ai punti. In quegli stessi anni, altri giovani sardi si affermarono sia in Italia che all’estero. Beniamino Serpi, nativo di Serramanna, combattè da peso gallo, affrontò pugili quotatissimi ma non gli riuscì di conquistare il titolo italiano. Il primo tentativo per il titolo nazionale contro  Luigi Bonanomi, campione in carica, si concluse in parità. Una seconda volta affrontò Arnaldo Tagliatti e perse ai punti. Tagliatti, piccoletto e scherzoso, chiamato El Cobra per la sua furbizia, una volta smesso di combattere divenne procuratore di tanti pugili italiani. Lo conoscemmo a Cagliari, dove spesso accompagnava i suoi assistiti impegnati nelle riunioni organizzate da Antonino Picciau o Fulvio OrtuCobra gli calzava a pennello.  Per tornare a Serpi, vogliamo ricordare la clamorosa vittoria ai punti sul francese Theo Medina – pugile di grande valore mondiale – in un incontro svoltosi nel marzo del ’39 al Central Sporting Club di Parigi.

Carmelo Alfonso

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