Adidas, innovazione o confusione? Buona la seconda

Il nostro giudizio sulle nuove divise da gioco del Cagliari, passato da poche settimane da Macron all’azienda tedesca.

Rivoluzione doveva essere, rivoluzione è stata. Se già un mese fa il rumour del possibile accordo tra Cagliari Calcio e Adidas fu come un fulmine a ciel sereno, sia per i metodi (il contratto con Macron sarebbe dovuto scadere fra tre anni) sia per l’oggettiva discrepanza tra lo status del club e il target di mercato dell’azienda tedesca, la presentazione della maglia ha aggiunto ulteriori elementi nel cassetto delle sorprese relative alle nuove divise della stagione 2020-2021. Andiamo ad analizzarle un po’ più nel dettaglio.

Innanzitutto sia il comunicato ufficiale del club che il video di presentazione hanno risolto il dubbio sulla tipologia di accordo tra le parti: esso infatti è diretto e non attraverso rivenditori terzi. Questo scongiura trattamenti da campionati amatoriali, ma occhio, siamo ben lontani dal vedere un trattamento da top club e onestamente avrebbe stupito il contrario. I kit sono infatti parte della linea Adidas miTeam, il servizio di editor delle divise da gioco del brand dalle tre strisce, e ciò è confermato anche dalla scritta nella parte interna del colletto. Il kit in sé non è replicabile nel sito e-commerce in toto ma lo sono alcuni dettagli. Adidas quindi si è limitata alla creazione di un template quasi standard, con giusto qualche personalizzazione nei colori: se non siamo al tanto disprezzato “catalogo”, non siamo troppo lontani da esso. A questo si aggiunge una linea di rappresentanza (felpe, maglie d’allenamento ecc.) abbastanza basic e non creata ad hoc. Dovrà essere quindi il Cagliari, “sul campo”, a conquistarsi un ruolo più di primo livello e non di retroguardia nelle attenzioni di Adidas, ma di certo questo è un primo passo per la crescita del club per quanto riguarda l’appeal internazionale e se darà un aiuto in chiave mercato, l’accordo sarà proficuo ben più di qualche maglia venduta in Piazza Yenne.

La maglia Home: quasi una divisa del Centenario 2.0

Fatto questo chiarimento non si può non commentare la divisa che tanto ha fatto discutere sin dai primi secondi dopo la presentazione: la maglia Home, dalla quale spiccano subito le non tradizionali maniche bianche. Andando a leggere la descrizione della stessa da parte della società (“La maglia gara Home 20.21 riprende i colori iconici del club: il rosso, il blu e il bianco. Tutte le tinte dei primi 100 anni di storia del Cagliari racchiusi in un design unico che, guardando alla tradizione, aggiunge elementi innovativi che rivolgono lo sguardo verso il futuro”) si nota subito quale è il senso dietro tale scelta, cioè fondere in una maglia sola le due principali divise presenti nella storia della squadra: la rossoblù a quarti e l’iconica bianca con dettagli rossoblu presente nello Scudetto ma anche nel decennio successivo, ma tutto questo in un’ottica comunque moderna. Se non fossimo a conoscenza del cambio di fornitore tecnico potremmo pensare di aver usato una macchina del tempo ed essere tornati alla presentazione della maglia del Centenario firmata Macron. In quel caso, essendosi bruciati le maglie “vintage”, si decise di osare ma forse con poche idee e fidandosi troppo della griffe Antonio Marras e il risultato fu penoso.

Ora con Adidas si è creata quindi una maglia Centenario 2.0, quasi a mettere involontariamente una toppa su quella realizzazione, ma il pubblico ha colto questo? Dopo le prime impressioni bisogna ammettere che il messaggio non è passato e non solo per colpa del pubblico. Il Cagliari Calcio ha si optato per questa maglia fusion, ma ha comunque poi abbandonato ogni riferimento diretto col Centenario (per nulla menzionato e non presente il logo istituzionale che ha accompagnato le varie uscite a tema) e in generale la maglia paradossalmente risulta troppo moderna anche solo per pensarla come un mix tra le maglie storiche. Un effetto boomerang niente male. Ad aggravare questo paradosso c’è stata la presentazione da parte del club che inizialmente aveva presentato il kit come “il primo della storia con le maniche bianche”, ma al contrario qui la tifoseria si è accorta che invece assomigliava terribilmente alla maglia della stagione 1985-86 della presidenza Moi, quella nota sia per la C di Cagliari che si fondeva con un arciere nuragico stilizzato, sia per la sua particolare fama di maglia malaugurante (allora la squadra mediocre non aiutò, bisogna dirlo…), facendo quindi venire anche una discreta paura a più di qualche tifoso. Questa gaffe ha portato il Cagliari Calcio a correggere la nota stampa e ha marcato l’ennesima disattenzione per quanto riguarda la propria storia, quando essa si discosta dalle epopee più mainstream di Scudetto e Coppa UEFA.

Tale confusione sembra involontariamente riflettersi nella realizzazione della maglia da parte di Cagliari e Adidas. La fusione è veramente a freddo, le maniche bianche stonano tanto ma potrebbero essere anche tollerate per una stagione, rimanendo meno talebani nel giudizio, ma l’utilizzo di due tonalità di rosso, due tonalità di blu, la parte posteriore tutta rossa e dulcis in fundo i dettagli oro (già di per se di difficile collocazione in qualsiasi maglia da calcio) per le tre strisce e lo stemma creano un effetto arlecchino che mette in difficoltà anche i meno abitudinari frequentatori dei negozi di ottica. Andrà anche valutata la difficoltà di abbinamento alla Sardegna Arena con diverse squadre ospiti, rischiando di dover ricorrere ad un costante maquillage di calzoncini e calzettoni per trovare un colore dominante a padroni di casa e agli ospiti. Siamo quindi ben lontani dalla sufficienza. Unica nota positiva, dopo anni ritornano dei colori rossi e blu meno scuri e più vicini alla tradizione cagliaritana, in confronto alle tonalità usate da Kappa prima e Macron poi, le quali ormai stavano scendendo sempre di più in un burrone troppo dark per i canoni del club di Asseminello. Apprezzabile comunque anche la voglia di girare pagina, rispetto a Macron che con la maglia Home si stava un po’ incartando su se stessa, ma il giudizio finale è che forse si è girato pagina troppo violentemente, stracciando il foglio direttamente.

Le altre due maglie

Per quanto riguarda la maglia Away invece si casca più comodamente. Storicamente la maglia da trasferta, e così la terza maglia ancora da presentare, infatti richiedono meno rigidità nei giudizi e qualche estrosità è concessa, se equilibrata. La maglia bianca realizzata da Adidas riesce nell’intento di essere moderna con quella sua graziosa trama diagonale a spezzare la monotonia del bianco e senza “dare fastidio” agli sponsor, ancora una volta ben due e non di piccola dimensione, ma rimanendo comunque una maglia bianca del Cagliari riconoscibile nel tempo. L’appeal del brand, comunque ben accolto all’annuncio, e una maglia generalmente apprezzabile garantiranno un sicuro successo di vendite agli store. In attesa della terza maglia, che sarà per forza di cose di un colore decisamente più distinguibile dalle maglie home e away (se dobbiamo prevedere qualcosa, ripercorrendo a ritroso le third del Cagliari, da tempo manca una maglia gialla o azzurra acceso, ma non è da escludere una total black o una dorata che riprenda i dettagli della prima divisa), la partnership con Adidas è potenzialmente un grande accordo, ma esso non deve essere sperperato con scelte frettolose, poco convinte, confuse e soprattutto non coordinate tra le due parti. Il gusto personale dei tifosi e degli appassionati, ma anche i risultati della squadra (si ricordi il cambio di giudizio generale sull’ultima maglia verde militare…) determineranno più delle nostre parole l’opinione finale sugli elaborati. Al campo e alla cassa degli store, come sempre, l’ardua sentenza.

Francesco Aresu – Ivan Sarritzu

 
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