Cagliari in campo contro la Lazio | Foto Emanuele Perrone

Atalanta-Cagliari: perché per Di Francesco non è tutto da buttare

Prendere cinque gol difficilmente lascia segnali positivi, ma partendo dalle prestazioni viste in precedenza e considerando la caratura dell’avversario anche una sconfitta dalle ampie proporzioni può non essere tutta da buttare. Il Cagliari d’altronde è ancora incompleto, colpa da additare alla società e non a tecnico e giocatori, se poi ad affrontare i rossoblù è l’Atalanta – squadra più in forma della Serie A e con meccanismi oliati da tempo – gli alibi non sono da sottovalutare.

Opposte filosofie  – Contro la banda di Gasperini le soluzioni per cercare di raccogliere un risultato positivo sono due e opposte tra loro. La prima è chiudersi, cercare di non lasciare spazio ai famosi triangoli dell’allenatore nerazzurro e poi ripartire. Con fortuna e il massimo cinismo, attraverso un calcio attendista si può uscire indenni da Bergamo. La seconda, utilizzata nella gara di ieri da Di Francesco, è quella di provare a pressare alti, essere propositivi a costo di lasciare spazio alle proprie spalle. Per cercare di attenuare la forza dell’Atalanta l’allenatore rossoblù ha cambiato registro, in fase di non possesso infatti non più il suo classico 4-3-3 trasformabile in 4-5-1, ma piuttosto un 4-4-2 pronto a diventare a seconda delle situazioni un 4-2-3-1. Una modifica che ha permesso senza dubbio di bloccare le sfuriate dei quinti avversari, Gosens e Hateboer non sono stati letali come nelle prime due uscite, ma se sulle fasce il Cagliari è riuscito nell’intento, la classica coperta corta ha creato difficoltà in mezzo al campo. Da non sottovalutare poi la difesa alta, sorpresa quando la pressione è andata a vuoto e gli avversari si sono buttati nello spazio.

La virtù non sta nel mezzo – Visti gli esterni ben bloccati dalle coppie rossoblù, l’Atalanta ha così cercato di colpire per vie centrali. Tutti i gol degli uomini di Gasperini sono arrivati infatti da scambi in mezzo al campo con l’inserimento tra le linee a turno di Pasalic, Gomez e De Roon che hanno sfruttato spesso lo strapotere fisico di Zapata e la velocità in verticale di Muriel. Marin e Rog, spesso in inferiorità numerica, hanno patito oltremodo gli avversari, la condizione fisica ha fatto il resto. Al netto dell’errore di Godín sul primo gol – con Walukiewicz già alto in pressione il Faraone ha azzardato un’uscita dalla linea creando così il buco centrale – la prima mezz’ora ha visto un Cagliari abbastanza compatto e poco impegnato fino al pareggio proprio di Godín. L’ultimo quarto d’ora della prima frazione però ha mostrato due squadre a velocità completamente differenti, con la conseguenza di uno sfilacciamento in mezzo al campo che ha creato i presupposti per il 4 a 1 con cui si è andati al riposo. Il reparto che era il fiore all’occhiello sembra così essere quello con più difficoltà al momento, Rog rappresenta in tal senso la cartina di tornasole.

La reazione – Tra gli aspetti positivi senza dubbio quanto accaduto al ritorno in campo dopo l’intervallo. Sotto di tre gol il Cagliari non ha abbassato la guardia, anzi. Salvato da Cragno in tre occasioni, con il baratro vicino ha insistito portando avanti quando possibile anche gli esterni di difesa e proprio da un assist di Lykogiannis è arrivata la seconda rete con Joao Pedro. Passata la paura si sono visti netti miglioramenti nella fase di transizione offensiva, pochi i pericoli per Sportiello, ma tante le volte in cui i rossoblù sono arrivati nell’area avversaria mancando soltanto l’ultimo passaggio o, come nel caso di Simeone, non avendo il cinismo per battere il portiere nerazzurro. Rispetto alla gara contro il Sassuolo e a quella contro la Lazio è stata evidente la crescita, pur se alcune individualità hanno mostrato ancora gli stessi problemi delle prime due gare. Marin ha avuto un buon approccio fino all’assist per Godín per poi crollare sia fisicamente che mentalmente, Rog – non al 100% – è ancora il lontano parente del tuttocampista apprezzato la passata stagione. Nández ha messo il solito impegno, ma anche la solita confusione tattica, Sottil pur se unico in grado di cambiare davvero passo ha avuto dei vuoti mentali che a certi livelli non sono consentiti.

Mercato e pausa, occasioni da non perdere – In attesa dei regali che Di Francesco si aspetta dalle ultime ore di trattative, Nainggolan in testa, la pausa per le nazionali arriva nel momento giusto. Prendere ciò che di positivo si è visto a Bergamo e lavorare sempre di più sugli errori, oliare i meccanismi e sistemare una difesa che quando alzata fino a metà campo ha mostrato limiti nella copertura degli spazi. Questi i punti sui quali l’allenatore rossoblù dovrà insistere a prescindere dall’abito tattico che farà indossare alla squadra una volta capito chi avrà o meno in rosa. L’avversario al rientro sarà il Torino di Giampaolo, una squadra che vive le stesse difficoltà del Cagliari tra un nuovo allenatore e una rosa incompleta e da sistemare sul fil di sirena. L’occasione di dimostrare che l’aver giocato contro squadre che poco o nulla hanno cambiato è un alibi legittimo e non una scusante non può essere persa.

Matteo Zizola

 

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