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Cagliari, al posto sbagliato nel momento sbagliato: troppe scelte errate

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Chi ha denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti, che si potrebbe tradurre nel linguaggio calcistico in avere l’atteggiamento giusto contro la squadra sbagliata e viceversa. La sostanza è che se contro chi ti è superiore riesci bene o male a tenere botta può comunque arrivare una sconfitta, così come succede se di fronte a chi potresti battere giochi una partita dimessa.

Meglio di prima non basta
La situazione non dà spazio a bicchieri mezzo pieni. L’umore è ben descritto dalla classifica, quindi lascia davvero il tempo che trova essere soddisfatti dopo l’ennesima sconfitta, mentre l’avversario diretto vince e si porta a cinque lunghezze di vantaggio. Sanguini, sei a terra, ma alla fine hai retto fino alla decima ripresa. Cambia poco, è K.O., il dolore del colpo ricevuto è comunque dolore. Se il campionato desse altri riscontri forse sì, quel gol di Darmian che ha permesso all’Inter di battere il Cagliari avrebbe un sapore meno amaro. C’è il realismo, quello di un avversario alla undicesima vittoria su undici gare del girone di ritorno, che mai prima di oggi aveva dovuto attendere 77 minuti per segnare, la cui esultanza dopo il gol decisivo spiega più della parole digitate sulla tastiera. Il realismo di chi ha affrontato la squadra di Conte conscio dei loro punti di forza, provando sì a difendersi, ma senza buttare il pallone tanto per liberare la propria area e senza subire un assalto all’arma bianca. Il realismo però non basta, non ora, non più, se non per descrivere una partita singola. Un campionato infatti è come quel gioco della Settimana Enigmistica in cui si devono unire i puntini. La figura del Cagliari, a oggi, è una lettera B che il realismo non serve a cancellare, anzi.

Sempre da capo
Inutile girarci intorno, la Serie B è dietro l’angolo. Le cause sono molteplici, i responsabili ribaditi più volte. La squadra sembra dare il massimo, il problema resta che il massimo non è abbastanza. Non lo è perché qualunque mossa per migliorare la situazione apre un capitolo nuovo alla voce problemi. Lykogiannis, ad esempio, è stato messo da parte quasi a furor di popolo, però al suo posto si è dovuto adattare Nández con tutto ciò che ne consegue per il León e per la squadra tutta. La difesa regge, e ci mancherebbe pure con un atteggiamento da primo non prenderle, ma l’attacco latita, il peggiore del 2021. Il Cagliari non segna e prima e poi il gol lo prende pur con tutta l’attenzione del mondo. Non mancano poi le scelte che aprono dubbi enormi su ciò che è stato fino alla partita precedente. Perché la prestazione di Carboni, per fare un esempio, è un colpo al cuore di chi si chiedeva cosa avesse fatto di male il 2001 di Tonara per finire prima in Primavera, poi comunque in panchina. Zero minuti dal 20 dicembre scorso, novanta a San Siro quasi perfetti. Improvvisamente la settimana del rinnovo di contratto ecco che Carboni gioca titolare. A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca diceva Andreotti, con il Cagliari questo detto vale sempre più spesso.

Qualcosa non torna
Ora nel futuro prossimo c’è il Parma e chissà quali altre scelte arriveranno a sorprendere. Cerri contro il Verona, Carboni contro l’Inter, avanti il prossimo. Perché alla fine il tempo è galantuomo e i dubbi di alcune sparizioni prima o poi diventano segreti di Pulcinella. Nel frattempo il tabù del 4-3-2-1 o 4-3-1-2 continua imperterrito, come se ci fosse un incantesimo che facesse provare tutte le soluzioni all’allenatore di turno tranne quella che appare più logica. Lo stesso incantesimo che vede ogni tecnico rossoblù reagire ai cambi altrui piuttosto che imporre agli altri una reazione, come se prendere l’iniziativa fosse lesa maestà. Il Cagliari visto contro l’Inter è una squadra diversa da quella vista contro il Verona, verissimo, ma con la stessa solita linea di demarcazione netta tra il vorrei e il posso. Vittima dei propri condottieri, vittima delle proprie paure, vittima della propria inadeguatezza.

Sipario
Semplici insiste che tutto dipende dal Cagliari e non dalle avversarie, che sarebbe anche vero se non fosse che le avversarie sono distanti una vittoria e oltre. A maggior ragione se i rossoblù meritassero i complimenti che ricevono a ogni prepartita, in maniera ormai diventata stucchevole. Però, lo dicono i punti e lo dice il campo, il Cagliari è la squadra peggiore della Serie A al momento. Peggio del Crotone che, con tutti i propri limiti, almeno ci prova. Peggio del Parma, prossimo avversario nell’ennesima ultima spiaggia o finale a seconda di come si preferisce definire l’inganno. C’è poi quel silenzio societario che ormai non sorprende nemmeno più. Andare avanti ad annunci la linea di condotta, tanto poi la memoria è corta e tutto passa in convento. Nuovo giro, nuova corsa. Peccato che stavolta il bluff non stia pagando, con la Serie B a un passo ogni sparata sarebbe quantomeno ridicola. E allora forse è meglio il silenzio, ché di parole al vento ne sono state lanciate fin troppe. A meno che non si voglia continuare con le stesse dichiarazioni che sembrano lontane mesi e mesi e che invece sono invecchiate solo per via della loro vacuità. O se, davvero, si è pensato che un colpo di spugna potesse magicamente cambiare faccia a una situazione scientificamente creata con scelte cervellotiche. D’altronde chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane e, nel caso del Cagliari, sembra che vada bene così.

Matteo Zizola

 

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