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Cagliari, cercasi balentes per il miracolo salvezza

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“Quando sono arrivato mi avete definito un normalizzatore, ma ora preferisco diventare l’incazzatore di questo gruppo”. Durante l’ultima conferenza stampa prepartita, venerdì scorso, Leonardo Semplici ha usato queste parole per spiegare in modo spiccio, da buon toscano, quale dovrebbe essere il suo ruolo da qui alla fine della stagione.

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Peccato, però, che la prima uscita buona per indossare la nuova veste sia stata, ancora una volta, un flop. Non certo soltanto per colpe sue, sia chiaro, ma con l’Hellas Verona di Juric è arrivata la sconfitta numero 31 nelle ultime 52 partite di Serie A per il Cagliari, come già scritto nelle scorse ore. Numeri da brivido per una squadra che dalla famosa gara contro la Lazio del 16 dicembre 2019 ha spento la luce, per riaccenderla davvero in rare occasioni. È ovvio, il peso di Semplici in questa statistica è praticamente ininfluente, ma è un dato che dopo le prime tre gare con l’ex Spal in panchina in cui i rossoblù incamerarono 7 punti su 9 a disposizione, nelle ultime tre siano arrivate altrettante sconfitte. La prima contro la peggior Juventus degli ultimi dieci anni, le altre due contro Spezia e Hellas Verona, sfide da vincere a tutti i costi e terminate invece con recriminazioni a iosa per come sono maturate.

Balentía, una virtù sconosciuta

La verità è che il Cagliari visto sabato pomeriggio alla Sardegna Arena è sembrato soltanto l’ombra scontornata di un gruppo che dovrebbe lottare alla morte per mantenere quel bene primario – sportivamente parlando, s’intende – chiamato Serie A: sia per salvare la faccia a una rosa formata da capitani di nazionali, elementi con esperienza internazionale e prospetti in grado di diventare top player, sia per evitare l’onta della retrocessione in Serie B (la seconda del post Cellino) proprio dopo aver celebrato i primi cento anni di storia. Sabato pomeriggio il Verona di Juric non ha certo dovuto sudare le proverbiali sette camicie per portare via l’intera posta dalla Sardegna Arena. Tre punti che sarebbero stati un uovo di pasqua di platino per Joao Pedro e soci, specie dopo il derby di Torino in cui la squadra di Nicola ha strappato con merito un punto alla Juventus. Nessuno ha visto la rabbia chiesta alla vigilia da Semplici, quella balentía sportiva che dovrebbe essere la base per una squadra che deve rialzarsi dopo un ruolino di marcia disastroso fatto di 22 punti, frutto di 5 vittorie, 7 pareggi e l’enormità di 17 sconfitte. L’anno disgraziato dell’ultima retrocessione tra i cadetti (2014-15) dopo la 29^ giornata la classifica recitava: terzultimo posto a 21 punti con 4 vittorie, 9 pareggi e 16 sconfitte. Dati purtroppo molto simili a quelli di oggi, con Semplici chiamato a un autentico miracolo: all’epoca fu Gianluca Festa – uno che di balentía se ne intende – a tentare l’impresa, con 8 gare a disposizione in cui i rossoblù misero insieme 13 punti, grazie a 4 vittorie, un pareggio e 3 sconfitte.

Già esaurito l’effetto normalizzatore?

Analizzando le prime sei partite della gestione Semplici, appare sempre più chiaro come l’effetto normalizzatore del tecnico toscano sia finito dopo troppo poco tempo. Purtroppo per i rossoblù, che ora inseguono il Torino quartultimo, che li guarda dall’alto di due punti in più in classifica e una gara da recuperare contro la Lazio, dove è facile prevedere che Belotti e compagni daranno l’anima, vista la rivalità con i biancocelesti acuita dalle note vicende legate al Covid. La grinta messa in campo dai granata nel derby torinese dovrebbe essere presa a esempio dai ragazzi di Semplici, che vivono un momento di totale mancanza di serenità a tutti i livelli. Ai risultati deludenti si è poi aggiunta, nelle ultime ore, la tegola della positività di Alessio Cragno, emersa dall’ultimo giro di tamponi, dopo il vero e proprio focolaio scoppiato tra gli azzurri di Mancini. Ennesimo indizio di una stagione disastrosa, insomma, con la buona sorte che quando ha potuto scegliere se premiare o punire il club di Giulini, ha sempre preferito la seconda opzione, agevolata da decisioni e scelte non sempre felici a livello di gestione del progetto rossoblù.

Cambiare outfit disperatamente

I numeri non dicono tutto nel calcio, ma aiutano a spiegare meglio alcune situazioni: solo il Crotone fanalino di coda ha subito più sconfitte dei rossoblù di Semplici (22 contro 17), che contro le big hanno fin qui fatto zero punti. Come noto, le gare da giocare da qui alla fine della stagione sono nove, ma tra queste ci sono anche le sfide a Inter, Milan, Napoli e Roma. Non esattamente un percorso semplice, anzi. A Nainggolan e soci servirà invertire subito la rotta, lottando contro un morale sempre più a terra e con un ambiente che ormai vede avvicinarsi sempre più l’incubo chiamato Serie B. È necessario un cambio d’abito, con urgenza: Semplici ha detto di voler essere l’incazzatore del suo gruppo di calciatori, che però ha sempre meno tempo a disposizione per fare il miracolo. Servono coraggio, spregiudicatezza e cattiveria: da qui alla fine i rossoblù si trasformino in novelli balentes. Stavolta, però, non c’è spazio per musica o stereotipi da cinema. Bisogna fare risultati, alla svelta.

Francesco Aresu

 

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