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Zito Luvumbo | Foto Valerio Spano

Cagliari, dalle attese ai giudizi: diamo tempo a Luvumbo

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Gli assenti hanno sempre torto dicevano i latini, absens heres non erit. Nel calcio è un proverbio sempre valido, anche se spesso ribaltato. Gli assenti, infatti, possono avere anche ragione.

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Vengo anch’io, no tu no – È una tradizione ormai consolidata nel mondo del pallone: chi non gioca potrebbe essere la panacea di tutti i mali, chi invece scende in campo è inspiegabilmente davanti nelle gerarchie. Ruoli che si ribaltano quando le scelte dell’allenatore di turno diventano diametralmente opposte alle aspettative. Lo stesso accade con acquisti e cessioni, in un’altalena umorale infinita. Gli allenatori non sono però devoti al masochismo e, tranne alcuni rari casi, spesso e volentieri nonostante i cambi in panchina la maggior parte delle scelte restano immutate. Perché, in fondo, il campo e gli allenamenti non mentono.

Velo rimosso – Il mistero intorno a Zito Luvumbo è sciolto, l’udienza è tolta, le sentenze sommarie emesse. L’attaccante angolano classe 2002 è finalmente sceso in campo, Agostini ha fatto partire quel percorso citato da Di Francesco e che prevede un passaggio – più o meno lungo – attraverso la Primavera rossoblù. Luvumbo ha mezzi, atletici e tecnici, ma il calcio europeo dei grandi è un’altra faccenda. Per il salto non bastano i video e le speranza, servono dedizione e una fase di apprendimento tattico, mentale e anche culturale. Un’altra dimensione, dall’alimentazione agli allenamenti, un fisico da curare diversamente e richieste del campo da seguire.

Primi passi – La pazienza deve essere la stella polare per un ragazzo che è, appunto, ancora un ragazzo. Ci sono i giocatori che esplodono presto e quelli che hanno bisogno di più tempo. Ci sono aspettative non richieste che possono schiacciare. Luvumbo è a suo modo una star, in Angola lo è sicuramente come dimostra l’assalto social dei connazionali. Non solo, ma anche la Nike crede nelle sue potenzialità, che ci sono e sono evidenti. Non basta però solo saper dribblare o dare del tu al pallone, è necessario anche imparare che il calcio è un gioco di squadra. E le prime uscite con la Primavera hanno detto che il lavoro da fare su questo punto è tanto.

Mentalità – Ora Luvumbo ha davanti a sé l’opportunità di decidere che strada prendere, se quella della fretta o quella della pazienza. La prima è un percorso solitario come le azioni tentate in questi primi esordi con il gruppo di Agostini. La seconda è a ostacoli, quelli dell’apprendimento e della pazienza, dell’ascolto e dell’umiltà anche, se non soprattutto, con la palla tra i piedi.
Zito Luvumbo ha un Paese che lo segue e corre forse più di lui, oltre dei nuovi tifosi che troppo presto ne hanno chiesto l’utilizzo con i grandi. Tempo al tempo, perché gli assenti possono avere sia torto che ragione, ma sarà solo il futuro a dare la risposta.

Matteo Zizola

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