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Cagliari e Barella: da idolo a bersaglio social

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Chi lo ha visto prendere il volo fin da piccolissimo nei vari campi e campetti di Cagliari lo ha capito quasi subito. Quel ragazzo ha qualcosa di speciale, un fuoco che ti prende l’occhio. Un po’ come quando in autunno alzi lo sguardo dal Bastione Santa Croce e ti perdi nel ballo sincopato degli uccelli che giocano a perdersi e mutarsi tra il rosa del cielo al tramonto e i profili dei tetti di Stampace e le navi del Porto.

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Barella ha un vento dentro. E quel vento è tutto sardo. Puro maestrale votato a tempesta. Chi è nato, cresciuto o ha frequentato abbastanza a lungo questa terra ha imparato a riconoscerlo. Poche parole, maniche sempre alzate e pronte a lavorare ma anche una grande ambizione personale. Perché io sono io, e magari non voglio stare a ricordarvelo ogni giorno sui social, ma se voglio una cosa me la prendo e se provi a mettere un piede sulla mia testa finisci a sedere per aria. Una logica che fa parte del Dna della maggior parte di noi che sentono dentro l’erosione del mare sulla nostra isola. Barella è cresciuto nel Cagliari, ha dato tutto per il Cagliari fino a quando è stato un giocatore rossoblù. Grazie al Cagliari ha preso il volo definitivo verso una big del calcio italiano e un posto fisso e da protagonista in Nazionale e nelle coppe europee (capitolo quest’ultimo non troppo felice in nerazzurro). Lo ha fatto da protagonista, da ragazzo con un sogno, da calciatore che ama la sua terra ma che vuole prendersi giustamente tutto quello che gli spetta. Tutto quello che ha costruito, come gli hanno insegnato in Sardegna, con il sudore più che con le parole.

Per questo Barella non si merita questa rivolta social che lo sta colpendo dopo la vittoria dell’Inter alla Sardegna Arena, e dopo il suo gol che ha dato il via alla rimonta del gruppo di Conte nel 3-1 finale. Barella ha esultato dice qualcuno. Non è vero. Barella ha alzato la mano quasi in segno di scusa, dopo aver fatto una rete di pregevolissima fattura (come si diceva in radio). Non ha voluto nemmeno l’abbraccio dei compagni. Barella ha usato frasi di circostanza dicono gli altri. Verissimo, lo ha fatto. Così come fanno tutti, da allenatori e calciatori, in un modo del pallone esposto 24 ore su 24 alle tv e ai media e che deve ricercare quasi ossessivamente l’apparenza perfetta. Ma, chi scrive, crede che sia stato anche sincero quando ha dichiarato di essere dispiaciuto per il gol al Cagliari. Barella ha giocato sporco con Rog dicono altri. Anche questa una bugia. Lo stesso croato ha detto a fine partita che è stata una bella sfida e che si è divertito. I due non hanno tirato indietro mai la gamba, ma sempre giocando corretto. E a dirla tutta senza mai esagerare in proteste e pantomime dopo un fallo. Cosa rara nel calcio televisivo che cerca sempre di prendere in fallo il minimo errore dell’avversario. Barella e Rog si sono inseguiti e “sgranocchiati” durante la partita ma poi tutto è finito con un cinque. Come dovrebbe essere.

Cagliari non si merita giocatori come Barella. Lo ripetono in tanti in questo pomeriggio. Probabilmente sforzandosi di non pescare dalla memoria le tante gare da migliore in campo in rossoblù per il centrocampista ora all’Inter. Ma soprattutto senza considerare che dalla vendita di Barella il Cagliari ha costruito una squadra con Rog, Nandez, Nainggolan, Simeone e Olsen. Un Cagliari capace di sognare l’anno scorso fino a dicembre anche l’Europa. Ad avercene giocatori come Barella: leali e professionali. Ma soprattutto forti. Giocatori da valorizzare e poi magari vendere sul mercato per costruire una squadra via via sempre più importante. Forse sarà poco romantico, ma questo è il calcio moderno. E capovolgendo il punto di vista: per quanto tempo il Cagliari si sarebbe permesso il lusso di dire di no a delle offerte per Barella, anche se lui avesse chiesto di rimanere a vita?

Roberto Pinna

 
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