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Tommaso Giulini | Foto Sandro Giordano

Cagliari, è davvero necessario ripartire da zero?

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Nei momenti di crisi è normale che si rincorrano voci incontrollate. Colpi di spugna, stravolgimenti, qualche notizia un po’ originale che, parafrasando De Andrè, come una freccia dall’arco scocca e vola veloce di bocca in bocca fino a farsi verità.

Progetto – Nel calcio, e a Cagliari più che altrove, la parola progetto ha assunto con il tempo un significato vuoto. Lasciando da parte gli anni precedenti all’arrivo di Giulini, da quando il presidente rossoblù è salito in sella alla società nessun allenatore ha raggiunto i due anni di panchina nella massima serie. Il solo Rastelli, anche se con poca convinzione, è riuscito a tenere salda la sua posizione poco oltre le due stagioni, ma pur sempre con un anno di B incluso. L’arrivo di Di Francesco la scorsa estate ha aperto le porte a un nuovo progetto che dopo pochi mesi inizia a traballare. Non si è trattato soltanto di un cambio di guida tecnica, ma anche di filosofia dell’intera struttura. Allenatore manager si disse a inizio agosto, pieni poteri per il tecnico coadiuvato da un direttore sportivo giovane e cresciuto in casa come Pierluigi Carta. Il tutto, ovviamente, con la supervisione del patron Tommaso Giulini, vero deus ex machina della nuova veste del Cagliari che prometteva divertimento e risultati migliori del recente passato.

Orizzonte  – Che Pierluigi Carta non sia il classico direttore sportivo d’esperienza e navigato lo dicono i fatti, ma addossare a lui tutte le responsabilità dell’attuale fallimento sportivo sarebbe un gioco troppo facile e ingeneroso. Un po’ come in ogni azienda, quando si corre un rischio è chi ha deciso di correrlo che dovrebbe essere giudicato in caso di risultati non corrispondenti alle aspettative. Il presidente Giulini, qualora decidesse di mettere da parte Carta, sconfesserebbe principalmente se stesso più che il direttore sportivo. È pur vero che, non potendo cambiare l’intero parco giocatori e tantomeno auto-sostituirsi, non restano che tre strade da intraprendere. La prima è quella di cambiare guida tecnica, ma tra uno stipendio non da poco e uno staff importante l’esborso economico sarebbe troppo elevato per uscire indenni dalla scelta. La seconda è appunto mettere da parte il direttore sportivo e chiamare un nuovo dirigente più navigato e con l’esperienza per risolvere una situazione difficile. In sostanza un po’ come accadde con Marcello Carli nell’aprile del 2018 quando la classifica parlava di un Cagliari con più di un piede in Serie B. La terza e ultima è affidarsi a chi c’è già, lasciare tutto esattamente com’è e serrare le fila per uscire insieme dalla crisi.

Il mercato procede a rilento, le cessioni tardano e con esse gli acquisti sempre più necessari soprattutto in mezzo al campo. Cambiare direttore sportivo o guida tecnica potrebbe dare un’accelerata? La risposta non c’è e la si potrebbe trovare soltanto con il senno di un poi ancora da scrivere. Resta la sensazione che il presidente Giulini difficilmente sconfesserà se stesso. L’ombra del grande ex rimpianto da una parte della piazza – Stefano Capozucca – è apparsa su Cagliari nelle ultime ore attraverso le parole di Sportitalia, ma pur se mai dire mai è un detto più che valido soprattutto nel calcio, un colpo di teatro di questo tipo servirebbe più che altro a spostare l’attenzione dalle proprie responsabilità.

Matteo Zizola 

 

Al bar dello sport

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