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Cagliari e mercato: i nodi vengono al pettine

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“Un bilancio di questo mercato? Assolutamente positivo, anche se abbiamo una rosa numerosa e questo potrebbe creare difficoltà. Ci sono degli esuberi perché volevamo avere circa 25 giocatori e invece siamo 31 (ora 29, ndr), ma sono arrivati giocatori importanti come Godin e quindi siamo contenti”. 

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Così parlò Pierluigi Carta lo scorso 8 ottobre nella sala stampa della Sardegna Arena, durante la presentazione di Ounas, ultimo acquisto rossoblù nella finestra estiva di mercato, arrivato a risollevare il morale dopo la cocente delusione per la mancata chiusura con l’Inter dell’affare Nainggolan. A posteriori, dopo più di tre mesi e 17 giornate di campionato, è probabilmente arrivato il momento di giudicare quantomeno avventate quelle parole. In quel momento il Cagliari aveva disputato le prime tre gare di campionato, cogliendo il pareggio a Sassuolo (1-1) e le sconfitte contro Lazio (0-2) e Atalanta (5-2). Era ancora presto per poter capire che direzione avrebbe preso la squadra rossoblù, ma fu un filotto decisivo nei ragionamenti di Eusebio Di Francesco che, come ben noto, decise di abiurare il tanto amato 4-3-3 per restituire alla causa un calciatore come Joao Pedro, vero e unico faro di questa prima parte di stagione rossoblù. Un periodo, quello, che fece addirittura pensare – anche a chi scrive, lo confesso – che una rosa lunga potesse essere una risorsa in una eventuale ripartenza dei contagi da Covid, come poi puntualmente accaduto. Invece, come si è visto negli scorsi mesi, il virus ha riscosso pesantemente il suo tributo, colpendo diversi leader del gruppo rossoblù: Godin, Simeone, Nandez, Pereiro, Ounas. E poi, ancora, Klavan, Aresti, Cabras e Carboni. Assenze pesantissime per il Cagliari, che hanno certamente inciso sul rendimento in campo, mettendo a nudo i grossi limiti della rosa di Di Francesco. Fino all’infortunio di Rog (stagione finita per lui), vera disdetta per il tecnico abruzzese: il ko patito dall’ex Napoli è stato l’ennesima botta al morale di una squadra che in campionato non vince dallo scorso 7 novembre, con il 2-0 inflitto alla Sampdoria. Esuberi che hanno dato conforto soltanto sul piano numerico, ma non qualitativo. 

Esuberi: scelte economiche, non certo tecniche

“Poche cessioni? È una difficoltà che hanno avuto tutti i club, i pezzi pregiati ce li siamo tenuti e non ci strappiamo i capelli. La rosa è folta perché non ci siamo voluti privare di giocatori regalandoli”. 

Torniamo alle parole di Carta dello scorso ottobre, perché sul discorso cessioni è necessario aprire una parentesi non da poco. Nella sessione estiva il Cagliari ha rinunciato a diversi giocatori: alcuni di peso, altri meno. Ma è evidente che una delle discriminanti – se non LA discriminante – è da ritrovare ancora una volta nelle parole di Carta, ripetute in più occasioni: “È un mercato strano, atipico. Sulle uscite può succedere di tutto, da qui a fine mercato può uscire chiunque”, disse a metà settembre. Nessun incedibile, chiunque porti offerte valide può lasciare Cagliari. Un discorso valido a settembre-ottobre, così come ora a gennaio, che lascia intendere come la ratio per le cessioni non sia da ricercare sul piano tecnico ma su quello economico. Quindi, volendo forzare il ragionamento, non importa che un calciatore sia centrale, utile o marginale per il progetto tattico di Di Francesco: se arrivano i denari giusti, adiosu. In questa logica si può capire la rinuncia a Ionita, andato (giustamente) a fare il titolare a Benevento, dopo un’annata da poco più che comprimario. Un milioncino di euro arrivato dalle Streghe, stipendio per il 2020-21 risparmiato, così come un eventuale braccio di ferro per il rinnovo: tre validi motivi per avallare la cessione. Lungi da noi fare le vedove del moldavo o ancor meno di Cigarini, però risulta evidente come gli effetti delle scelte fatte in sede di cessione si siano poi ripercossi sulle opzioni tattiche di DiFra, come l’avere solo 4 centrocampisti a disposizione, aspetto che rende pressoché obbligato l’uso di una mediana a 2. Che, siamo certi, avrebbe volentieri contato sulla quantità del buon Artur in questa fase complicata di stagione. Sull’altro fronte, c’è chi non ha invece “portato offerte” ed è rimasto, con il suo stipendio a gravare sulle casse del club. Non chiedeteci di fare nomi, ognuno può farli per conto suo. 

Cosa serve a questo Cagliari?

“La prossima finestra di mercato è tra soli due mesi e ci sarà tempo per rivalutare la rosa. Sappiamo che questa rosa va completata: manca un terzino destro e non ci nascondiamo. Ogni decisione verrà presa con il mister sia in entrata che in uscita. Lo ha detto più volte il mister e lo dico anche io ma devono entrare solo giocatori funzionali al progetto”.

Un concetto, quello espresso da Carta a margine della presentazione di Ounas, poi ribadito da Giulini nelle varie interviste rilasciate ultimamente. Cos’è funzionale a questo Cagliari? Per quanto visto nelle partite recenti (e non solo), sicuramente almeno due centrocampisti – visto che, dopo Pinna, dovrebbe salutare anche Oliva – per tornare al 4-3-2-1, non a caso il modulo che lo scorso anno permise al Cagliari di Maran di volare per la prima parte della stagione, così da permettere a Nainggolan di tornare a fare la differenza come in passato. Cosa serve, dunque, in entrata? Una mezzala capace di fare filtro, così da sostituire Rog e un tuttofare, possibilmente con abilità anche in fase di regia per far rifiatare Marin. Poi un terzino destro, come detto dal diesse rossoblù a ottobre, con caratteristiche più difensive rispetto a Zappa (la cui spinta a Firenze è mancata) che, come anche gli altri giovani in rosa, è un patrimonio da proteggere – non alla maniera di Gattuso, eh – con ogni mezzo. E, soprattutto, cedere gli esuberi, anche se la sensazione è che sarà un’impresa ancor più ardua che a ottobre. Perché, al di là di proclami e dichiarazioni, ora più che mai contano i fatti: altro che mercato positivo, i problemi degli ultimi mesi hanno sconfessato quanto detto a ottobre, con risultati e prestazioni a dir poco deludenti che fin qui hanno dimostrato una verità. Ossia che i nodi, prima o poi, vengono sempre al pettine. Si dia fiducia a Di Francesco, ma che sia vera fiducia e non di circostanza. Non fosse altro per evitare di sconfessare, per l’ennesima volta, i programmi (e le belle parole) di inizio stagione. Chiarezza, serve chiarezza. Per il bene di tutti.

Francesco Aresu

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