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Di Francesco, Giulini e Carta

Cagliari, Giulini e Di Francesco: gli equivoci di un progetto che non c’è più

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Una rosa di livello che a prescindere dalle mancanze non dovrebbe essere dove dice la classifica. Una situazione figlia di errori di tutti, anche di chi avvalla le decisioni e non solo di allenatore e direttore sportivo.

Così parlo il presidente – Tommaso Giulini ha aspettato prima di esporsi, dopo la sconfitta di Genova l’antipasto e durante la presentazione di Rugani e Asamoah il piatto forte. La conferma di Di Francesco arrivata a sorpresa davanti alla tv, i puntini sulle i messi di fronte ai giornalisti cogliendo l’occasione dei nuovi arrivati da mostrare alla stampa. Il Cagliari è una squadra che ha dei punti deboli, lo dice il campionato, ma che con la rosa messa a disposizione di Di Francesco non dovrebbe navigare nelle cattive acque attuali. Il presidente rossoblù dunque non solo conferma, ma rilancia. Anche nel mercato di gennaio “è stato fatto il possibile”, ipse dixit, e ora la palla passa ai giocatori e al tecnico. La salvezza è la priorità sportiva e soprattutto economica, gli errori del recente passato vanno messi da parte e si devono trovare le forze per uscire da una situazione complicata.

Errore principe – Chi sia il responsabile non è dato saperlo, il rimbalzo delle colpe una costante quando si tocca il tema. Razvan Marin non è semplicemente il simbolo degli equivoci in sede di costruzione della squadra, ma è l’Equivoco con la e maiuscola. Puntare il dito contro il classe ’96 ex Ajax un esercizio di stile fin troppo semplice, il problema è a monte e anche oggi Giulini lo ha confermato. Lo dicevano i dati, lo dicevano le caratteristiche e la storia del giocatore. “E poi c’è stato l’equivoco di Marin, preso per fare il play ma che ha fatto fatica e invece sta dimostrando di essere ottimo come mezzala”. Il presidente rossoblù è arrivato dove da tempo tanti lo aspettavano, a quella conclusione che porta a un errore di valutazione fatto a settembre e pagato in tutti questi mesi. Chi ha scelto Marin? Chi ha deciso di dargli le chiavi del centrocampo? Perché, nonostante la verità ormai consolidata di aver sbagliato, anche a gennaio non si è messa una pezza sulla questione regista?

I due ritorni – La risposta alle domande appena poste esiste e non esiste. Difficile sapere chi ha scelto Marin come playmaker, se Di Francesco con cui condivide il procuratore, se la società, se entrambi di concerto. L’acquisto una scelta nemmeno sbagliata a priori, ma sicuramente errata nel momento in cui non si sono capite le qualità del giocatore e come sfruttarlo appieno. Eppure Giulini una risposta la dà, unendo in un nome il responso ai dubbi. Radja Nainggolan, il ninja che sarebbe dovuto arrivare a ottobre e che alla fine è arrivato soltanto a gennaio. Era lui il regista designato fin da subito, fin da quel 4-3-3 poi messo da parte, nonostante la passata stagione avesse dimostrato di essere un ottimo incursore sulla trequarti. La risposta era dunque nel belga, non in Pulgar, tantomeno in Schone. Nainggolan avrebbe dovuto prendere possesso della squadra sia mentalmente che nel gioco, chiavi in mano e guidare la macchina di Di Francesco. A ottobre come a gennaio. Se il Ninja non è a disposizione o dovesse servire un’alternativa ecco Alessandro Deiola, un mediano di filtro più che di costruzione. È qui la risposta di Giulini al tema regista, è qui che si riannodano tutti i fili di una squadra costruita nella speranza di mettere Nainggolan al centro, speranza prima svanita e poi diventata reale con il mercato di gennaio.

Lazio, Atalanta e poi due scontri diretti di fila contro Torino e Crotone. La zona rossa come compagna di viaggio, le possibilità di fare punti sulla carta che non contano più di fronte alla necessità di portare a casa il risultato qualunque sia l’avversario. Il tutto da ottenere con una rosa che, parola di Giulini, è ridicolo vedere negli ultimi tre posti. In sostanza tocca a Di Francesco e tocca ai giocatori, veri artefici della situazione attuale e responsabili assoluti della svolta da ottenere quanto prima.

Matteo Zizola

 

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