Cagliari, sai come fanno in Olanda?

Il Cagliari cerca un sentiero per uscire dalla crisi: l’ispirazione può arrivare dall’Olanda.

Maran e la panchina che scricchiola (eufemismo), giocatori fisicamente e mentalmente scarichi, la presa di posizione di Carli. Nessuna novità, cambiare l’ordine degli addendi non ha cambiato il risultato di una stagione per ora simile a quella passata. I tifosi per vedere calcio si affidano alla televisione, al ritorno della Champions League in settimana, la sofferenza rossoblù da scacciare con il telecomando.

Già, la coppa dalle grandi orecchie, quella velatamente nominata dal presidente Giulini come sogno per il centenario. Era il 2014, cinque anni dopo il Cagliari in Champions League non è nemmeno una chimera, ma un semplice boomerang che torna al lanciatore di dichiarazioni roboanti.

Proprio martedì il pubblico normalmente rossoblù è rimasto ammaliato dalla partita giocata dall’Ajax di fronte al Real Madrid: giovani, freschi, sfacciati, calciatori che sembravano portare sulle spalle le dichiarazioni pre-estive di Carli, quando parlava del futuro allenatore del Cagliari ancora da scegliere.

Dietro quella prestazione, però, c’è tutta una filosofia, la cultura orange del rispetto del pallone inteso come oggetto, del rispetto del pubblico oltre ogni tatticismo, oltre l’essere schiavi del risultato senza se e senza ma. Ecco, proprio la filosofia olandese dovrebbe fare da spunto per la società rossoblù, presidente in testa.

Scottato dall’esperienza Zeman, Giulini ha sterzato sul “mitico 4312” (parole sue) per ritrovare certezze e non patire più retrocessioni amare. Il pragmatismo contro il gioco, come se le due cose fossero antagoniste e impossibili da unire. Invece il rispetto verso la palla dovrebbe essere sacro, da lì passa il rispetto verso il pubblico pagante che vorrebbe vedere uno spettacolo. Giocatori che danno del tu alla sfera prima di soldatini tatticamente disciplinati e impeccabili scolaretti del rombo. Costruire dal basso, dalle giovanili, lasciando da parte inutili lezioni da Coverciano e mettendo il pallone al centro del discorso.

Fantasia, libertà, sfrontatezza tipiche della cultura olandese, ché con l’apatia e la ricerca del punticino sì ti salvi, ma non diverti, e se non diverti lo stadio inizia a svuotarsi. Il marketing è importante, ma è ancora più importante quello del gioco, al contrario oltre a perdere pubblico si perdono soldi, leggasi valutazioni dei calciatori che scendono e plusvalenze praticamente assenti. Guardare alla cultura olandese, ma anche volgere gli occhi a Bergamo e Sassuolo: perché si può fare calcio anche alle nostre latitutidini e di conseguenza far crescere le casse societarie. Se piaci, anche i tuoi giocatori inizieranno a piacere. Chiedere a Gasp e Percassi, chiedere a Campedelli e il suo Chievo post miracolo: trovate le differenze.

Matteo Zizola

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