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Cagliari, il pagellone della stagione: attaccanti e allenatori

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La sconfitta contro il Genoa alla Sardegna Arena scrive la parola fine su una stagione dai due volti per il Cagliari. Le valutazioni dei singoli su quanto accaduto nel campionato 2020-2021 non possono prescindere da questa doppia faccia della medaglia rossoblù. Pochi a salvarsi davvero tra i giocatori agli ordini prima di Di Francesco e poi di Semplici. Di seguito vi proponiamo il nostro pagellone stagionale, con una doverosa premessa. Ogni valutazione considera l’importanza anche dei singoli momenti, come ad esempio quelle di Pereiro e Cerri, il rapporto aspettative e prestazioni sul campo, come ad esempio nel caso di Godín, e non può non tenere conto della stagione nella sua interezza. Non si può infatti dimenticare che il Cagliari era stato costruito per ben altri risultati che un posto appena sopra la zona rossa.

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Attaccanti

Pavoletti 7: dimmi di che gol hai bisogno e io te li farò. Questo il motto di Pavoloso da Livorno, tenuto in congelatore da Di Francesco e tirato fuori al momento del bisogno da Semplici. Pochi gol, ma tutti pesanti come quello di Crotone che rilancia la squadra e se stesso, o ancora quelli contro Parma e soprattutto Benevento. È uomo spogliatoio certificato dalle altrui parole, passato da incomodo a perno del gruppo con il cambio di allenatore. Il doppio infortunio alle spalle, pur se con poche reti anche questa salvezza porta il suo nome come quelle di due e tre stagioni or sono. (33 presenze, media Centotrentuno 5,94)

Cerri 6,5: il gigante buono ha cancellato le critiche con un gol, un solo e unico gol ma pesante, pesantissimo. Dove eravamo rimasti? Alla testata in acrobazia contro la Sampdoria, ultima gioia maraniana. Da quel momento Ferrara, il ritorno, gli ingressi a gara in corso positivi e le partite da titolare sempre fallite. Poi, all’improvviso, contro la squadra della sua città, come un anno e oltre prima, sale sulla cattedra a forma di cielo e mette alle spalle di Sepe quello che gli almanacchi ricorderanno come il vero gol della salvezza e del miracolo, un nuovo colpo di testa come quello di Conti contro il Napoli del 2008. (24 presenze, media Centotrentuno 5,78)

Simeone 4,5: ve lo ricordate quel centravanti che sembrava poter mettere in rete ogni pallone che arrivava in area? Bene, si è fermato a Bologna e da lì non è più tornato. Dopo quella rete al Dall’Ara una sola altra firma inutile contro la Juventus, tanta, tantissima panchina, quanta le parole spese mese dopo mese per rimarcare il suo desiderio di giocare altrove. Se si deve trovare la vera delusione di questa stagione, soprattutto guardando alle aspettative create nella prima parte, il suo nome è in cima alla lista. L’ultima apparizione in corsa contro il Genoa l’esempio dei suoi mesi di difficoltà da centravanti praticamente invisibile.(33 presenze, media Centotrentuno 5,32)

Joao Pedro 7,5: si dice che fare una bella stagione sia difficile, ma che ripetersi lo sia ancora di più. Prova superata ampiamente per il numero dieci e capitano rossoblù che a prescindere da chi siede in panchina non smette di segnare e sognare. Il primo verbo parla di tanti gol, molti dei quali pesanti, sempre con una continuità che ne conferma la maturazione completa. Il secondo verbo parla di una maglia verdeoro che meriterebbe, non fosse altro perché è da tempo il miglior brasiliano per numeri dei top 5 campionati europei. La sua idea è quella di diventare bandiera del Cagliari, di certo la squadra non può fare a meno di lui, un tempo discusso per la sua indolenza e i suoi alti e bassi e ormai punto fermo senza se e senza ma.(37 presenze, media Centotrentuno 5,89)

Sottil 5,5: tanto è stato un punto di forza da esterno invertito nel 4-2-3-1 quanto è crollato con il passaggio alla difesa a tre. La sua stagione è una parabola il cui apice è nella prestazione contro l’Inter condita dal gol del vantaggio, per poi intraprendere una discesa fino alla disattenzione sul pareggio del Sassuolo. Poi ecco l’infortunio che lo ha messo fuori causa prima dell’apparizione all’ultima giornata. Tornerà a Firenze? Chissà, resta la sensazione di un incompiuto pronto a esplodere e rimasto invece al palo.(21 presenze, media Centotrentuno 5,75)

Pereiro 6,5: vero, in generale può apparire eccessivo un voto sopra la sufficienze andando a vedere tutte le partite del Tonga. Però non si può dimenticare che la svolta salvezza porta il suo nome. Quei 3 minuti contro il Parma resteranno incisi nella storia di questa stagione, il gol con sinistro a giro e l’assist per Cerri le chiavi di volta che hanno cambiato il destino della squadra. La sfortuna porta il suo nome, appena pronto a spiccare il volo ecco il Covid a tarpargli le ali. La speranza è che il prossimo possa essere il suo anno, se lo merita se non altro per aver creato i presupposti della permanenza in Serie A.(15 presenze, media Centotrentuno 5,39)

Ounas 5: entra in campo a Bologna e dà l’idea di poter diventare l’uomo che spacca le partite. La sua esperienza a Cagliari finisce però in quel quarto d’ora, perché poi tra egoismo, giocate individuali e un carattere complicato non incide più fino a lasciare la Sardegna in direzione Crotone non senza polemica. Arrivato sul finale del mercato estivo al posto di Nainggolan, è una delle delusioni maggiori della stagione rossoblù.(7 presenze, media Centotrentuno 5,70)

Despodov SV: pochissimi minuti contro la Lazio e poi nuovo prestito in Bulgaria. La sua stagione verrà ricordata soltanto per la causa relativa agli stipendi non pagati, ma questa è un’altra storia.(1 presenza, media Centotrentuno SV)

Allenatori

Di Francesco 4,5: si deve partire dal presupposto che non tutte le colpe del fallimento personale siano sue. In fondo se decidi di puntare su di lui fai una scelta precisa che deve avere seguito sul mercato. Non solo, il suo successore ha svelato l’esistenza di gruppetti nello spogliatoio e va da sé che questo possa significare un remare contro di una parte della squadra. È pur vero che se esistono i gruppetti qualcosa li ha pur creati e il condottiero non può che esserne responsabile. Aggiungiamoci gli equivoci tattici, dal 4-3-3 al 4-2-3-1 fino alla difesa a tre finale, senza dimenticare quelli individuali come il Marin regista o il Pavoletti fuori a prescindere. In sostanza, dunque, gli alibi esistono ma non possono cancellare le colpe. Poi c’è la sfortuna, perché il gol del Sassuolo al 95′ è l’opposto di quello di Cerri contro il Parma, ma il campo difficilmente mente e quei pochissimi punti raccolti sono lì a ricordarlo. (23 panchine, media Centotrentuno 5,48)

Semplici 7: ha costruito su macerie un’illusione iniziale, rendendosi ben presto conto che prima di tirare su la casa c’era da sistemare le fondamenta. Dopo la prima scossa, infatti, sono arrivate le sconfitte e i nuovi problemi, ma è lì che il dottore toscano ha saputo trovare la cura. Andare avanti per la propria strada, mettere i giocatori di fronte alle loro responsabilità, fare da padre di quelli accondiscendenti ma anche burbero dentro le sacre mura dello spogliatoio. Carota e bastone, bastone e carota, ma sarebbe limitativo dargli meriti solo per l’aspetto mentale. Perché ci sono Carboni e Deiola, rilanciati al momento giusto e protagonisti della rimonta, c’è l’aver capito i propri errori e quindi essere in grado di modificare e modificarsi, c’è la posizione di Marin, c’è il rilancio di Pavoletti, c’è l’uso quasi totale della rosa che rende (quasi) tutti importanti e nessuno indispensabile. Conferma o no, futuro in Sardegna o meno, la storia calcistica rossoblù lo ricorderà come l’uomo dell’impresa salvezza anno 2021. E non è poco. Anche se la chiusura lascia un po’ di amaro in bocca, resta comunque il risultato della permanenza in Serie A. (15 panchine, media Centotrentuno 6,17)

Matteo Zizola

 
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