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Cagliari, la caccia al capro espiatorio per non prendersi le colpe

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La continua ricerca del capro espiatorio è arrivata al capolinea. A Cagliari dopo il 4-0 subito contro l’Udinese alla Unipol Domus si ha la netta sensazione di aver toccato il fondo più fondo possibile. È rottura totale tra la dirigenza e parte dello spogliatoio, ma anche tra la tifoseria e la presidenza. E questo dovrebbe fare preoccupare ancora di più.

Momento
Il post “Scusateci” pubblicato dal club rossoblù e parte del pubblico che dal 60′ della sfida all’Udinese ha iniziato ad abbandonare lo stadio sono il segnale di un punto forse di non ritorno ormai raggiunto e superato. Salvarsi in Serie A in questo contesto generale sembra difficilissimo. Il gioco del dito puntato per nascondere le proprie colpe è arrivato all’harakiri totale. Spaccare lo spogliatoio e mettere alla porta diversi calciatori – “Alcuni non sono degni di indossare la maglia del Cagliari. Dobbiamo vergognarci” le parole testuali di Capozucca nel post gara – la nuova strategia rossoblù pensata per non dover puntare quel dito contro se stessi.

Capro espiatorio
La caccia continua al capro espiatorio dura ormai da tre anni in casa rossoblù. E coincide con le difficoltà principali in classifica. Il primo a ricevere il dito contro fu Rolando Maran – “allenatore svuotato e incapace di dare quella scossa necessaria alla squadra” come da parole del patron Giulini il giorno della presentazione di Walter Zenga. Anche lui presentato come l’uomo dal carattere giusto per lo spogliatoio, ma di fatto considerato un traghettatore e giubilato in diretta TV all’ultima di campionato post lockdown. Poi fu il turno del progetto da teatro (Doglio) con Di Francesco, ma anche quello divenne una “storia d’amore mai nata”. In questo caso il dito non fu puntato solo contro il tecnico ma anche sulla sfortuna degli infortuni, sugli episodi, sul calcio post Covid e sui calciatori “Se si retrocede, resteranno in B anche tutti i giocatori”, disse Giulini rinnovando la fiducia in diretta TV Di Francesco). Alla fine la barca è stata portata in salvo da Semplici, uno mandato via alla terza giornata di questa Serie A con oggettivamente molte meno brutte figure sul groppone di quelle fatte di recente dai rossoblù in campo. Ma la figura del tecnico toscano scaldava poco i cuori dirigenziali, e lo strappo imminente da effettuare alla prima difficoltà era chiaro già dall’estate. Per la dirigenza ora è il turno dei calciatori. Anche perché ricambiare tecnico, con rispettivo ingaggio e staff, e arrivare a tre contratti in panchina in cinque mesi di campionato non è scelta da fare a cuore leggero a livello economico. Prima lo scontro in ritiro tra il presidente Giulini e i giocatori, a poche ore dalla sfida all’Atalanta. E ora il duro attacco di Capozucca. Una polveriera rossoblù. Curioso anche capire come si muoverà sul mercato una società che deve vendere per forza per fare una rivoluzione e che al di là delle belle frasi di circostanza non può permettersi di mettere fuori rosa ingaggi superiori ai tre milioni come se nulla fosse. Specie quando in un contesto “normale” si è già faticato e non poco a vendere i pezzi pregiati della cristalleria Cagliari. Insomma, il dito è stato puntato. E capiamoci, che la squadra a tratti sia stata imbarazzante in stagione in campo non lo vuole nascondere nessuno. Però viene da chiedersi di chi sia stata la scelta di un ingaggio faraonico e a lunga scadenza per un Godin, di un Caceres arrivato senza preparazione e da svincolato, o di uno Strootman. E la lista potrebbe proseguire. Insomma, il nuovo capro espiatorio è stato trovato ma il re è nudo e mai come questa volta le scuse e le accuse sembrano fuori contesto per una realtà che nonostante una continua crisi fatica a fare autocritica. Basterà ancora una volta nascondere la polvere sotto il tappeto e non guardare ai propri errori per salvarsi?

Roberto Pinna

Al bar dello sport

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