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Cagliari, l’Atalanta è un modello così lontano…

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Atalanta-Parma 5-0, Juventus-Cagliari 4-0. L’ottimo momento dei bergamaschi e il periodo no dei sardi ha permesso all’iniziale equilibrio del campionato di tornare al suo ordine.

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Nella prima parte di stagione i rossoblù, infatti, avevano battuto la squadra di Gasperini, superandola poi anche in classifica. Dopo le ultime uscite a vuoto della banda Maran però i nerazzurri hanno nuovamente staccato i rossoblù. E la domanda che in città iniziava a circolare già a fine dello scorso campionato è tornata di moda: cosa manca al Cagliari per seguire il modello Atalanta?

Principessa tra le regine: Diciamo subito che negli ultimi campionati l’Atalanta è la squadra ammirata da diverse tifoserie italiane per la capacità di confermarsi con un proprio progetto nelle zone alte della classifica. Prima l’Europa League, poi la Champions League e in mezzo anche la finale di Coppa Italia. I bergamaschi sono diventati un punto di riferimento in A per la capacità di strappare l’egemonia nelle coppe alle solite “grandi”. Atalanta punto di riferimento per i tifosi ma un po’ meno per i dirigenti rossoblù. A Cagliari un progetto in stile Atalanta sembrerebbe irreplicabile stando alle parole dei protagonisti. In estate Giulini ha dichiarato di volersi ispirare più al modello Sampdoria (riuscire a restare per tanti anni in Serie A con delle salvezze tranquille?), e nell’ultima conferenza stampa il direttore sportivo Carli ha confermato come non sia possibile pensare sempre al modello Atalanta per ipotizzare a una linea di crescita.

Le parole di Carli: Quando ha parlato di Atalanta Carli ha citato i grandi investimenti fatti dalla squadra bergamasca, anche a fronte delle cessioni, e ha rimarcato sul fatto che comunque i nerazzurri quest’anno (vista anche la Champions) abbiano solo un giocatore cresciuto in casa tra le rotazioni dei titolari: Barrow. Vero, va anche detto però che il Cagliari non riesce a fare meglio avendo usato in campionato Deiola, Pinna e Ragatzu tra gli uomini del vivaio. Il primo è in vendita, il secondo è partito in prestito fino a fine stagione a Empoli(con diritto di riscatto per i toscani e di controriscatto per i sardi) e solo Ragatzu è riuscito a fare bene quando chiamato in causa, ma per valore sul mercato non può essere paragonato a un giovane come Barrow.

Il confronto Cagliari-Atalanta: Va sottolineato in questo discorso comunque come l’Atalanta per arrivare in Europa abbia venduto i suoi migliori giovani nel corso degli ultimi 2-3 anni. Giocatori cresciuti in casa o valorizzati nelle ultime categorie del settore giovanile, come con Kulusevski, Bastoni, Kessié, Conti, Gagliardini o Caldara. Per citare alcuni dei più famosi. In altri casi invece, come con Cristante, la società è stata brava a valorizzare giocatori ancora giovani ma in cerca di riscatto. In questo senso il Cagliari negli ultimi anni ha fatto un mercato opposto. Carli ha giustificato questo fatto sottolineando come i rossoblù partivano da una rosa comunque con un’età media alta e quindi con un valore di mercato al ribasso nelle logiche del calcio moderno. Ovvio, è più facile fare cassa con una serie di giovani che con un 4-5 giocatori vicini o sopra i trent’anni, specie se sono nomi che si devono rilanciare dopo alcune stagioni a vuoto. Il Cagliari ha provato ad attuare questa strategia in estate grazie alla vendita del giovane più interessante in rosa: Barella. Per un 22enne andato via sono arrivati tre 24enni Nandez, Rog e Simeone. Anche se Nahitan è sbarcato in Sardegna a 23 anni.

Il futuro: Il Cagliari ha dunque avuto in casa la dimostrazione di come per poter sognare una stagione da coppe internazionali bisogna vendere al miglior offerente i propri giovani. Un giochino non semplice comunque per i rossoblù che restano tra le prime cinque formazioni più vecchie di questa Serie A con un’età media superiore ai 28 anni. Non sempre dire che l’Atalanta, al momento, ha una possibilità economica maggiore rispetto ai sardi può essere una giustificazione. Se prendiamo in considerazione il bilancio tra spese ed entrate del mercato 2019-20 ad oggi, infatti, il Cagliari è in rosso di quasi 27 milioni mentre l’Atalanta è in attivo di poco meno di 65 milioni. Nonostante questo nel mercato estivo i rossoblù con 40 milioni di investimenti hanno speso di più dei bergamaschi che avevano anche la Champions (31,70, dati Transfermarkt). Il discorso non cambia se consideriamo il monte ingaggi. Nel 2019-20 il Cagliari va a spendere 43 milioni, l’Atalanta 34 e persino l’anno scorso i rossoblù con un monte ingaggi pari a 29 milioni spendevano più dei bergamaschi 27 (dati Sky Sport). Questi dati sottolineano come per il Cagliari, a livello economico, seguire un modello Atalanta non sia impossibile, anzi. Certo la rosa delle due formazioni condiziona pesantemente il progetto ma il Cagliari non sembra voler fare il passo verso la strategia europea dei nerazzurri. Pensiamo per esempio al fatto che il terzino di proprietà più giovane, Pinna, non sia riuscito a fare presenze dopo l’esordio, e ora sia finito in prestito per crescere. Ma anche al fatto che Maran è andato a Torino con soli tre attaccanti in lista (Joao, Simeone, Cerri) senza aggregare un Primavera, magari uno dei più esperti come Gagliano. Una partita in Serie A, anche sul 4-0, può aiutare la valorizzazione di un proprio giovane nelle logiche del mercato di oggi. Insomma, in estate i rossoblù hanno fatto lo sforzo richiesto dai tifosi per sognare in grande nella stagione del centenario, ma forse per lottare per un posto in Europa e per sedersi stabilmente al tavolo delle migliori serve credere davvero che il modello Atalanta a Cagliari sia meno lontano di quanto si pensi.

Roberto Pinna

 

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