Meno parole, più fatti

La nostra opinione dopo l’intervista di Marcello Carli in casa Cagliari.

Un momento complicato, per usare un eufemismo. Dalla classifica al gioco, passando per facce e parole. Si, l’aspetto comunicativo. Proprio in quel Cagliari che, pur sempre zoppicante dal 2014 ad oggi, è stato spesso incensato per la capacità nel vendere e vendersi. Eppure è proprio in queste parentesi di crisi sportiva, non certo insolite nell’era Giulini, che emergono tutte le ammaccature.

Si comincia con quello che esce dal campo e dallo spogliatoio. Da Rolando Maran, nocchiero sempre più fragile e spaesato, al presidente, non certo penetrante nei suoi concetti. Hai voglia a parlare di “segnali positivi” e “aggrapparsi a quanto di buono è stato fatto”. Perché poi il tifoso vede le partite, vede la realtà, un po’ come i cittadini che vivono il quotidiano poco confortante mentre alla tv ascoltano l’ennesima notizia che parla di “inversione di tendenza”.

Del resto, cosa ti aspetti da una squadra alla quale il padrone chiede “tre punti nelle prossime tre gare”? Come dire, “ora il Parma per vincere di riffa o di raffa e far finta che tutto vada bene”. E poi ci sono i biglietti in regalo, la chiamata alle armi dei tifosi, quando fino a due settimane prima costava parecchio anche un posto in Curva contro l’Empoli. Per dire che, già era un atto di fede qualche settimana fa, figuriamoci ora…

Ma comunicazione vuol dire tutto, nel mondo (e nel calcio) di oggi. Comunicazione era anche quella del direttore sportivo, Marcello Carli, quando si parlava di scelta del nuovo allenatore che avrebbe dovuto ereditare la scia di una miracolosa salvezza. “Emozionare i tifosi, proporre finalmente un calcio audace”.

C’è da aggiungere altro? Magari un nuovo capitolo, a quattro giorni dal match della verità. Quello rappresentato dalla “carta Carli”. Possiamo definirla così, quella strigliata (stavolta per iscritto) chiara e colorita, nel pieno stile dell’uomo toscano col toscano. Eppure rischia di apparire come segno di ultima spiaggia. Per tutti, oltre che per Maran, mai “toccato” da Carli nell’ultima intervista ma “rafforzato” da Passetti poche ore prima. E’ un momento dove le parole lasciano il tempo che trovano, assieme all’appello ai tifosi. Che non hanno mai tradito, in termini numerici e sonori, e che ci saranno anche sabato, un po’ per fede e un po’ perché costa talmente poco che un sabato pomeriggio allo stadio fa sempre piacere viverlo. Parole che rischiano di risultare vuote, senza una prestazione seria e propositiva di un Cagliari che avrà tantissima pressione, non potrà sbagliare nulla, sperando di avere anche un po’ di fortuna. Perché di partite ne mancano ancora tante, l’inerzia è negativa, e un avvio di gara in salita con errori, timore e passività non sarebbe digerito dall’esigente platea.

Fabio Frongia