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Eusebio Di Francesco | Foto Cagliari Calcio

Cagliari-Napoli, per Di Francesco è l’ora della svolta

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Cambiare rotta insieme, cancellare un 2020 che ha lasciato l’amaro in bocca e ripartire da zero. L’arrivo di Radja Nainggolan vuole essere la chiave per un Cagliari di lotta e riscossa, che sappia trovare la via per allontanare le paure di una classifica non positiva e rilanciarsi.

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Vedi il Napoli e poi… – La prima gara dell’anno nuovo vedrà i rossoblù alle prese con il Napoli. Nella storia del Cagliari di Giulini la tradizione non è dalla parte degli uomini di Di Francesco, cinque precedenti casalinghi con cinque sconfitte, zero gol fatti e quindici subiti. La peggior sfida possibile per una squadra come quella rossoblù che cerca di uscire da una crisi di vittorie ormai lunga quasi due mesi, da quel 7 novembre giorno dei tre punti raccolti in casa di fronte alla Sampdoria. Per Di Francesco sarà anche l’occasione per evitare di avvicinarsi a un record negativo non piacevole. In caso di sconfitta contro i partenopei, infatti, il tecnico abruzzese arriverebbe a quota 7 nelle prime 15 giornate. Solo Ballardini e Ventura gli resterebbero davanti con 8 da quando esistono i tre punti per vittoria. Le statistiche esistono anche per essere smentite, ma aggiungere negativo a negativo non sarebbe un buon viatico per il nuovo anno.

L’ora della svolta – Non si può negare che Di Francesco abbia non pochi alibi. La media attuale, un punto a partita, è da salvezza risicata nella migliore delle ipotesi e va da sé non un bottino sufficiente, a maggior ragione per una squadra con l’ottavo monte ingaggi della Serie A. È pur vero che la stagione attuale non è esattamente normale, tra un precampionato praticamente inesistente, tante partite che non permettono di allenarsi con continuità e di infondere concetti tattici alla squadra. Il tutto dopo che si è dato un colpo di spugna al passato, sia dal punto di vista tattico sia da quello degli uomini. Di Francesco ha sicuramente bisogno di tempo e pazienza, ma entrambi non sono infiniti e il campionato corre senza considerare tutti questi fattori. Non è nemmeno un caso che nel confronto numerico tra questo e lo scorso campionato in testa alla classifica negativa ci siano nell’ordine proprio il Cagliari, la Juventus e il Torino, tre delle poche squadre che hanno cambiato guida tecnica dal 2019 al 2020.

L’arrivo del leader – Di Francesco lo ha detto e ridetto in questi primi mesi in Sardegna. Il suo Cagliari manca – o mancava – di un leader in campo. Il passato è d’obbligo, perché il desiderio primario che rispondeva al nome di Radja Nainggolan è finalmente arrivato, fa già parte del gruppo e nonostante mancherà contro il Napoli può iniziare a incidere mentalmente con la sua presenza negli allenamenti. L’assenza di Rog è una brutta gatta da pelare, la società avrà il compito di cancellare ogni alibi nelle prossime settimane di mercato, ma l’arrivo del Ninja è sempre stato definito come necessario per sollevare un gruppo che manca di quel quid di mentalità che possa far fare il salto di qualità. Le prime 14 giornate dunque possono essere legittimamente considerate come una sorta di precampionato, di lavoro sul campo per infondere i propri principi ai giocatori, per trovare cosa correggere e dove insistere. Nainggolan rappresenta il completamento del puzzle e allo stesso tempo cancella ogni alibi.

D’altronde tra serio e faceto l’obiettivo dichiarato da Giulini è quello di fare meglio della passata stagione e a oggi il saldo è ampiamente negativo. Il tempo per recuperare non manca, la rosa ha nelle proprie corde una posizione di classifica superiore all’attuale, la salvezza tranquilla non può essere che il minimo sindacale. Il Cagliari non ha – chissà – le qualità per ambire a un posto europeo, ma non è lesa maestà sostenere che con il ritorno di Radja Nainggolan la parte sinistra della classifica, o almeno lottare per raggiungerla, non è un’utopia. Anche perché un conto è vedere squadre più attrezzate davanti ai rossoblù, un altro, con tutto il rispetto, vedere compagini come il Benevento e il Verona con rispettivamente 4 e 6 punti più del Cagliari e un monte ingaggi lontanissimo da quello di Godín e compagni.

Matteo Zizola

 
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