Eusebio Di Francesco in panchina | Foto Emanuele Perrone

Cagliari, ora la patata bollente tocca a Di Francesco

“Mancano pochissimi giorni, siamo 30-31 giocatori e oggettivamente siamo troppi sia per gli allenamenti che per le casse della società. Non ci siamo solo noi in questa situazione, vediamo se riusciamo a fare qualche uscita. Questa è una situazione che ci preoccupa”.

Così si esprimeva Tommaso Giulini durante l’evento di presentazione di Diego Godin alla Sardegna Arena, lo scorso 30 settembre. Soltanto a guardare la faccia del pres (termine assai in voga tra i numeri uno dello sport italiano) era facile cogliere la preoccupazione per la rosa extralarge consegnata a Di Francesco: tanti, troppi gli esuberi rimasti nel mazzo del tecnico. Ed è questa, al di là del mancato arrivo di Radja Nainggolan, la vera sconfitta della dirigenza rossoblù in questo mese abbondante di mercato. Una conclusione di campagna acquisti-cessioni che aumenta, ora, le responsabilità in capo all’ex mister di Roma e Sampdoria, che dovrà essere bravo a a saper gestire – specie a livello umorale – una rosa tanto allargata.

Una difesa pantagruelica

La difesa era il reparto da rinforzare maggiormente e, almeno numericamente, gli elementi richiesti sono arrivati: mancavano due terzini di ruolo e un centrale di esperienza. Sono giunti Zappa e Tripaldelli, insieme alla ciliegina Godin e non si può certo dare addosso alla società per aver puntato su un senatore di sicuro affidamento, benché con 34 primavere sulle spalle e su due giovani di cui si dice un gran bene e che, nelle sapienti mani di Di Francesco, potrebbero davvero esplodere con il giusto mix di impegno e pazienza. Ma è chiaro che avere 6 difensori centrali sia un lusso che poche società possono permettersi (forse l’Atalanta), specialmente se non giocano su più di due fronti. Ferma restando la coppia titolare Godin-Walukiewicz, tra panchina e tribuna siederanno, a turno, i vari Klavan, Pisacane, Carboni e Ceppitelli: in pratica una potenziale polveriera, con quattro ultratrentenni e due giovanissimi a contendersi due maglie. Che sarà per esempio di Carboncino, promosso titolare da Walter Zenga, dopo le grandi aspettative solo in parte intaccate dalle due espulsioni nelle poche presenze fin qui accumulate? Finirà nuovamente a ingrossare le fila della Primavera di Agostini, finora incappata in due sconfitte su tre gare e con 7 gol subiti, quando non sarà scelto per la panchina? E passiamo oltre relativamente alla batteria di esterni, altri 6: non vorremmo essere Di Francesco, insomma.

Centrocampo: da fiore all’occhiello a coperta corta

Doveva essere la settimana del grande ritorno di Radja Nainggolan e del passaggio di Ladinetti all’Inter. Tutti, compreso chi scrive, era convinto che alla fine il buonsenso avrebbe vinto sulle schermaglie tra rossoblù e nerazzurri. Niente da fare, invece: il Ninja resta a disposizione di Antonio Conte, mentre il play di Sanluri – che, stando alle parole di Giulini a inizio agosto, fu il primo nome fatto da Di Francesco durante le trattative per diventare il tecnico del Cagliari – è finito, tanto per cambiare, a Olbia dall’ex demiurgo della Primavera Max Canzi. Così il vero acquisto nel reparto, al di là dell’arrivo del rumeno Marin, è la permanenza di Nandez e Rog. Ma alle loro spalle? Il deserto, o quasi: del reparto stellare dell’anno scorso resta il solo Oliva, mentre sono arrivati Caligara (all’ennesima occasione da non sciupare) e il corso Tramoni, classe 2000, che non ha fatto male all’esordio contro l’Atalanta. Fino al mistero Bradaric, che sarebbe dovuto tornare a Cagliari soltanto di passaggio e che, invece, dovrà essere reintegrato per dare sostanza a un centrocampo che, tolti i titolari, sembra carente in materia.

Rebus attacco: tra (finti) esterni e scommesse

Davanti è arrivato Ounas sul filo di lana e meno male, verrebbe da dire. L’attacco è il reparto con maggiori incognite del gruppo allenato da Di Francesco, con un tridente che risulta essere più indigesto di una peperonata a cena. Ecco perché l’arrivo del franco-algerino potrebbe togliere tante spine dai fianchi di DiFra, sia sul piano tattico che su quello realizzativo: se l’ex Napoli riuscisse da subito a entrare in sintonia con i dettami del tecnico abruzzese, l’attacco del Cagliari potrebbe davvero voltare pagina in positivo. Sebbene, così come per la difesa, numericamente il reparto sia sovraffollato: ci sono anche il desaparecido Pereiro, ancora in attesa del pieno recupero e della consacrazione con la maglia rossoblù, la scommessa angolana Zito Luvumbo (e chi l’ha visto, finora?) e Cerri, protagonista suo malgrado (maledetto Covid-19) di una fine estate non certo da ricordare.

Caro mister, dimentichi Radja (per ora)

Alla fine della fiera, come dicevamo in precedenza, chi ora ha il compito più arduo è – e lo è sempre stato, forse – mister Eusebio Di Francesco. Aveva chiesto rinforzi, a più riprese dopo ogni amichevole, dopo le prime gare di campionato, perfino domenica dopo la grandinata di gol subita a Bergamo. Radja non è arrivato, ma ora non si può tornare indietro, non si cambia fino a gennaio: questo è il Cagliari che gli è stato consegnato, a lui la responsabilità di tirarne fuori il meglio. Non sarà certo un compito facile, ma probabilmente DiFra lo sapeva già dal suo arrivo a Cagliari. Obiettivo primario dare un’identità a una squadra che finora ha dimostrato di non riuscire ancora a riprendersi da un 2020 complicato, con poche luci (le vittorie estive di Zenga contro le torinesi) e tante, tantissime ombre. La sosta di due settimane dovrà essere l’occasione per DiFra di lavorare senza l’assillo del match domenicale, alla ricerca dei giusti meccanismi di gioco. Una cosa è certa, però: servirà pazienza, e tanta per non rischiare di rendere vana una scelta coraggiosa come quella fatta a inizio agosto, scegliendo un tecnico che, con il tempo giusto a disposizione, potrebbe gettare le basi per un nuovo ciclo in rossoblù. Con o senza Radja Nainggolan, quantomeno per ora.

Francesco Aresu

 

AL BAR DELLO SPORT

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