Rolando Maran

Cagliari, quella svolta promessa e disattesa

L’analisi dopo la sconfitta interna dei rossoblù contro il Napoli, che ha dato un duro colpo alle ambizioni europee degli uomini di Maran.

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Il Cagliari sconfitto ieri alla Sardegna Arena è lontano parente della compagine che dopo i tredici risultati utili consecutivi si era issata in zona Champions League a inizio dicembre. Agli uomini di Maran in questo momento sembra mancare tutto: il gioco, i punti, la condizione atletica, il carattere. Una squadra che ha potuto vivere di rendita grazie a un girone d’andata sopra le righe e che in questo 2020, anno del centenario, è entrata in un tunnel fatto di alibi e ricerca di fattori esterni: infortuni, rumors sul caso Pavoletti, fino allo stucchevole richiamo del recupero con la Lazio ormai lontano due mesi. La gara contro il Napoli è stata il riassunto perfetto delle difficoltà del Cagliari e del suo condottiero Rolando Maran a partire dall’atteggiamento tattico speculativo, volto a contrastare l’avversario più che ad attaccarlo: Gattuso ha giocato in attesa e i rossoblù, senza idee, non hanno saputo azzannare le paure altrui.

LE FALLE DALLA CINTOLA IN SU

Quando mancano le seconde palle, quando il pallino del gioco viene lasciato a Cigarini e compagni, quando gli spazi si chiudono e giocare in ripartenza non è possibile ecco che vengono fuori tutti i limiti di una squadra che va alla ricerca più dei punti che del comando della gara. Fin dalle scelte iniziali, uomini e disposizione, è stato chiaro quanto la “paura di sé stessi” fosse padrona dei rossoblù: nessuna modifica al solito canovaccio del 4-3-2-1, la soluzione Pisacane adattato come terzino, i cambi sempre come reazione e non come azione, i desaparecidos nelle rotazioni. La mossa Pereiro, obbligata più dalle assenze che fatta con convinzione, ha dato al Cagliari un’arma sfruttata a metà, con un giocatore apparso in grado di mettere in campo la giocata, ma costretto allo stesso tempo in un tatticismo che gli ha chiesto una corsa lontana dalla sua condizione e dalle sue caratteristiche: l’adattare gli uomini allo schema e non viceversa è uno dei problemi storici del maranismo, fin dai tempi dell’assenza di Castro nella passata stagione.

CAMBI E SCELTE CERVELLOTICHE

Poi la scelta di Pisacane terzino, come non si vedeva dai tempi di Rastelli – peraltro costretto da infortuni che non diedero alternative – con Mattiello apparso in ripresa a Genova nuovamente relegato in panchina, figlia come altre di un mercato di gennaio inspiegabile, nel quale si è deciso di insistere sui terzini già in rosa senza però che il tecnico dia l’impressione di seguire la stessa linea. Cigarini, in calo verticale, simbolo di una squadra compassata e senza idee con passaggi orizzontali, manovra lenta e luce spenta, mentre Oliva continua a osservare dalla panchina una regia non di certo da Oscar nonostante con lui in campo siano arrivati, sempre, risultati e prestazioni. L’insistenza sulla vecchia guardia, i giovani lasciati a guardare o fatti partire, a meno che gli infortuni non costringano a lasciare da parte le paure. I cambi cervellotici, spesso in ritardo e altrettanto spesso fatti di scelte conservative, affidandosi al caso e senza che quasi mai portino la necessaria scossa. Contro i partenopei, assieme a Oliva, è rimasto in panchina Ragatzu, ormai lontano dal campo dal gol di Sassuolo, mentre Maran gli preferiva non solo Paloschi, ma perfino un Birsa messo largo a destra in un improbabile 4-2-4 senza regista.

HELLAS ULTIMA SPIAGGIA PER L’EUROPA?

Per reagire servirà ben altro: i rientri di Nainggolan, Rog e Ceppitelli non potranno da soli smuovere una squadra apparsa da tempo svuotata e senz’anima, ma soprattutto priva di idee che possano sorprendere avversari ormai consapevoli dei limiti (tanti) e delle forze (poche) di un Cagliari sempre più uguale a se stesso. Maran, più che aggrapparsi all’eccesso di aspettative o ad altri fattori esterni è chiamato a trovare soluzioni tattiche e mentali per dimostrare di avere ancora in mano il gruppo: il Verona, squadra che rappresenta tutto ciò che il Cagliari era e non è più, sarà il banco di prova perfetto per avere queste risposte.

Matteo Zizola

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