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Cagliari, questo Nainggolan ti serve davvero?

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Come quando hai quel ricordo nel cassetto della memoria, un oggetto che da bambino ti faceva andare su di giri. Sono passati anni, ma vorresti riaverlo con te. Aspetti il momento buono e finalmente lo hai nuovamente tra le mani, ma improvvisamente non è esattamente quello delle sensazioni che ti davano i tuoi ricordi, anzi, alla fine è quasi una delusione come tutte quelle cose dalle grandi aspettative lontane dalla realtà.

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Grandi battaglie, grandi decisioni – Inutile girarci intorno, metaforicamente quell’oggetto ha un nome e un cognome. Radja il primo, Nainggolan il secondo. Contro la Sampdoria la prima avvisaglia nonostante un gol a cancellare una prestazione anonima, contro la Juventus la conferma, contro lo Spezia una sorta di sentenza. Può essere visto come lesa maestà, ma il Cagliari che vede da vicino l’inferno e ne sente il non piacevole calore non può permettersi ulteriori passi falsi. Il ko del Picco non ha messo in luce un Ninja in grado di trascinare i suoi fuori dalle acque mosse delle ultime gare. Anzi, forse dal suo ritorno a gennaio ha, più che aiutato, paradossalmente messo in difficoltà le scelte dell’allenatore. Cragno più Nainggolan più altri nove, questo il destino di Di Francesco prima e Semplici poi. L’uomo venuto in estate dall’Abruzzo ha fatto del belga indonesiano il proprio oggetto del desiderio fin da subito: la causa dei suoi mali risiede, chissà, nel mancato arrivo a inizio ottobre. Leonardo Semplici da Firenze, invece, si è ritrovato in squadra colui che il predecessore ha avuto in colpevole ritardo. E ne sarà stato certamente felice, dato che sulla carta Nainggolan è un valore aggiunto per qualunque compagine che lotta per la salvezza. A ottobre sicuramente, ma a gennaio – soprattutto dopo mesi di lontananza dal campo e con una condizione fisica deficitaria – vale lo stesso?

Società e realtà – Tommaso Giulini, legittimamente, non se la sentì di investire forti somme per il Ninja. Ormai è tardi cantava Vasco Rossi, non si torna, quanta nostalgia. Già, perché l’arrivo di Nainggolan nel mercato invernale è stato certamente tardivo e caricato di troppe aspettative. La panacea di tutti i mali, il salvatore della patria, il figliol prodigo che torna a casa e salva tutto e tutti portato in trionfo dalla città intera. Questo il sogno, questo quanto in tanti si sono immaginati una volta che da Milano il Ninja è tornato in Sardegna. “Tanto ci pensa Radja”. Ma la realtà è ben diversa e un uomo, da solo, per quanto sia un top player, può poco se il contorno non gira. Se poi sulle sue spalle ci sono fin troppe responsabilità – con le gambe che non vanno come un tempo – allora può perfino essere un rischio affidarsi al cavallo sbagliato. Nainggolan sarebbe dovuto arrivare a ottobre, non essendo andato a buon fine il tentativo forse sarebbe stato il caso di rimandare il tutto all’estate successiva. La voglia di aiutare un gruppo in difficoltà è stata la faccia buona della medaglia, ma quella meno felice parla di un eccesso di generosità che il Cagliari (e la sua classifica) non può permettersi di aspettare, nemmeno se si parla del figliol prodigo.

Decisioni forti – Alzi la mano chi pensava che Nainggolan sarebbe potuto essere elemento di discussione. Eppure la realtà difficilmente mente: al netto dell’affetto per un giocatore che ha dato tanto e probabilmente potrà dare ancora tanto in futuro. Perché il Ninja, in questo momento, è un giocatore che va sfruttato in un altro modo. Certamente come leader carismatico, sicuramente come sprone mentale dentro spogliatoio, ma in campo è difficile passarla liscia se il fisico non risponde alle consuete aspettative di lotta e sostanza. Una scivolata delle sue a partita ora, con un Cagliari terzultimo a un passo dal baratro, non basta più: davanti, nelle squadre avversarie, ci sono ragazzi agguerriti che corrono il doppio e che non si spaventano poi come un tempo di fronte ai grandi nomi. Oggi, guardando alle condizioni della squadra, non sarebbe lesa maestà pensare a un Nainggolan che entra in campo in corso d’opera e lascia il suo posto a centrocampo a Nahitan Nández, mentre Zappa si accomoda sulla fascia destra. È il momento, ancora più di prima, di mettere al primo posto il gruppo, senza mettere in difficoltà Semplici. Magari facendo un passo di lato, facendo da comandante della truppa anche senza dover per forza giocare novanta minuti a partita.

Il Cagliari ha bisogno di gambe e di tutte le forze a disposizione, Nainggolan ha due settimane per tornare a regime e far sì che le parole di Conte sul suo conto non fossero altro che un cattivo – e sbagliato – presagio. Al contrario il Ninja non può e non deve essere un intoccabile, perché lui in primis sa bene che la permanenza in Serie A vale più di qualsiasi singolo giocatore e dei ricordi di chi eravamo e non siamo più e chissà se saremo ancora. Anche perché un Nainggolan che entra a gara in corso dà ulteriori soluzioni che ora mancano, oltre a riportare in mezzo al campo un giocatore che di certo alla voce gamba non ha difetti, anzi, qual è Nández. Toccherà a Semplici decidere e al numero 4 rossoblù leggersi dentro. Il Verona la prossima battaglia: la guerra non è ancora persa, ma per vincerla servirà mettere a posto ogni dettaglio. Piccolo o grande che sia, o che si chiami Radja Nainggolan.

Matteo Zizola

 
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