Un'istantanea di Cagliari-Torino

Cagliari, se ti fermi sei perduto

Un anno fa il Cagliari dava l’addio a Nicolò Barella con la cessione all’Inter, lasciando così partire il giocatore più importante della rosa e mettendo le basi per un mercato scintillante soprattutto in mezzo al campo.

L’anno del centenario era alle porte, il Covid nemmeno lontanamente immaginabile, tanta la voglia di regalare all’ambiente una stagione da protagonisti dopo l’ennesimo campionato di lotta per la salvezza: Giulini ha reinvestito la scorsa estate i proventi della cessione di Barella portando in Sardegna Rog, Nainggolan e Nández, inoltre dopo gli infortuni di Cragno e Pavoletti sono arrivati in rossoblù anche Robin Olsen – in prestito – e Giovanni Simeone.

La prima parte di campionato ha regalato risposte oltre ogni più rosea previsione, l’assalto a nuove ambizioni certificato dai risultati sul campo, Rolando Maran che aveva trovato la quadra e il gruppo che stupiva la Serie A issandosi addirittura in zona Champions League. Dopo la rocambolesca vittoria contro la Sampdoria di inizio dicembre, però, qualcosa è cambiato nel Cagliari, i tre punti che non sono arrivati, Maran che sembrava aver perso il controllo della squadra, la sconfitta con la Roma – tredicesima gara consecutiva senza vittorie – ha così sancito l’addio del tecnico trentino e l’arrivo di Walter Zenga in panchina.

Nonostante la crisi di risultati, il Cagliari è rimasto ancorato alla speranza europea, quel settimo posto che è diventato un obiettivo in itinere, ma che l’exploit del Milan alla ripresa delle danze ha reso complicato se non impossibile: in una stagione fatta di un picco e di una caduta rovinosa, il traguardo da raggiungere è così tornato a essere quello iniziale, la parte sinistra della classifica.

Nonostante il distacco dal Milan, però, Zenga dopo il pareggio di Firenze non ha abbassato la guardia, ponendo come obiettivo il far più punti possibili e provare a giocarsi tutto per quel settimo posto passato da sogno a chimera, seguito a ruota dal presidente Giulini per il quale il futuro sul mercato, e quindi sulle ambizioni nella prossima stagione, passa dal raggiungimento della migliore posizione possibile in Serie A.

Dopo gli investimenti del post Barella sarebbe un fallimento non riuscire ad arrivare tra le prime dieci del campionato, centrando così il miglior risultato da quando il patron rossoblù ha preso in mano la società da Massimo Cellino fermo all’undicesimo posto e ai 47 punti ottenuti da Rastelli l’anno del ritorno in Serie A, pur se anche questo obiettivo appare limitativo rispetto a quanto mostrato nel miglior periodo della stagione.

I 40 punti, traguardo psicologico che significa salvezza, sono stati salutati da Giulini come un successo, garantirsi la permanenza in Serie A con 7 giornate d’anticipo un aspetto importante, ma per una piazza che ha a lungo sognato e con una rosa di livello nettamente superiore al passato questo obiettivo raggiunto con largo anticipo ha il sapore del brodino.

Il salto di qualità passa anche da un cambio di mentalità, perché sì salvarsi è importante e non scontato – le difficoltà di Torino, Sampdoria e Genoa insegnano – ma allo stesso tempo non può essere sinonimo di successo, soprattutto dopo gli investimenti fatti sul mercato che peraltro potrebbero condizionare e non poco il futuro nel caso in cui il Cagliari dovesse alzare bandiera bianca nelle ultime gare e terminare la stagione nella parte destra della classifica.

Iniziando dalla partita contro il Lecce e arrivando alla trasferta all’ultima giornata contro il Milan, i rossoblù sono chiamati a cercare di raggiungere la miglior posizione di classifica possibile evitando quanto successo la passata stagione con la sconfitta contro l’Udinese all’ultimo giro di giostra, per poi ripartire dalle basi costruite in questa stagione e cercare di migliorarsi ulteriormente, al contrario riuscire a trattenere i giocatori più importanti diventerebbe utopia.

Non solo Nainggolan, faro del gruppo, ma anche Rog, Nández, Simeone, Cragno e Joao Pedro sono un patrimonio che potrà essere utile per l’ulteriore salto di qualità solo di fronte a una classifica positiva, la scelta del futuro allenatore dipenderà anch’essa dai risultati da qui alla fine: ripartire da zero, con un nuovo progetto, potrebbe non essere così semplice se i risultati non asseconderanno i desideri di Giulini.

Matteo Zizola

AL BAR DELLO SPORT

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