Radja Nainggolan contro la Lazio

Cagliari, sul campo sei da Europa. E fuori?

Se si vuole ambire all’Europa (specie a quella che conta), urge un cambio di passo non solo sul campo ma, soprattutto, anche nell’approccio dell’ambiente rossoblù.

La sconfitta del Cagliari in casa contro la Lazio ha lasciato strascichi nel rapporto fra l’ambiente e la classe arbitrale e anche adesso, ormai a ridosso della trasferta di Udine, si continua a discutere del recupero di 7 minuti (con ulteriori 30 secondi) concesso da Maresca lunedì sera. È facile trovarne traccia su bacheche, con commenti a pagine, profili e contenuti in generale pubblicati sui social network, ormai principale arena di discussione dell’opinione pubblica. Ma è davvero il caso di ritornare su tutto questo bailamme? Secondo noi sì.

SOCIETÀ, REAZIONE PACATA – Andiamo con ordine. Nell’immediato post-partita di Cagliari-Lazio sia il patron Giulini che il tecnico Maran hanno protestato, in maniera assolutamente educata e composta, per la decisione dell’arbitro di assegnare un tempo extra talmente ampio da permettere alla Lazio non solo di pareggiare, ma soprattutto di segnare il gol del sorpasso con Caicedo. Rete decisiva arrivata al 97’27” di gioco. Se sui trenta secondi ulteriori – frutto della sostituzione di Nainggolan con Deiola al 94′ – c’è poco da discutere, in tanti tra tifosi, opinionisti e stampa si sono invece interrogati sul perché dei 7 lunghi minuti concessi a monte. A tal punto da manifestare una sorta di vittimismo misto a complottismo parso a chi scrive fuori luogo, tanto da porre qualche interrogativo sul come la città, i tifosi e, in generale, tutto quello che ruota intorno alle sorti sportive del Cagliari stia vivendo la stagione fin qui magica dei rossoblù. Siamo sicuri che il salto di qualità della squadra in classifica e nelle prestazioni, con l’Europa come obiettivo reale e realistico, vada di pari passo con quello del pubblico e dei media (a partire chi scrive, ça va sans dire), almeno per quello visto finora? E, soprattutto: siamo sicuri che tutto questo aiuti poi Nainggolan e compagni una volta sul campo, fornendogli una carica in più? Mah.

DELIRIO DA SOCIAL – Un altro esempio lampante di poca cultura sportiva lo si è registrato non appena è divenuta di dominio pubblico la notizia della multa da 20 mila euro inflitta al Cagliari per gli sputi rivolti a Maresca al momento dell’uscita dal campo. Un episodio grave e deprecabile, tanto che la sanzione al club rossoblù non è certo leggera (circa un decimo dell’incasso di giornata, 213 mila euro) e ridotta solo per la fattiva collaborazione del club con le forze dell’ordine. Una figura non certo di cui vantarsi, ma che sui social – sempre più specchio di questa società – non ha avuto la giusta stigmatizzazione, per un gesto fra i più vili non solo nello sport, ma anche nella vita di tutti i giorni. Anzi, si è assistito quasi alla negazione di quanto avvenuto (peraltro sotto gli occhi delle forze di polizia), atteggiamento che rimanda in parte alle polemiche per i buu razzisti contro Lukaku. Anche in questo caso non si condanna tanto la minoranza, ma sembra che si faccia una gara alla giustificazione di atti che non dovrebbero far parte di un pubblico civile com’è la stragrande maggioranza di chi si reca alla Sardegna Arena. Certo, le decisioni arbitrali si possono contestare nel merito ma, nel momento in cui le reazioni vanno oltre il limite di un tifo intelligente – che sia da parte di un singolo o di poche decine – non ci si dovrebbe scagliare contro chi è già vittima, ma piuttosto andare contro i colpevoli che infangano il nome di una tifoseria che, in uno stadio senza barriere, ha dimostrato più volte la propria estrema correttezza e sportività. Questo sì, un plus in campo europeo.

MEDIA, QUELLA PANCIA… – Anche sul piano mediatico, inoltre, alcuni titoli sull’operato di Maresca hanno ricordato i toni populisti di un certo tipo di stampa di partito, quasi come se l’animo da tifoso avesse avuto la meglio su quello da descrittori di fatti. Un atteggiamento che dovrebbe far riflettere, a maggior ragione quando la squadra di Maran dimostra sul campo un valore ben superiore a quello espresso negli ultimi 30 anni fino alla scorsa stagione. Ciò che si è letto su Maresca ci sembra ben distante da ciò che dovrebbe essere cultura sportiva. Sarebbe il caso di andare oltre le polemiche sull’operato dell’arbitro, che si chiami Maresca o Collina, Rocchi o Concetto Lo Bello e concentrarsi sui grandi risultati del Cagliari di Maran e su una classifica che dovrebbe dare orgoglio, più che portare a polemiche pretestuose. Che spesso cadono nell’insulto, verso uomini che possono sbagliare come hanno fatto d’altronde Simeone, Faragò, Nainggolan e Joao Pedro davanti a Strakosha. La caccia all’Europa di Maran e i suoi ragazzi è un sogno che continua, nonostante la stizza per aver perso in quel modo il big match che poteva valere il quarto posto. Ma anche l’idea di un ambiente che prova a elevarsi oltre certi atteggiamenti, dimostrando una superiorità resiliente, sarebbe un traguardo altrettanto importante da raggiungere.

Francesco Aresu

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