Eusebio Di Francesco durante Cagliari-Udinese | Foto Luigi Canu

Cagliari: titoli di coda per il primo progetto Di Francesco, e adesso?

Questa è la fine. La fine dei nostri piani elaborati, la fine di ogni cosa stabilita. This is the end my friend, cantava Jim Morrison, anche se la fine è ancora lontana. Dal punto di vista metaforico, però, la fine di un progetto o per lo meno la sua sospensione a data da destinarsi è lì. Chiara, alla luce del sole.

Apocalypse now – The end è la colonna sonora del film di Francis Ford Coppola, una pellicola che racconta di guerra e battaglie, di un Vietnam che assomiglia un po’ alla Cagliari sportiva di oggi. Di Francesco avrebbe dovuto portare “entusiasmo e mentalità, oltre a un gioco divertente”, lo avrebbe dovuto fare dall’alto del nono stipendio della Serie A tra gli allenatori, un investimento non da poco dopo l’addio a Maran prima e Zenga poi. Il salto di qualità, il miglioramento “sotto tutti i punti di vista” che è arrivato soltanto a sprazzi, lampi improvvisi che non hanno avuto seguito. Una sconfitta di uno stile poco annunciata, un po’ come il Vietnam americano. E ora la sterzata, per far sì che la fine non arrivi e anzi, che si possa parlare domani di un nuovo inizio.

Pragmatismo – Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. Non è ancora troppo tardi, il Torino è a un punto di distanza, lo scontro diretto da affrontare dopo la sfida contro l’Atalanta della Sardegna Arena. All’Olimpico di fronte alla Lazio il Cagliari ha cambiato decisamente pelle, basta finezze, basta la ricerca del gioco che nelle ultime settimane più che un obiettivo concreto era apparso una chimera, spazio alle linee serrate e al calcio di chi deve salvarsi. Compattezza, difesa più bassa, contropiede. Un colpo di spugna agli ideali attesi, mantenere la categoria più importante dello scontro tra ciò che si vorrebbe essere e raccontare e ciò che serve subito, ora. Mettere da parte la lotta di nervi delle ultime due settimane, quella delle dichiarazioni e dei sassolini tolti e lanciati dall’altra parte della barricata. Oppure mettere le carte, tutte, sul tavolo. Osservarle. Analizzarle. E prendere una decisione da tenere ferma da qui in avanti.

Di Francesco ha seguito la linea, contro la Lazio ha preso una nuova strada persino contraria al suo credo. Il mercato è finito, indietro non si torna e continuare a piangere sul latte versato o rimarcare le altrui responsabilità non fa bene a nessuno. Serve una scossa dal campo, una vittoria che possa cambiare l’inerzia, una direzione chiara per ottenerla. Dentro e fuori dal terreno di gioco.

Matteo Zizola

 
14 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti