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Cagliari tra palco e realtà: c’è la giusta mentalità salvezza?

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La fuoriserie è in bella mostra, lucidata a puntino e pronta a partire. Semaforo verde, il gran premio inizia e giro dopo giro sembra che il pilota possa avanzare, posizione dopo posizione. La macchina va, nessun problema all’orizzonte.

Tra palco e realtà – La macchina Cagliari viaggia, supera una, due, tre avversarie e tutto sembra andare per il verso giusto. Poi una ruota si sgonfia, il motore perde potenza, la benzina inizia a mancare, il pilota le prova tutte senza riuscire nemmeno a cambiare marcia. “Il Covid ha scelto in maniera accurata i giocatori da colpire nella nostra squadra” ha detto il direttore generale rossoblù Mario Passetti ai microfoni di Radiolina. La verità è che i problemi ci sono stati per tutti i concorrenti, ma le soluzioni sono state diverse di scuderia in scuderia. Si va ai box, il pit-stop non porta nessuno pezzo di ricambio nuovo di pacca, la qualità c’è ma è arrugginita dal troppo tempo in magazzino. La carrozzeria, però, è ancora lucida, la fuoriserie è bella all’esterno, nessuno può vedere i problemi di meccanica. Passano i rivali nella corsia, ci si chiede apertamente come sia possibile che una fuoriserie così bella possa essere ferma lì in attesa di ripartire e riprendere la propria corsa. D’altronde, sempre attraverso la voce di Passetti, “nessuno in assemblea di Lega si capacita della posizione della squadra”. C’è il palco, quello con i microfoni aperti, quello dal quale cantare o arringare la folla, e poi c’è la realtà di una situazione di classifica che ha poco a che fare con le belle parole altrui e molto con gli errori propri.

Consapevolezza – Il Cagliari di Di Francesco è ora dentro una dimensione imprevista. La spada e non il fioretto, la lotta e non le finezze, la difesa prima dell’attacco. Un punticino qua e uno là da non buttare via, tornare alla vittoria una necessità che va al di là delle parole, quelle che dicono che “bisogna proseguire sulla strada della solidità”. Si chiede alla squadra e al suo intorno la consapevolezza di una nuova realtà, ai giocatori più importanti di calarsi nella parte e tirare fuori il Cagliari dalle secche, all’allenatore di rinunciare al progetto di un’identità di gioco per riparlarne in tempi migliori. “Siamo un po’ stufi di questi complimenti, ce ne facciamo ben poco”, ha detto il direttore generale rossoblù sempre a Radiolina. Parlare di complimenti con la classifica davanti non è esattamente la maniera migliore di raddrizzare il tiro degli obiettivi. Consapevolezza, appunto, che deve andare oltre le chiacchiere, ogni parola da ponderare prima di essere pronunciata, perché parlare di un “mercato equilibrato rispetto alle nostre esigenze” è puro esercizio retorico.

Prendere coscienza e mostrare onestà intellettuale sono le basi per poter uscire dalle sabbie mobili. La macchina è lucida, ma è l’anima a mancare. La fuoriserie brilla, ma le ruote restano sgonfie e i problemi meccanici non sono ancora risolti. Quel “quasi” prima di “tutto quello quello che ci eravamo prefissati è stato raggiunto” in merito al mercato è molto più grande di quanto si voglia far credere. “Siamo soddisfatti” una conseguenza lontana dai desiderata detti e ripetuti da Di Francesco durante tutto gennaio. Voler vendere un’idea mentre la realtà parla di altro può essere una bella storia da raccontare prima di andare a dormire, ma se si hanno gli occhi bene aperti resta solo una storia. Mentre chi passa e osserva la fuoriserie ferma ai box fa i complimenti, le utilitarie continuano a girare e giro dopo giro il distacco aumenta. La fiducia nel pilota è intatta, almeno a parole, ma è arrivato il momento di far salire i giri. Perché se la macchina è di qualità, allora qualcosa non torna. Insomma, delle due l’una, da lì non si scappa.

Matteo Zizola

 

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