Catalogna-Venezuela, sport è politica

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Oggi a Montilivi, nello stadio del Girona e nella città del leader catalano Carles Puigdemont, l’amichevole molto politica tra Catalogna e Venezuela.

Molto più di una semplice partita di calcio. La rappresentativa catalana, che ha una propria federazione (nata prima di quella spagnola) come del resto le varie regioni spagnole, fa parte di quelle Nazionali di Nazioni senza Stato, alcune delle quali (non la Catalogna, sì la neonata Natzionale de bocia di Sardigna) sono state accolte dalla Conifa. Non sembra un caso quello di aver fissato la data dell’amichevole in una finestra dedicata alle partite Fifa, dove si tengono amichevoli e match di qualificazione a competizioni ufficiali per Nazionali ufficiali (perché “con Stato”), Senza entrare nel merito della questione politica, è sufficiente sapere – come ampiamente noto – che la Catalogna ha sempre utilizzato la squadra del Barcellona per veicolare i messaggi che la battaglia per l’autodeterminazione del popolo catalano porta con sé. Numerose le iniziative del tifo organizzato che hanno portato l’attenzione dei media a focalizzarsi sulla questione catalana. Perché lo sport, si sa, può veicolare tanti messaggi, in tanti modi diversi.

L’amichevole col Venezuela può, allora, essere importante sopratutto per il delicato momento che attraversa (anche) il paese sudamericano. A conferma della situazione incandescente, fanno notizia le dimissioni (non ancora confermate) del ct Dudamel all’indomani di una storica vittoria contro la fortissima Argentina. Il motivo delle dimissioni sarebbe da ricercare nella diffusione non autorizzata di alcuni scatti fotografici realizzati dall’entourage di Guaidò, il controverso senatore che rivendica di essere il legittimo presidente venezuelano. Nello specifico, alcuni scatti diffusi dall’ambasciatore del governo parallelo di Guaidò in Spagna (Antonio Ecarri) con Dudamel e Rincon (centrocampista del Torino, ex Juventus), che invece sarebbero dovuti rimanere privati.

Dudamel, evidentemente contrario alla strumentalizzazione della Nazionale per fini politici, si è fatto da parte. Doveroso un piccolo scorcio politico. Nonostante il Venezuela abbia già eletto democraticamente il suo presidente, Maduro, il paese attraversa un periodo di grave crisi politica, con gli Stati Uniti e l’Unione Europea responsabili di aver aggravato uno stallo nato principalmente dal “golpe bianco” di Guaidò. Chi non fosse pratico delle strategie geopolitiche “yankee” nel continente sudamericano può andare a leggersi qualcosina su Allende o sulla baia dei porci. È successo che, forte del sostegno dello zio Sam, un bel giorno Guaidò ha chiamato i media di mezzomondo dicendo di essere il nuovo presidente del Venezuela. Da allora sono iniziate le ritorsioni economiche, potente arma in possesso degli USA, che hanno messo il Venezuela sempre più sotto pressione. C’è chi giura che sia proprio l’intelligence americana ad aver provocato il blackout quasi totale (poi ripristinato) del paese nelle scorse settimane. La polizia di Caracas ha recentemente scortato sino all’aeroporto internazionale Simòn Bolìvar un lunghissimo corteo di fuoristrada con vetri oscurati con dentro gli ultimi diplomatici USA presenti nel paese perché personale non più gradito.

Stasera, dunque, tutti davanti allo schermo a tifare due squadre di calcio. Sostenute da due popoli, fatti da persone comuni con bisogni comuni ed aspettative legittime. Entrambi lottano per dei principi sacri. Diritti che appartengono a tutti i popoli che possono e devono difenderli utilizzando ogni metodo efficace, sport compreso.

Enrico Zanda