agenzia-garau-centotrentuno
Tommaso Giulini

Colpo di teatro e attacco ai giocatori: l’all-in di Giulini

Scopri il nostro canale su Telegramle-notizie-di-centotrentuno-su-telegram

Meglio tardi che mai si potrà dire, anche se l’attesa non è stata spesa invano. Mentre si aspettava la certificazione dell’esonero, ecco arrivare al contrario il colpo di teatro.

Così parlò il presidente – Da tempo, anche su queste colonne, si chiedeva una presa di posizione della società. Risultati carenti, nessun miglioramento, un allenatore lasciato solo e una squadra che appariva via via più sfilacciata come gruppo. Dopo l’ultima di sei sconfitte consecutive, dopo 12 partite senza vittoria, dopo un giro di boa a 14 punti e dopo che il 2021 ha regalato soltanto dolori, ecco che finalmente il presidente del Cagliari Tommaso Giulini ha deciso di metterci la faccia. Non per un annuncio relativo a stadio o un’operazione di marketing, nemmeno parole al miele per i suoi. Fiducia estrema al tecnico rossoblù, il rinnovo per un ulteriore anno a certificare con i fatti le parole, d’altronde “si retrocede con Di Francesco, se si deve retrocedere”. 

J’accuse – L‘obiettivo è la salvezza, inutile nascondersi oltremodo. Giulini è stato altrettanto chiaro, l’asticella abbassata non più alla ricerca del record, ma alla caccia di una misura che permetta di salvare campionato e faccia. Avanti con Di Francesco, ma attacco frontale ai calciatori. La partita contro il Genoa ha mostrato una squadra che avrebbe meritato forse di non uscire sconfitta, ma che dal punto di vista mentale ha messo alla luce poca coesione, per non dire una rottura. In campo si son visti giocatori che non se le sono mandate a dire in alcuni frangenti, errori individuali che hanno portato a frustrazione, con la sensazione vicina alla certezza che il gruppo non remi esattamente tutto dalla stessa parte. Il presidente potrebbe aver colto questo e chissà che il doppio ritiro non abbia raccontato, dentro le quattro mura di uno spogliatoio allargato, di un gruppo che più che unirsi si è perfino sfaldato ulteriormente. “Tanti di questi giocatori, nazionali, giocheranno in un’altra categoria (in caso di retrocessione, ndr), perché quello che è sicuro è che rimarranno qua in ogni caso”. Giulini ha preso una posizione netta nel post partita di Marassi: da un lato lui a sostenere allenatore e staff, dall’altro i giocatori chiamati a mettere da parte i personalismi e a remare tutti dalla stessa parte.

Di Francesco saldo, anche se… – Il rinnovo contrattuale per un ulteriore anno fino al 2023 è un segnale non da poco. Questo vuol dire che Di Francesco sarà ancora l’allenatore del Cagliari da qui alla fine della stagione? La risposta è nì, perché Giulini ha lasciato aperta un’altra porta. Una questione non solo di fiducia nel tecnico abruzzese, ma anche economica. Un milione e 400 mila euro di buoni motivi – più gli stipendi dello staff – e delle dichiarazioni che hanno un peso importante quanto quelle che hanno sancito la conferma. Non un all-in, perché alcune fiches sono ancora lì messe da parte nel caso in cui Di Francesco decidesse di passare la mano. “Siamo convinti che questo allenatore abbia la squadra in mano, siamo convinti che sia una persona – e lo ha dimostrato anche in passato – che se si dovesse rendere conto che non ha più gli stimoli o la squadra in mano farebbe lui stesso un passo indietro”. D’altronde, parole ancora di Giulini, “dobbiamo tutti fare qualcosa in più, lui in primis”. È necessario più che un cambio di guida tecnica o uno stravolgimento della rosa, un cambio mentale, un clic che porti la squadra ad avere “energia positiva”.

Mercato – I giocatori responsabili, Di Francesco dal quale si aspetta la responsabilità di un passo indietro “se il campionato non dovesse girare”, la necessità di rimanere tutti coesi a certificare una coesione che – come praticamente detto tra le righe – non pare esserci al momento. Nainggolan è arrivato, Duncan a rimpiazzare Rog idem, Calabresi a coprire il vuoto del terzino destro difensivo anche. La rosa è completa, è di valore, magari mancano dei ricambi – parafrasando le parole del presidente – ma in sostanza il mercato non è la vera panacea di tutti i mali, prevalentemente psicologici e di gruppo. Un regista e alcune cessioni, questo ciò che manca per sistemare una squadra che è in una posizione assolutamente non consona a quanto scritto sulla carta. Un regista, perché Razvan Marin ha dimostrato di essere un altro tipo di giocatore nonostante sia stato il desiderio del mister – con cui condivide l’agente –, alcune cessioni perché quel dualismo della vigilia di Genova con Oliva è stato solo un bluff, tre cambi e nessuno spazio per l’uruguaiano, sempre più vicino alla Grecia. Senza dimenticare Pavoletti, il cui mal di schiena non può essere messo in dubbio un po’ come in dubbio non bisogna mettere i vari infortuni di Ounas. Le polveri bagnate di Simeone e quell’alternativa che manca, senza dimenticare la difficoltà nel cedere Pereiro mai davvero amato dagli allenatori che si sono susseguiti.

Nella polveriera Cagliari perfino un ritiro da momento di riflessione e unione del gruppo sembra essersi trasformato nella resa dei conti, necessaria anche se tardiva. O con me o contro di me, questo ciò che è uscito dalle parole di Giulini. Un rischio, sicuramente calcolato ma pur sempre un rischio, perché il calcio non è più quello di decenni fa quando i presidenti avevano il pieno controllo dei calciatori. Che il presidente abbia spento un fuoco o lo abbia alimentato, se la casa continuerà a bruciare o sarà stata rimessa a nuovo di punto in bianco, sarà il campo a dirlo fin dalla gara contro il Sassuolo. Il tempo è tiranno, ma non è finito.

Matteo Zizola

 

Al bar dello sport

25 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti