Fabian Coito, ct uruguaiano dell'Honduras

Ct Honduras: “Benguché ricorda Benzema, ma deve migliorare”

Tra i giocatori accostati al Cagliari per la prossima stagione il meno conosciuto è indubbiamente l’attaccante honduregno Jorge Benguché. Classe 1996, di proprietà del Club Deportivo Olimpia di Tegucigalpa, soprannominato El Toro, Benguché fa parte anche del giro della nazionale del suo Paese con la quale ha raccolto 3 presenze e 2 gol dallo scorso settembre, mese del suo esordio.

Per provare a conoscere meglio uno dei nuovi obiettivi del Cagliari abbiamo interpellato il commissario tecnico dell’Honduras, l’uruguaiano Fabián Coito, ex allenatore tra le altre anche delle selezioni Under 15, Under 17 e Under 20 della Celeste. “Jorge è un giovane attaccante centrale dotato di un buon fisico e che si sente maggiormente a proprio agio quando può esprimersi negli spazi aperti. Forte nel gioco aereo, ha nella mobilità la sua forza, anche se sicuramente deve migliorare nell’interpretazione, soprattutto negli spazi ristretti deve crescere nella capacità di capire il momento in cui muoversi senza palla o passare la sfera ai compagni, una caratteristica che manca in generale nel campionato honduregno”.

Confronti importanti e l’approccio con il calcio europeo

Ovviamente non può mancare un confronto con David Suazo, connazionale dal passato glorioso con la maglia rossoblù. “Rispetto a Suazo, Benguché non ha le stesse qualità di base, le stesse doti innate di coordinazione, flessibilità, anche se con il fisico che possiede ha margini di miglioramento. Resta difficile confrontare giocatori diversi soprattutto quando uno dei due è così conosciuto come David, con le dovute proporzioni Benguché può essere paragonato a Karim Benzema come tipo di attaccante, la mobilità è la sua forza, quando ha spazio davanti a sé è davvero difficile da contenere”. Il dubbio che si ha quando si parla di un calciatore centroamericano è la capacità di adattamento al calcio europeo, oltre alla possibilità di incidere a livelli alti come quelli del Vecchio Continente, ma Coito non ha dubbi: “C’è una qualità molto importante nello sviluppo di un giocatore ed è la voglia di imparare, l’attitudine al voler migliorare giorno dopo giorno, e Jorge in questo è un esempio: ascolta continuamente i consigli, ha molti margini di miglioramento e con le qualità umane che possiede – come desiderio di apprendere, costanza nell’allenamento, buon rapporto con i compagni – grazie al suo talento, con la giusta esperienza può affermarsi in Europa”.

Benguché ha già 24 anni, un altro aspetto che potrebbe alimentare diffidenza sulle sue possibilità effettive di crescita. “In Honduras il problema è il calcio di base, quello giovanile per intenderci” continua Coito “Jorge può avere successo pur se le differenze tra calcio honduregno ed europeo sono tante. I giocatori qui crescono più tardi, un calciatore sudamericano già a 20 anni è pronto anche grazie alla tradizione di quei Paesi, mentre in Honduras tutto inizia in ritardo e questo incide anche sullo sviluppo dei giocatori. Non ho però alcun dubbio che gli honduregni possano affermarsi in Europa, come ho detto la differenza più grossa è l’educazione calcistica data ai bambini, non mancano di certo i talenti, la passione, il desiderio, la fame di gloria, ma manca il contorno”.

Un giudizio sui connazionali in rossoblù

Visto il passato di Fabián Coito come allenatore delle nazionali giovanili uruguaiane, non si può non toccare il tema dei suoi connazionali che giocano in Sardegna, da Oliva a Pereiro passando per Nández. “Oliva non lo conosco bene, perché non ha mai fatto parte delle nazionali giovanili. L’ho visto solo quel poco tempo che ha fatto parte del Nacional Montevideo e non posso giudicarlo, mentre ho una grandissima opinione sia di Nahitan che di Gastón. Non li scopro certo io, ma potendo parlare del mero punto di vista umano sono ottimi giocatori e dal punto di vista calcistico hanno sicuramente tanto da dare, in maniera differente secondo le proprie caratteristiche”. 

Infine qualche parola sugli altri due obiettivi uruguaiani accostati al Cagliari per la prossima stagione, Jonathan Cabecita Rodriguez e Matiás Viña“Rodriguez lo seguo meglio perché gioca qua vicino in Messico, è un elemento cardine del Cruz Azul che era in testa al campionato prima della sosta. Jonathan è preparato per giocare in Europa, è un giocatore di livello assoluto, non lo conosco come persona e non ha mai fatto parte delle mie nazionali giovanili per una questione d’età, ma seguendolo dall’esterno noto che comunque si è guadagnato un posto in nazionale che, considerata la concorrenza nel ruolo, non è cosa da poco. Viña è invece un esterno sinistro con un buon fisico, molto forte di testa sia per elevazione che per scelta di tempo, un buon difensore che non disdegna affatto la proiezione offensiva, anzi. Soprattutto è un eccellente professionista nonché una bravissima persona”.

Matteo Zizola

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