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Marco Putzolu, allenatore dei Pulcini del Budoni | Foto Andrea De Stefano

Da Sedilo al master del Real Madrid: la sfida di Marco Putzolu

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Studio e pallone, senza volersi mai accontentare. È il motto di Marco Sebastiano Putzolu, 37 anni, allenatore dei Pulcini (e, nell’ultima parte di stagione anche Giovanissimi 2010) del Budoni, che dopo aver vissuto, studiato e lavorato per anni tra Sedilo (paese d’origine), Cagliari e Macomer, lo scorso autunno ha deciso di buttarsi in una nuova avventura: il master in “Dirección de Fútbol y Metodologías del Juego” della Escuela Universitaria del Real Madrid. Un titolo innovativo per il calcio sardo, che testimonia la ferma volontà del tecnico sedilese di lasciare il segno nel mondo dello sport isolano.

Marco, la prima domanda è d’obbligo: perché un ragazzo di 37 anni, nato e cresciuto in Sardegna, decide di tentare questa esperienza al Real Madrid? 

“Ho deciso di intraprendere questa esperienza con l’Escuela Universitaria Real Madrid perché unisce perfettamente la mia passione per il calcio alla mia ambizione di crescere nel mondo dello sport. Il Real Madrid è universalmente riconosciuto per la sua eccellenza nel calcio, e collaborare con un’istituzione prestigiosa come l’Universidad Europea de Madrid garantisce un percorso accademico di alto livello. A 37 anni, dopo aver ottenuto la licenza UEFA B, ho sentito il bisogno e l’obbligo di distinguermi come allenatore, arricchendo le mie competenze con il master universitario in Dirección de Fútbol y Metodologías del Juego. Il prestigio di questo master è senza dubbio un punto di partenza, ma ciò che mi ha attratto di più è l’opportunità di apprendere dalle menti più brillanti del settore, inclusi i professionisti del Real Madrid. Questa esperienza non è solo un’opportunità di crescita personale e professionale per me, ma anche un modo per provare ad apportare nuove prospettive e conoscenze nel mondo del calcio italiano e, soprattutto, isolano”. 

Qual è l’obiettivo di questo master? In Italia esiste un prodotto simile? 

“Durante i nove mesi di corso il master si è concentrato principalmente su come formare integralmente un allenatore di calcio: non solo la comprensione dei processi di apprendimento, ma anche la creazione e l’applicazione pratica del nostro modello di gioco durante gli allenamenti e nella programmazione settimanale, con l’obiettivo finale di vederlo in azione durante le partite. Tutto ciò è adattato al contesto e agli obiettivi, che possono riguardare sia i risultati che la crescita della squadra. La definizione del Modello di gioco non è vista solo come una formula separata dal resto, ma come la migliore struttura possibile per la nostra squadra, tenendo conto delle caratteristiche dei giocatori, degli obiettivi, del contesto e della cultura del club. Oltre a questo, il corso affronta anche l’aspetto della gestione della partita, la valutazione dei giocatori e l’analisi tattica da parte del Match Analyst. Per rispondere alla seconda parte della domanda, invece, penso sia importante sapere che attualmente in Italia manca un master universitario focalizzato sulla formazione degli allenatori di calcio”. 

Cosa ti ha colpito di più dell’attività didattica e della metodologia?

“Sicuramente l’atmosfera positiva che si respira nella nostra classe. Il confronto è considerato un’opportunità di crescita e tutti sono aperti a imparare dagli altri. I miei compagni di corso hanno background diversificati: alcuni sono stati calciatori professionisti diventati allenatori come ad esempio Pablo De Lucas (ex Sporting Gijon e Alaves ora assistente tecnico al Chindia Targoviste in Serie B rumena, ndr). Altri hanno invece esperienza come direttori in accademie calcistiche in tutto il mondo, dall’Europa alla Cina, come Santiago Ibañez, ex head coach presso la Juventus Academy Nanjing. Abbiamo persino una calciatrice del Real Madrid e della Nazionale messicana tra noi, Kenti Robles. I professori sono figure autorevoli nel mondo del calcio, molti sono direttori di metodologia in squadre di primo piano in Europa, come Manuel Lapuente Sagarra (Barcellona) e Alberto Martín Barrero (Betis Siviglia) o allenatori professionisti come Pau Quesada (Real Madrid C), Sergio Pellicer (Malaga) e Miguel Gandia (Valencia) per citarne alcuni. Oltre a insegnare con grande competenza, sono sempre disponibili per rispondere alle nostre domande e approfondire i temi, offrendoci generosamente i loro contatti personali. Questa atmosfera aperta e collaborativa crea un ambiente stimolante e inclusivo, dove ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da apprendere e condividere”.  

In base alla tua esperienza, perché un master simile dovrebbe esistere anche in Italia? 

“Confrontando questa metodologia con la mia esperienza all’università in Italia, posso confermare che qui lo studente assume un ruolo molto più attivo. Nella mia esperienza accademica italiana, ho notato un coinvolgimento marginale dello studente e una carenza nell’integrare l’approccio pratico con quello teorico. Al contrario, il master del Real Madrid si focalizza principalmente sulla soluzione di casi pratici, un aspetto che trovo estremamente coinvolgente. Gli studenti sono direttamente coinvolti nell’analisi di situazioni reali proposte dai professori, ognuno esperto nel proprio campo”. 

Sta finendo l’annata sportiva ed è già tempo di pensare al futuro: cosa chiederesti alla prossima stagione?

“Il mio auspicio per il futuro, grazie all’ottenimento di questo master, è poter applicare le conoscenze acquisite in questi mesi in un contesto dove la pianificazione e lo sviluppo del settore giovanile siano prioritari, indipendentemente dal livello e dalla reputazione. Vorrei lavorare in un contesto ambizioso, che mi possa garantire la possibilità di crescere grazie al continuo confronto con gli altri tecnici e alle quotidiane esperienze sul campo“.

Francesco Aresu

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