Poz per Diablo, scelta giusta?

Dinamo: via Esposito, dentro Pozzecco. E ora?

E giunse il fulmine a ciel sereno: Vincenzo Esposito, coach della Dinamo dalla scorsa estate, saluta Sassari. Un comunicato scarno e pochi dettagli. “Ragioni personali e indipendenti dal progetto sportivo”, recita la nota della società che tuttavia non soddisfa gli appetiti e la necessità di sapere della piazza. Per mesi si è vociferato, ma sembravano “chiacchiere da bar”, che i rapporti fra tecnico e società fossero tesi.

Prestazioni altalenanti nonostante la carta bianca concessa sul piano tecnico e delle scelte dei giocatori; e poi quella mancanza di “grinta” per cui Esposito è noto anche come “el Diablo”. È vero, la Dinamo nella prima parte di stagione è stata questa: vette molto alte e altrettanto profondi burroni. Ed è vero anche che alcuni giocatori scelti dall’allenatore non si sono rivelati totalmente funzionali, vedi quel Terran Petteway, inizialmente investito dei galloni del titolare poi pian piano esautorato e, infine, definitivamente tagliato dal roster.

È altrettanto vero, però, che la Dinamo è arrivata alle Final Eight di Coppa Italia, e che nonostante le ultime tre sconfitte consecutive resta ottava e in lotta per un posto nei playoff. Per archiviare quanto prima questo capitolo della storia del Banco sarebbe opportuna una spiegazione: nessuno vuole conoscere i dettagli privati della vita di Esposito, ma è giusto anche capire perché si sia arrivati ad una scelta simile. E questo è doveroso soprattutto perché se i motivi non dovessero risultare validi si potrebbe parlare di scelta e/o decisione irresponsabile. Un giudizio severo, ma non si può scordare che fra quattro giorni la Dinamo scende in campo contro Venezia, a Firenze, per i quarti di finale di Coppa Italia. Un momento sentito da piazza e società, soprattutto visto che lo scorso anno quest’obiettivo non è stato centrato.

Ma siccome un fulmine preannuncia un tuono, le sorprese l’11 febbraio a Sassari non sono finite. Proprio perché manca poco alla trasferta fiorentina, ci si aspettava che la gestione tecnica venisse affidata a Edoardo Casalone, assistente di Esposito insieme a Giorgio Gerosa. E invece siccome “certi amori non finiscono fanno giri immensi e poi ritornano” a Sassari arriva Gianmarco Pozzecco. Da anni il nome del playmaker – idolo a Varese e Bologna, sponda Fortitudo, oltre che dei tanti tifosi della Nazionale – è stato accostato alla Dinamo, ma alla fine la scelta è sempre virata altrove. Ora Poz arriva a Sassari e sono già tanti i quesiti che tifosi e osservatori di lunga data del basket nostrano si pongono in vista di questa nuova avventura.

La scelta Pozzecco è sensata o sarebbe stato meglio far passare le Final Eight, sfruttare la pausa per la Nazionale e identificare la guida tecnica più giusta?

Poz è l’uomo giusto – La sua grande esperienza da giocatore parla per lui, mentre in panchina in contesti come Capo d’Orlando e Bologna, anche se in A2, ha fatto vedere di potersela giocare per le posizioni che contano. La sua grinta, unica nel panorama cestistico italiano, potrebbe essere quel che è mancato al Banco in questa prima parte della stagione e fungere da volano per un ottimo finale di regular season.

Scelta affrettata – È vero che Poz è un vulcano e che spesso trasmette questa determinazione ai suoi giocatori. Tuttavia i vulcani quando eruttano fanno parecchi danni, soprattutto quelli esplosivi come lui. Questa sua caratteristica è un suo punto di forza, ma anche una debolezza emersa in vari momenti della sua carriera, da giocatore e da allenatore, quando per poca capacità di gestire l’adrenalina ha perso le staffe compromettendo buone prestazioni.

Appuntamento venerdì, ore 18, al Nelson Mandela Forum di Firenze contro una Reyer Venezia che non ha mai vinto una partita nelle precedenti edizioni di Final Eight disputate sinora. È questo il primo banco di prova per la nuova Dinamo targata Poz.

Lello Stelletti