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Emerson Ramos Borges | Foto Centotrentuno

Emerson: “Nuorese, continuiamo insieme. Cagliari, Torres e Olbia: vi dico la mia”

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Una stagione iniziata in sordina e finita nel migliore dei modi: Emerson è tornato a Nuoro per riportare la Nuorese in Eccellenza dopo un solo anno, mettendosi a disposizione con umiltà del progetto della nuova società guidata da Gianni Pittorra. Missione compiuta per il Puma, che ha potuto festeggiare nella sua città la terza promozione in carriera con la maglia verdeazzurra.

“È sempre bello ritrovare vecchi amici. Questa non è un’intervista, ma una chiacchierata tra amici”. Ci accoglie con un abbraccio, all’ingresso dello stadio “Quadrivio” di Nuoro, Emerson Ramos Borges. Vera e propria leggenda del calcio sardo, il Puma a 43 anni continua a divertirsi sul campo da calcio e a vincere, perché è sempre cosa buona e giusta conservare le vecchie e sane abitudini. Un salto triplo verso il basso dall’Olbia alla Nuorese: dalla Serie C alla Promozione, come se nulla fosse, ma sempre con lo spirito del ragazzo sbarcato in Sardegna più di vent’anni fa. Umiltà ed etica del lavoro, a 20 anni come a 43, un esempio da seguire per i tanti giovani compagni di squadra che a lui si ispirano per provare a lasciare un segno nel mondo del calcio sardo. Con lui abbiamo parlato di tutto: dalla stagione vissuta in verdeazzurro alle tre squadre sarde professionistiche (Cagliari, Torres e Olbia), senza dimenticare la Natzionale Sarda.

Emerson, facciamo un bilancio della stagione appena conclusa: meglio difficilmente poteva andare, dato che hai festeggiato la vittoria del campionato di Promozione (Girone B) con la maglia della tua Nuorese.

“È stata una stagione lunghissima, ma diventata bellissima grazie alla cavalcata iniziata a dicembre. Ci siamo giocati il campionato prima con tre squadre, ovvero Alghero, Usinese e Macomerese, poi la lotta si è ridotta a tre fino a restare soltanto noi e i catalani. La Nuorese è partita in ritardo, ma con l’ambizione di riportare l’entusiasmo in città che mancava da tempo: per questo ho accettato questa sfida, è finita bene e siamo felici per il risultato finale. Nuoro merita altre categorie”. 

È stata una sfida non semplice, soprattutto ricordando come è partita la stagione della Nuorese dopo l’estate scorsa piena di dubbi. 

“È vero, la stagione è iniziata con qualche dubbio sui programmi societari: non era facile capire quale sarebbe stato il futuro della Nuorese a tutti i livelli. Dopo il mio saluto all’Olbia ho avuto qualche contatto iniziale con la società, ma allora non c’è stata l’occasione concreta per tornare. Prima di accettare l’offerta del Budoni ho avuto diversi contatti, più di una volta, con Francesco Loi, che ringrazio per aver pensato a me come possibile rinforzo del Costa Orientale Sarda, ma non c’è stata la possibilità di lavorare insieme. Così sono andato a Budoni, ma dopo neanche 20 giorni ho ricevuto la chiamata decisiva da Nuoro, cui non potevo dire di no. Mi sembrava giusto rientrare a casa per dare il mio contributo a riportare la Nuorese dove merita di stare. Abbiamo cominciato la preparazione con 8 giocatori, pian piano si sono aggiunti diversi nuovi acquisti e i giocatori di esperienza hanno fatto subito capire a tutti dove fossero arrivati. Il capitano Fabio Cocco ha dato la spinta giusta per convincere tutti che dovevamo tornare in Eccellenza”. 

L’Alghero ha provato in tutti i modi a portarvi via il primato e la promozione, ma siete riusciti a mantenere il vantaggio fino alla fine. 

“È stato un campionato da un certo punto a tre squadre, con l’Usinese che ha dimostrato il proprio valore venendo a vincere qui a Nuoro e togliendosi subito l’etichetta di possibile sorpresa. L’Alghero a mio parere era la squadra più forte e meglio attrezzata, soprattutto da gennaio in avanti ha accelerato per provare a vincere il campionato. Noi abbiamo tenuto il primo posto con molta umiltà, perché sapevamo che non sarebbe stato per niente facile arrivare in fondo in testa: ma ci siamo riusciti grazie a un gruppo che non ha mai mollato e ha dimostrato in tante partite che dovevamo crederci fino all’ultimo. Abbiamo vinto diverse partite in pieno recupero, un aspetto che ha dato a noi e alla nostra gente la spinta per arrivare al trionfo. Il destino ha voluto ancora una volta che la Nuorese si giocasse tutto fuori casa, a Sassari contro la Lanteri: per me è stata la terza promozione con la Nuorese festeggiata in trasferta dopo Serramanna (2004-05) e Olginate (2005-06). Il girone B ha dimostrato di essere difficile ed equilibrato fino all’ultima giornata, a differenza del girone A dove la corazzata Monastir ha dominato dalla prima all’ultima giornata, meritando di vincere giustamente il campionato”.

Un Monastir che la Nuorese affronterà la prossima stagione in Eccellenza, magari con Emerson ancora al centro della difesa. Giusto?

“Io vorrei continuare a giocare, spero di essere nei piani della Nuorese anche perché in questa stagione ho avuto un inizio un po’ complicato per via dei tendini d’Achille. Per qualche tempo ho temuto di dover smettere di giocare, perché era un problema serio: ho rischiato di romperli, ma grazie a Giuseppe Chironi e allo staff sanitario ho avuto una cura eccellente e sono tornato ai miei livelli, per dare il mio contributo in questa cavalcata bellissima. Spero di continuare a giocare e che ci sia fiducia su di me, per ripagarla come ho sempre fatto”.

Ora che la stagione è finita bene, mi sembra doveroso chiedertelo: ma chi te l’ha fatto fare questo salto triplo in basso, dalla Serie C alla Promozione? 

“Dico la verità, ho rispetto per tutte le società calcistiche del panorama nazionale italiano, ma potevo fare questo salto solo con la Nuorese. Diversamente avrei smesso di giocare, avrei fatto altro. Per la mia città, per Nuoro l’ho fatto senza pensarci due volte. Era il minimo che potessi fare per ripagare l’amore e l’affetto che ho ricevuto dal primo giorno del 2004 quando sono arrivato. I miei figli sono nati qua, un po’ tutti conoscono la mia storia con la Nuorese e soprattutto con la città: durante i tre anni in cui ho indossato la maglia dell’Olbia ho viaggiato ogni giorno per fare allenamenti e partite. Perché ho deciso di stare qui e riportare la famiglia a vivere in città, vicino a parenti e amici. Era un passaggio obbligato”.

Chiudiamo la parentesi Nuorese e parliamo delle squadre professionistiche sarde. Cominciamo dal Cagliari, che hai affrontato di recente in amichevole proprio qui al Quadrivio. Qual è il tuo giudizio sulla squadra di Ranieri, che a Sassuolo si giocherà la permanenza in Serie A?

“È stata una stagione difficile, fatta di alti e bassi. Il Cagliari è tornato nelle sabbie mobili della bassa classifica e sicuramente la partita contro il Sassuolo sarà decisiva, anche perché non ci sarà bisogno di aspettare i risultati delle altre dirette concorrenti. Da tifoso del Cagliari e da sardo d’adozione spero in una vittoria del Cagliari perché merita di stare in Serie A: per la squadra, per la sua storia e soprattutto per i suoi tifosi. Faremo quindi il tifo per i rossoblù. Non sarà facile, però credo che la squadra sia in un buon momento di forma, togliendo la gara contro il Milan. Contro il Lecce, se fosse rimasto in undici contro undici, per me poteva arrivare la vittoria. Poi ovviamente gli episodi possono fare la differenza nel destino del Cagliari, ma sono convinto che contro il Sassuolo sarà una bella partita e Ranieri porterà a casa i tre punti”.

In base alla tua esperienza, come si gestiscono questi momenti in cui ci si deve giocare una salvezza all’ultimo dopo un campionato, come quello del Cagliari, ricco di alti e bassi?

“In queste situazioni sono i giocatori con maggiore esperienza che devono prendere in mano lo spogliatoio. È fondamentale non perdere la testa e lo dico per esperienza personale. Nei tre anni con l’Olbia abbiamo vissuto una situazione simile a questa: i più esperti hanno fatto la differenza, ma non significa che i giovani non l’abbiano fatto. Ma i senatori trascinano gli altri perché hanno più esperienza, magari in Serie A come nel caso del Cagliari. Se i più esperti sono tranquilli, anche gli altri lo sono. Le gambe sono comandate dalla testa e se la testa è quella giusta il Cagliari allora porterà a casa i tre punti. Non sarà un percorso senza problemi, ma i rossoblù hanno le carte in regola per poterlo fare”.

Nella rosa del Cagliari c’è un difensore esperto come Yerry Mina, che ha cambiato il volto della retroguardia rossoblù dal suo arrivo in Sardegna. Come giudichi il suo impatto?

“Mina è un difensore fortissimo. Lo conoscevo già perché lui ha giocato nel Palmeiras, che è la squadra che tifo in Brasile e ho avuto modo di vederlo giocare. Lui ha dato una grossa mano alla difesa del Cagliari e tutti i suoi componenti, su tutti Dossena, hanno trovato in lui un giocatore d’esperienza e che gli ha insegnato alcune cose. Mina è diventato un esempio per i compagni che hanno poca esperienza in Serie A. Il suo arrivo ha cambiato tantissimo la difesa del Cagliari, con Ranieri che ora può giocare a tre o a quattro. Indubbiamente ha dato una grande mano”.

Dalla Serie A passiamo alla Serie C. Parliamo dell’Olbia, tua ex squadra, che ha vissuto una stagione disgraziata. Quanto ti è dispiaciuta la retrocessione dei bianchi in D?

“Ci sono rimasto molto male. Ho passato un’intera stagione a guardare i risultati dopo ogni nostra partita, come facevo d’altronde a Olbia per le gare della Nuorese, del Livorno e del Potenza. Ogni volta che vedevo le cose non andare nel verso giusto, ci rimanevo davvero male. Nei tre anni a Olbia mi sono trovato benissimo e ho lasciato tanti amici, vedere la squadra retrocedere in D fa male. Purtroppo anche io ho provato il dolore della retrocessione con il Livorno e so benissimo come ci si sente quando si scende di categoria. Spero che la società si risistemi a dovere, perché giustamente, dopo una retrocessione, ci sono molte cose da cambiare e bisogna capire bene da dove si vuole ripartire. Credo però che l’obiettivo dell’immediata risalita sia la cosa più importante”.

Umore del tutto opposto per la Torres, reduce da un’annata storica, culminata con il secondo posto nel girone B di Lega Pro e con la qualificazione ai playoff. Qual è il tuo giudizio sui rossoblù di Alfonso Greco?

“La Torres ha fatto un campionato fantastico. Ha avuto la sfortuna di trovare un Cesena che ha fatto una stagione perfetta, dominando il campionato da quando è arrivato in vetta alla classifica. Ora per i rossoblù accedere direttamente al secondo turno nazionale dei playoff può avere pro e contro: è positivo entrare da seconda perché ti dà dei vantaggi, lo è meno essere rimasti fermi per molto tempo e non avere partite ufficiali nelle gambe da diverse settimane. Ma in ogni caso sarà bello vedere la Torres nei playoff, anche perché ci sono tante squadre blasonate e forti: lo dico da sardo d’adozione e non da tifoso del Cagliari o da ex capitano dell’Olbia, perché la rivalità, in queste situazioni, è sempre giusto lasciarla da parte. Penso che avere una squadra in Serie A e una in B sarebbe una bella occasione per l’Isola. Sarebbe bello vedere anche l’Olbia in cadetteria, ma ora in lizza c’è la Torres e se dovesse riuscire ad andare in B, per la Sardegna calcistica sarebbe un bel salto in avanti. Indubbiamente tutto questo farebbe bene al movimento calcistico sardo e più in generale alla nostra terra. Non dobbiamo pensare alle rivalità che portano solo cose negative. Lo sfottò ci può stare tra le tifoserie però bisogna anche vedere la realtà dei fatti. Purtroppo la Sardegna, in generale, non vive un bellissimo momento e quindi il calcio può portare un po’ di entusiasmo e di cose belle”.

A proposito di calcio sardo, qual è il tuo giudizio sulla Natzionale Sarda di Vittorio Pusceddu che sarà impegnata nella Corsica Cup 2024? Che aspettative hai per questo torneo?

“Sicuramente positive, anche perché ci sono dei ragazzi che sono stati convocati per la prima volta nel nostro gruppo. Ci sono tanti giovani ma sono sicuro che mister Pusceddu saprà gestire bene la situazione. È un movimento che dobbiamo portare avanti perché la Sardegna merita di avere la sua Natzionale, visti i tanti giocatori presenti sul territorio. Purtroppo tra playoff e vittorie di campionati, tanti ragazzi non hanno potuto rispondere alla chiamata della Natzionale Sarda. Anche io, ahimè, non potrò essere presente per motivi familiari, però ci sarò con il cuore. Farò il tifo per i ragazzi perché onoreranno la nostra Sardegna e cercheremo di vendicare la sconfitta subita ad Olbia ai calci di rigore nel 2019 (ride, ndr)”.

In chiusura un focus sul campionato di Promozione. Chi ti ha particolarmente impressionato tra i tanti giocatori che hai affrontato?

“Ci sono tanti giocatori giovani e di prospettiva in questo campionato. Uno che mi ha colpito particolarmente è Emanuele Fini, figlio di Michele, che gioca nello Stintino e che per un periodo è andato a giocare in Ecuador dove allenava suo papà. Mi ha impressionato nella partita che abbiamo giocato contro di loro. Ma in generale nel campionato di Promozione ci sono tanti giovani bravi che si stanno mettendo in evidenza. La Nuorese sta facendo un bel lavoro, riportando i giocatori nuoresi in prima squadra e creando di nuovo il settore giovanile: questo deve essere un passo in avanti che devono fare tutte le società. Si tratta di un investimento per il futuro ed è sicuramente una risorsa importante per le società. Tra i giocatori della Nuorese cito Alessio Demurtas, classe 2005: se vivrà il calcio come una passione e con la volontà di misurarsi con altre categorie ha certamente le capacità per fare bene. Perché sappiamo che sono tante le componenti che ti portano a diventare calciatore professionista. Lui, però, ha tutte le carte in regola per diventarlo. Io ho cercato di aiutarlo in questo periodo che sono stato suo compagno di squadra. Spero per la sua felicità che possa fare il salto di categoria nel più breve tempo possibile”.

dall’inviato a Nuoro Francesco Aresu

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