Gianfranco Ibba con Bartosz Salamon

Ibba: “Nandez, il nuovo Nainggolan. Sul calcio sardo…”

Interessante chiacchierata con l’ex preparatore atletico del Cagliari, ora allenatore della San Marco Assemini.

Dal Cagliari di Maran al “suo” Cagliari, quello dove è stato preparatore atletico (nelle giovanili e in prima squadra) dal 1991 al 2017. Dal futuro dei calciatori sardi alla salute del calcio isolano. Abbiamo fatto una chiacchierata con mister Gianfranco Ibba, ora alla San Marco Assemini, su vari temi.

Mister Ibba, partiamo da un punto che preoccupa i tifosi del Cagliari: quanto è complicato l’infortunio di Nainggolan?

Non conosco il grado della lesione ma anche ipotizzando sia di primo grado sono necessarie 3-4 settimane di stop per infortuni di questo tipo. Anche perché il polpaccio è un muscolo che utilizzi sempre. Sicuramente lui è un giocatore che ha delle criticità strutturali su questa muscolatura perché già in passato ha avuto problemi simili. Negli atleti è normale, basta una postura, un appoggio errato del piede. Prendiamo per esempio Chiellini: lungo la sua carriera ha avuto numerosi problemi ai gemelli. 

Parlando di Nainggolan in città c’è polemica nei confronti di Maran con i tifosi che lo vogliono da trequartista. Qual è la posizione migliore per Radja in questo Cagliari?

Io mi rifaccio al miglior Nainggolan, quello visto con Spalletti a Roma. Per me Radja deve giocare da trequartista. Perché può essere molto pericoloso, non solo per i tiri di potenza da fuori area ma anche perché recupera tanti palloni in zona offensiva e può creare occasioni da gol. Ricordo quando lo prendemmo dal Piacenza, dove giocava come mezzala offensiva poco avvezza ai dettami tattici. Ora è cresciuto molto ed è cambiato ma credo che dietro alle punte possa rendere maggiormente.

Due sconfitte e una vittoria, dove deve crescere ancora questo Cagliari?

Deve crescere ancora in tutto, è presto. Sicuramente è una buona squadra ma manca ancora come gruppo, ci vuole tempo per far ambientare i giocatori nuovi. 

Il campionato è partito con la sfida a Cellino, cosa ha provato e che differenze nota tra i due presidenti?

A Cellino devo tutto, gli sono riconoscente perché ha creduto sempre in me e mi ha dato tante opportunità. Con Giulini ho fatto tre anni, è un presidente che sta lavorando e sta facendo tanto per questa società. Certo come tutti gli esordienti in questo mondo ogni tanto sbaglia ma è normale.

Si aspettava un mercato così?

Qualcosa è arrivata in modo casuale però Giulini ha investito tanto perché vuole un risultato importante per il centenario. Non sarà comunque semplice, per ora il miglior risultato resta quello ottenuto con Rastelli, che a mio avviso è un allenatore che a Cagliari è stato penalizzato eccessivamente dai commenti della piazza. 

Chi sarà la sorpresa di questo Cagliari?

Penso Pellegrini, è un terzino sinistro giovane e duttile. Al Mondiale U20 ha dimostrato di essere un giocatore di grande prospettiva non solo per la Serie A ma anche per la Nazionale.

L’uomo di questa prima parte di stagione però è stato Nandez, fisicamente si è confermato molto forte chi gli ricorda del suo Cagliari?

Lo paragono al primo Nainggolan. Entrambi sono dei trattori non li fermi facilmente. Ma attenzione perché Nandez non è solo corsa sta dimostrando di essere anche uno con ottimi margini di crescita tecnica

Rivedremo Pavoletti in primavera o il recupero è più lungo per infortuni di questo tipo?

Dipenderà dal suo recupero ma in casi come stop così gravi difficilmente si accelerano i tempi. Sarà importante rispettare le tappe biologiche dei 6-7 mesi. Inoltre non dimentichiamoci che dopo un infortunio così al momento della ripresa degli allenamenti il giocatore dovrà ritrovare sensazioni e fiducia sull’appoggio e sulle varie situazioni di gioco. 

Parliamo di giovani: con lei anche quest’anno c’è il portiere Werther Carboni, uno che, come tanti altri buoni prospetti sardi, ha poi faticato a imporsi, qual è il problema?

Iniziamo a considerare che avere il solo Cagliari come settore giovanile strutturato penalizza l’intero movimento isolano. Poi con i giovani ci vuole un mix di pazienza e di coraggio. A volte devi essere bravo a risparmiarli perché non sono ancora pronti e altre volte devi avere fiducia e buttarli nella mischia. Ma non è semplice, gli allenatori vengono giudicati subito e spesso preferiscono non usare i giovani ma affidarsi a giocatori che conoscono meglio. Adesso, per esempio, Pinna dovrebbe giocare ma Maran giustamente deve difendere alcune sue scelte sulla fascia e soprattutto deve cercare il risultato. 

In che salute è il calcio sardo?

Non in buone condizioni. E non solo perché di fatto ci sono solo Olbia e Cagliari tra i professionisti. Il problema sta alla base. Io vedo squadre dilettantistiche che non fanno crescere ragazzi del territorio ma che spendono tanti soldi per portare giocatori da altre regioni. Ne paga tutto il movimento così. Da poco ho seguito la juniores e mi sono accorto di quanto si sia abbassato il livello. In questo modo ci sarà sempre meno ricambio di qualità per le società sarde e sarà sempre più difficile far crescere calciatori isolani importanti. 

Chiudiamo con una domanda sulla sua San Marco, che obiettivi si è dato?

Abbiamo costruito una squadra a basso costo e l’obiettivo è la salvezza. Ma puntiamo a crescere sotto molti aspetti al di là del campo. Ho cercato di portare l’attenzione per i dettagli che si mette tra i professionisti anche nei dilettanti. Abbiamo per esempio allenamenti specifici fatti con l’analisi video. Credo che sia questo il lavoro da fare alla base per far crescere i ragazzi e tutto il movimento. 

 

Roberto Pinna

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