Il calcio che fu | Anche loro calciatori: i fratelli Medda

Una serie di “quadretti” di calciatori del passato cagliaritano e non solo, a cura di Nino Nonnis.

Giocatori insospettabili. Nel rione Marina tutti hanno conosciuto e ricordano i meriti e la passione di signor Medda per il calcio. Veniva da Gonnostramatza e ha ricreato alla Marina il suo temperamento paesano. Ha avuto due figli maschi, calciatori per passione e trascorsi, molto diversi l’uno dall’altro e anche loro hanno avuto gloria di quartiere e nessuno ne riporta le gesta, come la loro passione ed eredità paterna meriterebbe.

Uno di loro è conosciuto per altri meriti, è stato un portiere e possiede vari record di battibilità. Da grande ha scoperto il gusto per la corsa, che aveva già praticata anche in campo, giocando all’ala destra. Quando l’ho visto la prima volta mi sono chiesto dove volesse andare. Appena prendeva il pallone si ingobbiva e correva trafelato sull’out, sperando di crossare, cosa che cercava di fare appena vedeva la bandierina del calcio d’angolo. La sua era una ricerca di corsa, non si spiega altrimenti la sua pervicacia in quella fatica inutile: anche 30 metri di corse per poi perdere il pallone. Vista l’inutilità del gesto si è lasciato convertire da Zorcolo alla corsa e adesso, sempre senza pallone, riesce a farsi piccole maratone e frequentando Zorcolo ha perso il concetto di limite.

Se lo fate parlare vi spiega che il suo gioco era come quello di Garrincha: una sola finta, sempre la stessa, tutta la vita, ogni volta riuscita. Anche lui tutta la vita stesso movimento, dritto sull’out senza sterzare, molte volte continuava anche senza pallone.

Il fratello Maurizio ha caratteristiche molto diverse, come sarebbe piaciuto a suo padre. È dotato di buoni piedi, e di buone gambe, la moglie dice orgogliosa che ha gambe di calciatore. Infatti in casa gira in pantaloncini corti anche d’inverno. Possiede senso del gioco, senso tattico, della posizione, e si è sempre allenato per diventare un buon allenatore esercitandosi in campo.

Diversamente dal fratello Massimiano, che fa ridere in campo e fuori, lui strappa solo consensi che non hanno bisogno di battute se non quelle necessarie per un buon lancio.

Il calcio però non è solo una dotazione personale, una ricchezza personale, è anche un patrimonio di ricordi, fatti di partite, formazioni, squadre di amici, contro rivali e altri amici, rivali per 90 minuti. Un patrimonio di storie rionali, personaggi, miti, che ti porti dietro tutta una vita, per poter dire di averla vissuta e condivisa e se non sei eroe di una nazione, di una città o di un paese, lo sei per condiscendenza e perché la passione ha un appagamento in se stessa, anzi ha valore quanto meno dotazione hai, come dimostra uno di questi due fratelli.

Nino Nonnis

AL BAR DELLO SPORT

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