Il calcio che fu | Rossano Farci

Una serie di “quadretti” di calciatori del passato cagliaritano e non solo, a cura di Nino Nonnis.

Ha vissuto una doppia vita, non sacrificando mai la sua passione per il calcio, pur onorando al meglio una professione. Mio figlio gli deve il sorriso.
Ha giocato da ragazzo nelle giovanili del Cagliari e ha continuato a coltivare questa passione che in lui non aveva le attese di una carriera, è stata una passione totalizzante che non ha mai subito cali, perché per lui ha rappresentato trovarsi con amici, ridere e scherzare, e infatti non era solo movimento, salute, sfogo, era ritrovarsi con amici, il tunnel era uno scherzo, una rabona una smargiassata, un marcamento stretto una fase di contatto compromettente.

Quasi un rito sociale composto di vari momenti, come una funzione religiosa: appuntamento, partitella, cena, talvolta penso anzi che giocassero per avere elementi per fare casino a cena dove si scopriva che qualcuno giocava solo per potere smaltire preventivamente quella cena. La spesa dipendeva dal fatto che ci fosse o meno Dasara, che è un grande giocatore dai piedi buoni e dal metabolismo mirabolante. Io lo consiglio come dieta per chi vuole dimagrire. Andate a mangiare con lui, vedendolo in azione vi verrà al solo guardarlo una salutare nausea da cibo.
Ho partecipato anche io alle loro partite del giovedì all’Amsicora e quando ho smesso ne hanno risentito un po’ tutti, ma solo perché sono degli inguaribili piglianculo. Si divertivano un casino quando non raggiungevo un pallone e di più quando lo raggiungevo. La cosa mi faceva piacere, perché se in un gruppo nessuno scherza con te o ti prende in giro è meglio che te ne vada: nisciunu ti cagara.
Adesso potrei solo andare alle cene dopo partita che per loro sono come un terzo tempo. Ci sono persone che carismaticamente o per impegno riescono a essere aggreganti. Rossano è uno di questi, un archetipo. Quando smetterà del tutto, la mancanza sarà avvertita dagli altri, col pericolo che diventino tutti ex di una grande cricca alla quale tutti dicono di avere fatto parte, anche se con solo due partitelle.

Curiosamente Rossano ha avuto tutte donne che non amavano il calcio. Diversamente da Balotelli lui sa che non le ha conquistate con la Lamborghini, per il suo stop di collo, e non si sono innamorate dei suoi piedi buoni. Non so se sia un fatto perseguito, però di sicuro in questo modo Rossano ha potuto permettersi regolari scappatelle nel torneo amatori. Ha provato l’ebbrezza della trasgressione. Con qualcuna si rivolgeva in termini calcistici “Scendiamo in campo?”, “Siamo uno a uno, facciamo la bella?”, “Togliti la tuta chè facciamo riscaldamento”. La smetto perché sento un dolorino a un dente e in certi casi Rossano è vendicativo, ma solo per divertirsi a tue spese. Ma io non ti pagherò.

Nino Nonnis

AL BAR DELLO SPORT

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