Il complesso di insularità

La battaglia per l’insularità catalizza l’attenzione dei media sardi e scatena il dibattito dentro e fuori dal palazzo della politica.

È ormai da tempo che diversi politici nostrani si battono per una battaglia che riesce a catalizzare l’attenzione dei media isolani. Il concetto potrebbe suonare quasi come una grave forma di invalidità: il riconoscimento dell’insularità. Addirittura, in Costituzione. Diagnosi terribile per te cara Sardegna: sei un’isola.

Da quanto tempo esserlo è diventato cosa sgradevole? Esistono isole molto meno fiorenti e rigogliose della Sardegna, sotto molti aspetti, che tuttavia eccellono e surclassano la stessa in termini di ricchezza, benessere e abbondanza per i propri cittadini. Cosa sarà: il caso? La sfortuna? O, forse, la storia? Che cosa determina la “fortuna” di tante, e la “sfortuna” di altre come la Sardegna, che sembra invece condannata allo spopolamento, all’assistenzialismo, all’insularità? Essere un’isola al centro del Mediterraneo non può essere, di per sé, una sfortuna. Al contrario, potrebbe e dovrebbe essere un vantaggio. E in un’epoca lontana, sicuramente lo è stato anche per la Sardegna.

Se la parte “esterna” dell’isola, quella cioè che guarda alle relazioni che essa può (o meglio potrebbe) avere con gli altri, è determinante per la sua “fortuna” o “sfortuna”, lo è ancora di più la relazione che l’isola ha (o meglio dovrebbe avere) con sé stessa. Se l’isola pensa di essere svantaggiata, lo sarà. Inevitabilmente. Si tratta di psicologia spicciola. Si tratta di autostima e consapevolezza nelle proprie capacità. Ognuno è artefice del proprio destino. Il bilinguismo è una realtà che la Sardegna potrebbe vantare con orgoglio, un gioiello, un unicum nel mondo. A poco serve tuttavia, se questa preziosa risorsa viene considerata una vergogna, un qualcosa da nascondere, da non coltivare. I bambini che crescono imparando più lingue hanno capacità di apprendimento decisamente più elevate di chi studia una sola lingua. E questo accade a prescindere dalla lingua che si studia. Non importa che le lingue siano italiano e sardo, inglese e gallese, francese e còrso, basco o spagnolo, berbero, arabo o francese.

L’importanza della storia è un altro esempio. Sempre ragionando in termini di autostima e consapevolezza personale, quanto è importante conoscere la propria storia? Le esperienze vissute non formano forse l’identità delle persone? Il modo in cui raccontiamo ciò che accade nella nostra vita plasma la mente in maniera netta e decisa. E allora ecco che la storia millenaria di un’isola, di un popolo, viene dimenticata e misconosciuta, sino a che l’isola non perde definitivamente la propria identità, pensando di essere qualcun altro. Pensando di essere una penisola, ad esempio. Finendo così inevitabilmente nella più grave patologia esistente: il complesso di insularità.

Enrico Zanda

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