Il curioso caso di Marko Pajac

Il Cagliari è un cantiere aperto. Una ristrutturazione che parte dagli esterni di difesa, passa per la mezz’ala di centrocampo (appena la cessione di Barella sarà ufficiale) e termina con la ricerca del partner ideale di Pavoletti.

Una ridda di nomi tra l’improbabile e il possibile, dove districarsi è alquanto complicato. In questo contesto nebuloso si inseriscono anche i giocatori tornati alla base dopo il prestito, il cui futuro appare però incerto. In particolar modo i due rientranti da Empoli, dato che con la retrocessione dei toscani è decaduto l’obbligo di riscatto: così Diego Farias e Marko Pajac sono tornati a tutti gli effetti due giocatori rossoblù. Per il brasiliano appare scontata la cessione, per due motivi: sia perché pare avere discreto mercato e, soprattutto, perché in Sardegna (probabilmente e per volontà di ambo le parti) ha fatto il suo tempo.

Diverso, invece, è il discorso per il croato. A gennaio il Cagliari ha optato per la cessione al club toscano, concedendogli addirittura l’obbligo di riscatto in caso di permanenza nella massima serie. Un chiaro segnale dell’intenzione di non puntare sull’ex Perugia, per l’immediato e forse per l’avvenire. Molteplici i motivi: “Non è adatto a fare il terzino nella difesa a quattro” è stato il più gettonato. Eppure, nelle poche occasioni in cui è stato chiamato in causa non ha demeritato, quantomeno non più di altri colleghi che godevano di maggiore considerazione come Padoin e Lykogiannis. Ogni disattenzione di Pajac, però, pareva peccato mortale a differenza degli errori degli altri terzini sinistri – o presunti tali –, derubricati alla voce “Tutti possono sbagliare”, frase seguita dalle puntuali e copiose chances di riscatto.

Morale della favola, tra calciatori adattati o dalle dubbie qualità si è arrivati a gennaio senza un elemento che risultasse affidabile nel ruolo, con l’ormai palese sensazione che la manovra del Cagliari risultasse monca sull’out mancino. Per porvi rimedio, il sodalizio presieduto da Giulini ha optato per l’ingaggio del giovane Pellegrini dalla Roma. Curioso, però, che si sia deciso di bocciare repentinamente e di liberarsi – a causa della scarsa propensione difensiva – dell’unico esterno basso in rosa con gamba, tiro e piede educato, ingaggiando un giovane di 19 anni in prestito secco, quasi a digiuno di esperienza nei campionati professionistici, peraltro nato come esterno alto d’attacco. Il ragazzo scuola Roma è partito subito titolare, con la manovra che ne ha beneficiato immediatamente ma, come l’omologo appena ceduto, mostrava carenze in fase di copertura e nelle diagonali difensive. In barba al leitmotiv del primo non prenderle, che sembra guidare le scelte di Maran, i benefici però si sono dimostrati maggiori dei rischi e Pellegrini non è più uscito dall’undici base.

Il Cagliari ora vorrebbe tentarle tutte per strappare ancora il ragazzo alla dirigenza giallorossa. Ma allora perché non puntare con decisione proprio su Pajac? A Empoli il croato ha dimostrato di poter stare alla grande nella massima serie, bissando le ottime prestazioni dell’anno trascorso a Perugia tra i cadetti, per giunta firmando anche due reti. Assist e tecnica risultati fondamentali nel “quasi” miracolo della squadra toscana, uniti a una duttilità che lo rende adatto a tutti i moduli sia da esterno basso che alto.

Un potenziale ancora inespresso e da scoprire. A patto che ne gliene sia data realmente occasione. Non una certo, ma almeno…un Pajac!

Mirko Trudu

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