#6 | Le 10 fasi della vittoria contro una grande

Ultimo Tango a Cagliari | Racconti, emozioni e deliri in rossoblù. Di Andrea Valentini

Tanto tuonò che piovve. Alla fine il Cagliari ci ha regalato una gioia che mancava da troppo tempo: l’upset contro una grande squadra.
Vedete, dal momento che non considero il Milan di due stagioni fa una big (tantomeno all’ultima giornata in clima balneare), per trovare una soddisfazione simile devo scorrere il mio archivio mentale da tifoso fino a ben prima della retrocessione.
Ieri sera, finalmente, ho potuto ripercorrere i 10 momenti emotivi che contraddistinguono le (poche) vittorie del Cagliari contro ogni pronostico.

1. Rassegnazione
Proprio perché siamo abituati a non ribaltare le previsioni degli allibratori, ci avviciniamo alle sfide contro le prime quattro con uno stato d’animo che solo il tifoso rossoblù conosce.
Qualcosa che si pone tra “tanto perdiamo” e “speriamo arrivi presto la prossima”. Non lo augurerei al peggior nemico.

2. Auto-convincimento
“Ma sì, dai, mica potrà sempre andare male”.
“Oh, in fondo manca Icardi” e tutta una serie di fesserie che raccontiamo a noi stessi per crederci almeno un pochino.
Insomma, si parte da 0-0, giusto?
Pensiero davvero rassicurante.

3. L’ingresso in campo
Questo punto vale soprattutto in casa.
È il momento magico in cui la bolgia della Sardegna Arena accoglie i ragazzi, e dà un caloroso (bollente…) benvenuto agli ospiti.
Naturalmente è più facile apprezzare questa fase se si è presenti allo stadio, ma anche dal divano un brivido lungo la schiena ci suggerisce che stavolta sì, potremmo farcela.

4. La partenza gagliarda
Anche questa è una peculiarità delle partite in casa.
Normalmente partiamo benissimo, i ragazzi hanno studiato e sono carichi come O’Neill di sabato sera.
Pressiamo alti, mordiamo le caviglie, litighiamo con la fighetta di turno dopo opportuno intervento intimidatorio.
Insomma, dai, ci gasiamo oltre il dovuto.
Temperatura: tipi che riforniscono le caldaie del Titanic col carbone.

5. Il gol del vantaggio
Spesso è bello quanto illusorio.
Ricordate Pinilla contro la Juve, con esultanza rabbiosa e coinvolgente, prima dello show in negativo di Adàn?
Oppure il capolavoro di Sau contro il Milan, prima che Balotelli ci castigasse su punizione?
Ebbene, ieri ci ha pensato Ceppitelli (d’accordo, feat. Perisic) ad infiammare lo stadio. Personalmente, ho pensato di aver già visto quel film un milione di volte.
Temperatura: Pompei, 79 d.C.

6. La palla-gol sciupata
Talvolta, va letta perfino al plurale.
Paolo Pancrazio Faragò, ieri sera, ha cestinato il 2-0 dopo un miracolo di Handanovic, spedendo in curva il tap-in.
Ionita al volo ha avuto una buona opportunità. Ancora Faragò ha gettato alle ortiche un’altra occasione.
È la dura legge del gol, cantavano gli 883, ed infatti vai al punto 7.

7. La doccia fredda
Il gol di Lautaro Martinez, in anticipo su una difesa a presepe, ci ha gelati.
Perché non avevamo nemmeno finito di esultare, quando El Toro ci ha riportati alla cruda realtà.
E poi, come dicevamo, ci puniva appena dopo il possibile raddoppio.
Temperatura: ultime parole di Jack Dawson in Titanic.

8. L’errore arbitrale
Errore che ieri il signor Banti di Livorno non ha commesso, né in buona né tantomeno in malafede.
Inguaribile pessimista, me lo aspettavo da un momento all’altro, se non altro dopo i pianti nerazzurri in seguito al torto subito nel finale di Fiorentina-Inter.
Che bello essere smentiti.

9. “Dai, quando arriva la fregatura?”
Eddai, lo so che lo pensate anche voi!
Pensate all’ultimo Cagliari-Napoli: nel momento esatto in cui Andreolli commise un fallo inutile su Mertens, abbiamo capito che Milik stava per darci un dispiacere sotto forma di chirurgico mancino a giro.
Nella serata di ieri, c’è stato spazio per almeno due momenti simili: il miracolo di Cragno a deviare sul palo il destro di Lautaro, ed il rigore sbagliato da Barellino.
Quante te ne ho dette, Niccolò!
Grande partita del nostro baby leader, ma non era forse scritto che dopo il suo errore dal dischetto avremmo subito il pareggio in extremis, chiaramente con un orribile gol in mischia?

10. L’apoteosi
Come fare a non subire gol in mischia nel recupero? Non concedere alcuna mischia in area!
E allora, ecco l’esplosione liberatoria, l’urlo tarzaniano che solo chi lotta costantemente per la salvezza ha imparato ad emettere.
Torniamo a battere una grande del Nord, torniamo a prendere per il culo qualche collega (che poi è l’unico motivo per cui tifiamo), torniamo a vivere una settimana col mondo che scorre a colori.
Mi aspetta una dura giornata di lavoro?
Che importa? Pavoletti ha purgato l’Inter di destro al volo.

Grazie ragazzi, ne avevamo davvero bisogno.
Avanti Casteddu!

Andrea Valentini

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