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Le Pagelle | Cagliari-Verona, incubo Lovato nel dramma generale rossoblù

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I nostri giudizi sul Cagliari di Walter Mazzarri nella partita contro l’Hellas Verona della Unipol Domus.

Cragno 6: ritarda lo svantaggio superandosi su Hongla, fa altrettanto per il raddoppio su Faraoni. Ma i suoi sforzi sono vani e l’Hellas segna con lui incolpevole.

Goldaniga 4,5: il suo rientro non porta nessuna solidità, anzi. Svagato, lontano dall’uomo, poco aggressivo in marcatura su Caprari. Esce dopo l’ennesima distrazione su Caprari in apertura di ripresa. Dal 50′ Carboni 6,5: non che ci volesse tanto impegno per fare meglio del compagno, ma comunque entra bene in partita. Giusta cattiveria, attenzione alta, nessuna sbavatura e anche un giallo speso bene.

Lovato 3,5: l’approccio è terribile, il prosieguo se possibile perfino peggio. Soffre Simeone anche su situazioni banali, mette lo zampino sul gol dello svantaggio e tiene in gioco Caprari sul secondo sbagliando completamente i movimenti. Contro la sua ex squadra la peggiore prestazione della sua stagione che non viene compensata da un secondo tempo quasi sufficiente.

Altare 7: è l’unico che nel primo tempo sembra crederci sempre. Non solo la traversa di testa, non solo il recupero che porta al tiro di Joao Pedro, ma attenzione costante e voglia che non manca mai. Peccato predichi nel deserto e che sia spesso costretto a fare un lavoro non suo, quello del play.

Bellanova 5: la sua partita è tutta di tentativi di accendersi senza trovare mai lo spazio per la sfuriata decisiva. Ci prova più di altri, ma i risultati non sono migliori. Esce senza che il suo apporto sia quello dei tempi migliori. Dal 75′ Pereiro 5: entra troppo tardi e non è di certo colpa sua, si accende soltanto per pochi secondi servendo una palletta a Joao Pedro senza successo. Troppo leggero per una gara che aveva bisogno di una scossa.

Marin 4: perde ogni duello, fisicamente travolto da Hongla non trova mai la posizione. Quando c’è da tirare fuori l’orgoglio sembra sparire e impaurirsi, dovrebbe essere un valore aggiunto ma è solo un elemento negativo in più. Esce con una delle peggiori prestazioni della sua esperienza in rossoblù.
Dal 46′ Nández 5,5: entra bene con tutta la grinta e la carica che gli appartengono, ma piano piano si spegne finché, confinato sulla fascia, sparisce completamente dalla contesa.

Grassi 4,5: non riesce a dare né equilibrio né geometrie, il centrocampo viene travolto e lui crolla assieme ai compagni. Troppo lento quando la palla dovrebbe girare veloce.

Deiola 4: sbaglia appoggi ma soprattutto oltre la solita grinta non mette niente di più. E anche come spirito è meno incisivo del solito. Non si vede mai, né in chiusura né in supporto all’azione. Se non fosse stato sostituito difficilmente ci si sarebbe accorti della sua presenza.
Dal 46′ Rog 5,5: unico merito la punizione conquistata per il due a uno, poi troppi errori tra calci d’angolo e punizioni tirate senza precisione.

Dalbert 4: unica nota lieta una diagonale che salva un gol, ma per il resto è responsabile della prima rete assieme a Lovato e sbaglia ogni scelta. Se mettesse nella partita la stessa rabbia che mette nel richiamare i compagni – da che pulpito poi – le prestazioni sarebbero completamente diverse. Invece perde tempo ed energie in incomprensibili richiami.

Joao Pedro 5,5: un tiro di pregevole fattura e nulla più per un’ora, poi la perla su punizione. Unici due lampi della sua partita. Cade con troppa facilità non capendo che Orsato certi interventi non li fischia mai, perde quasi tutti i duelli, non riesce a incidere. La volontà non manca, supporta i compagni dopo ogni errore, ma per essere almeno sufficiente la psicologia non basta.

Keita 4,5: unico lampo la traversa, prima e dopo viene sistematicamente anticipato da tutti gli avversari che si trovano dalle sue parti. La squadra non gioca per sfruttarne le caratteristiche, ma lui non fa nulla per adattarsi. Dal 50′ Pavoletti 5: dentro e dieci secondi bastano per il giallo di gomito. Poi prova a vincere duelli aerei, ma non riesce a fare niente di più che spizzare alcuni palloni. Non si vede mai davanti.

Mazzarri 2: uno contro uno a tutto campo, la squadra più aggressiva della Serie A, i punti meritati che non arrivano. Questa la narrazione, poi c’è la cruda realtà di un allenatore che ha perso da tempo il telecomando per guidare i suoi uomini, la cui tensione più che aiutare danneggia i giocatori, che non riesce mai a mettere in campo un piano B. Gli alibi sono finiti e ora anche le possibilità di raccontare il suo Cagliari diverso da quello nei fatti.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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