Cagliari, buio pesto a San Siro

I nostri giudizi sulla prestazione del Cagliari al Meazza di Milano: l’Inter elimina i rossoblu dalla Coppa Italia.

Olsen 6: non ha grosse responsabilità sui gol, prova a richiamare la squadra continuamente senza successo. Nella ripresa riesce a sporcarsi i guanti su Barella e Biraghi.

Faragò 4,5: per 45 minuti spinge poco e quando lo fa conferma i suoi limiti sia tecnici che di personalità, inoltre soffre ogni volta che Dimarco lo affronta. Migliora nella ripresa, ma partecipa anche lui alla debacle difensiva.

Pisacane 4: di fronte a Lukaku vede i sorci verdi per evidenti difficoltà fisiche, sul due a zero è peraltro colpevole di sonno profondo.

Walukiewicz 4: inspiegabile il movimento a raddoppiare Lukaku sul raddoppio nerazzurro così come conferma l’impressione di troppa staticità data già a Torino.

Lykogiannis 4: fa capire il perché non salga quando prova a farlo, tra cross senza mordente e buchi lasciati alle spalle sui quali Barella e Lazaro vanno a nozze.

Nandez 5: uno dei pochi che almeno mette verve e grinta, ma è altrettanta la confusione che diffonde in mezzo al campo tenendo poco la posizione. Nella ripresa gioca più esterno ed è maggiormente disciplinato tatticamente. (dall’80’ Birsa SV: si piazza sulla fascia destra, ma appena entrato arriva l’angolo del poker avversario. Non la migliora maniera di riassaggiare il campo).

Oliva 5: inizio da incubo, appena 20 secondi per regalare con una verticalizzazione a servire Lukaku il vantaggio all’Inter. Sconvolto dall’errore, sbaglia ogni passaggio fino al ventesimo, per poi limitarsi al compitino. Si salva da un’insufficienza pesante con la stoccata del gol.

Ionita 4,5: sovrastato da Barella, sembra giocare con il freno a mano tirato ed è spesso nella terra di nessuno, senza marcare e nemmeno affondare. Si allarga a sinistra nella ripresa, ma la prestazione non cambia.  (dall’80’ Joao Pedro SV: entra per la speranza, ma giusto in tempo per vedere il gol che chiude la gara)

Nainggolan 5: mentalmente appare dentro la gara, purtroppo però urla nel deserto e presto passa da incoraggiamenti a tentativi di scossa anche duri. Né la carota né il bastone funzionano e da solo può fare pochissimo, almeno si rende pericoloso con il palo.

Castro 4: completamente fuori dal gioco, caracolla nel suo vagare nella trequarti assolutamente sotto ritmo e con la testa altrove. Maran lo lascia negli spogliatoi dopo i peggiori 45 minuti della sua storia rossoblù.  (dal 46′ Rog 6,5: cambia volto al centrocampo con la sua abilità nel capire i tempi di gioco e sfruttando il rallentamento fisiologico degli avversari. Dal suo classico strappo arriva il palo, dalla una sua verticalizzazione l’azione del gol).

Cerri 4,5: dovrebbe far salire la squadra tenendo il pallone, ma Il risultato sono sponde sbagliate, imprecisione e nessun tiro in porta. Pur se isolato, ci mette tanto del suo per restarlo. L’assist di tacco per Oliva rende meno amara una prestazione che resta comunque abbondantemente insufficiente.

Maran 4: pronti via e sotto di uno a confermare i problemi mentali e un approccio alla partita lontano dai desideri espressi alla vigilia. L’organizzazione, della quale la zona sugli angoli ne è l’esempio, sembra averlo abbandonato del tutto e il secondo tempo con il 4411 al posto dell’ormai indiscutibile albero di Natale dimostra che un’altra strada è possibile, al netto del ritmo più basso degli uomini di Conte. A questo punto Brescia sembra avere le sembianze dell’ultima spiaggia del maranismo.

Matteo Zizola

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