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Nandez, Rog e Nainggolan: cosa resterà del reparto d’oro del Cagliari?

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Un vecchio adagio del calcio racconta che le partite si vincono a centrocampo e deve aver pensato lo stesso Tommaso Giulini durante il mercato grandi firme della scorsa estate.

In principio fu Marko Rog, dal Napoli in Sardegna dopo due stagioni tutt’altro che da urlo, tante panchine con i partenopei di Sarri e pochi acuti nel prestito di Siviglia. Al croato però è bastato poco per dimostrare attraverso la continuità in campo il proprio valore, corsa, tecnica, capacità di fare filtro, pulizia. Un investimento che ha ripagato i dividendi e che vede ora Rog come elemento centrale del Cagliari di Di Francesco, pronto a prendere per mano la mediana anche nel prossimo campionato. Dopo di lui sbarcò in Sardegna Radja Nainggolan due, il ritorno. Dopo gli anni di Roma e quello di Milano, un prestito che sembrava poter chiudere gli innesti in mezzo al campo con il leader dal profumo di romanticismo le cui qualità e importanza sono state messe in chiaro fin dalle prime gare. Gol e assist, e che gol ripensando e quelli contro Spal e Fiorentina, ma soprattutto presenza fondamentale per far girare tutto il resto, centro di gravità permanente dei rossoblù. Infine il pallino del presidente Giulini, la lunga telenovela che sembrava infinita e in quanto tale destinata a non chiudersi mai. Le partite si vincono a centrocampo, assieme al fioretto di Rog e alla carica del Ninja serviva anche il ruggito del leone e così Nahitan Nández sbarcava tra due ali di folla a Elmas per prendere per mano il Cagliari tra corsa, cross al bacio e inaspettati problemi in itinere risolti a suon di garra e sudore.

I tre tenori sono ancora assieme virtualmente, Rog con la certezza quasi totale di restare, il quasi è d’obbligo quando il mercato e le sue sirene possono ancora cantare, ma fermato dal Covid del connazionale Bradaric, Nainggolan in attesa di novità dalla Milano nerazzurra – Conte o non Conte? – e Nández che ha un destino segnato che mostra un aereo verso altre destinazioni, anche se chissà che non possa ritardarlo di dodici mesi. Con Di Francesco il 4-3-3 sarebbe così completo, non fosse per la possibile partenza dell’uruguaiano e i dubbi sul Ninja, ma a prescindere dalle nuvole sul loro futuro restano aperte numerose questioni alla voce regista e, da non dimenticare, a quella rincalzi. Sulla prima la rosa attuale vede Bradaric, Oliva e Ladinetti a disposizione del tecnico abruzzese, tre dalle caratteristiche diverse e che tolto il sudamericano potrebbero cercare fortuna altrove, senza dimenticare che il croato è alle prese con il Covid e Oliva ha iniziato in ritardo rispetto ai compagni. Per questo a prendere in mano la macchina da presa al posto di Cigarini potrebbe esserci Razvan Marin, rumeno in forza all’Ajax che sarebbe in procinto di sposare la causa rossoblù nei prossimi giorni. A quel punto resterebbe il problema dei ricambi delle mezzali, Deiola infortunato, Faragò a coprire al momento l’altro vuoto nel ruolo di terzino, Ionita partito alla volta di Benevento, Caligara difficilmente considerabile una certezza.

Mancano dunque almeno due elementi, tre se sia Nández che Nainggolan dovessero salutare. Mancosu è l’idea principale, ma Liverani a Parma un concorrente non da poco, il cambio al 4-2-3-1 un’alternativa valida, ma a quel punto resterebbe il buco dietro le punte, Santamaria un’opzione costosa che con l’arrivo di Marin andrebbe esclusa, sempre che Nández non porti soldi freschi in dote al mercato. Quello che sembrava il reparto più all’altezza – Di Francesco dixit – appare ora coinvolto come gli altri nel restyling estivo, travolto da un destino che poco dipende dalle scelte societarie – Inter per il Ninja, la clausola per Nández – ma che comunque vada dovrà essere riportato ai livelli del recente passato.

Matteo Zizola

 

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