Natzionale, vietato il folklore

Martedì alle 18.30 al “Frogheri” di Nuoro la prima uscita della Natzionale sarda de bocia.

C’è grande attesa per quella che sarà la prima discesa in campo della rappresentativa sarda nata pochi mesi fa per mano della Fins (Federatzione Isport Natzionale Sardu) e già proiettata sugli Europei 2019 nella Repubblica di Artsakh, organizzati dalla Conifa (la federazione dei paesi non riconosciuti).

Di acqua, dal momento dell’avvio del progetto, ne è passata un po’, e la tappa nuorese sarà sicuramente molto importante a livello simbolico più che sotto il profilo tecnico. L’amichevole contro gli Istrangios de Sardigna (ancora non è noto chi saranno, guidati dall’ex bomber della Nuorese Georges Dossou) sarà affascinante, ma difficilmente dirà troppo sulle idee del Ct Bernardo Mereu. Moltissimi i convocati, sia per fronteggiare le assenze (vari i motivi) sia per rendere partecipi più calciatori possibile (dalla A all’Eccellenza), anche in ottica futura. Più interessante, invece, l’appuntamento del 2 giugno ad Olbia contro la Corsica, quando sarà partita vera.

L’errore da non fare, già da martedì, sarà quello di rendere l’evento solo un appuntamento folkloristico. Assistere ad una sorta di “partita del cuore” con fiumane di calciatori dentro e fuori dal campo, tabellino ingestibile, chiasso generalizzato sul prato e sulle tribune, non aiuterebbe per nulla un progetto ancora in fase embrionale e tutto da valutare nel suo sviluppo.

Sarebbe un peccato non partire col piede giusto, facendo capire anche agli scettici e agli affascinati dalla mentalità italianofila – quelli del “ma cosa facciamo la Natzionale? Perderemmo anche con Lussemburgo…” – che si fa sul serio e si vuole arrivare in alto. Non (solo) in senso di vittorie ma soprattutto in termini di creazione dell’identità, di traino culturale e politico. Perché il calcio e lo sport sono volano tra i più forti per tutto il resto.

Avrebbe avuto, sicuramente, un impatto diverso un esordio in un match contro una nazionale affiliata alla FIFA, per far capire subito di poter competere (e magari vincere), inseguendo da subito in modo forte il modello catalano, che almeno una volta all’anno organizza un’amichevole di rilievo per immagine e grandissimo peso politico. Così come, senza offesa per la cornice barbaricina, giocare alla Sardegna Arena (come nei programmi di gennaio, saltati poi per l’impegno di Coppa Italia del Cagliari) avrebbe dato una sottolineatura in più. Sempre nell’ottica della spinta dei nomi, è innegabile che molto avrebbero potuto fare (faranno? farebbero?) i Sirigu e i Barella (impegnati con gli Azzurri), i Murru e i Sau, insomma i giocatori attualmente di più alto rango. Solo martedì si sapranno con certezza gli aderenti e gli assenti, in attesa di raccogliere almeno altri messaggi di adesione che – se non altro simbolicamente – potranno significare appoggio da sardi alla Natzionale sarda de bocia. L’incertezza sul tema, anche a causa degli impegni dei club che hanno purtroppo la priorità, costringe quindi ad analizzare questa nuova pietra miliare solo dopo l’evento nuorese.

L’ottimismo, comunque, è da conservare. Perché c’è una struttura che lavora alacremente, ci sono sponsor di rilievo che hanno deciso di sposare l’iniziativa, ci sono personaggi che hanno voglia di fare e non di sporcarsi in qualcosa di vacuo. La partenza è stata buona, in primis sul piano del marketing, e c’è da mantenere il vento in poppa. Andando oltre i personalismi e la voglia di farsi belli senza costruire.

Fabio Frongia

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