Simeone contro Acerbi in Cagliari-Lazio | Foto Emanuele Perrone

NINO DIXIT | Ci vorrebbe un titolista

Il commento del giorno dopo di Nino Nonnis alla partita del Cagliari.

Un giornale parlava, per gasare i propri lettori, di colpaccio possibile del Cagliari. Qualcuno si è illuso che fosse un’analisi tecnica, ma il giornale non pretendeva tanto e mi dicono che abbia ammesso l’abnormità come “tanta Atalanta”, analisi inconfutabile sia prima che dopo. Me l’hanno riferito perché non passo in edicola da molto tempo e la cosa mi dispiace perché la cosa mi divertiva sempre.
Se troppo c’è stato è il divario tra le due squadre, sancito già dall’anno scorso. Divario che può variare in ogni partita e bisogna vedere in che modo può essere circoscritto. Passate edizioni potevano illudere, ma dovevamo contare sulle debolezze dell’Atalanta, che non ci sono state. Prima il divario di esuberanza fisica: dei nostri solo Rog possiede la determinazione del pressing sull’uomo, che loro praticano con protervia. Entrano sull’uomo senza ripensamenti, al limite del fallo, ti stanno addosso a mezzo metro. Su Zapata avrei fatto giocare Gariazzo, e poi vediamo se avrebbe segnato dopo una manata su Walu, che solo l’arbitro non ha visto.
In attacco avrei fatto entrare Walter Frau, così Palomino starebbe ancora cercandolo. A centrocampo avrei schierato Carletto Ponti, così Gasperini avrebbe proibito ai suoi di toccarlo per non perdersi l’estetica del calcio. Lo so è fantacalcio ma lo dico per risarcirmi, se non vi piace c’è sempre il giornale che modula i termini.
Licogiannis spiega bene il divario. Mi è simpatico anche se non fa battute, ma marca a distanza, in riproposizione è macchinoso, ha delle doti da fermo, fisicamente poteva rivaleggiare coi bergamaschi. Nonostante tutto è sembrato un Cagliari in crescita, perché si è spezzato ma non si è piegato. Questa partita ci ha fatto scoprire tante cose che potremo registrare meglio. Loro sono sempre in movimento, anche i terzini, Lico invece faceva il passaggio e rimaneva sempre a difendere la posizione, ma con loro non si fa guerra di trincea, si fa guerriglia a tutto campo. In più mettiamoci che hanno usato la stecca per segnare, la stecca col mirino. Abbiamo assistito comunque a un calcio moderno, quello che giocava Bastiano Fessia, che è nato nel periodo sbagliato.

Nino Nonnis

AL BAR DELLO SPORT

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