Aru, di chi è la colpa?

La nostra opinione sul difficile momento dello scalatore villacidrese del Team UAE Emirates.

Viviamo in un mondo bulimico, un mondo dove news, immagini e video vengono continuamente consumati, commentati e condivisi dalle persone. Ci sono però notizie e accadimenti che devono per forza di cose essere giudicati all’infuori di questa logica bulimica. Il nuovo ritiro di Fabio Aru dalla Vuelta di Spagna ha aperto una nuova ondata di critiche e giudizi da parte dei tifosi, o presunti tali, del Cavaliere dei Quattro Mori.

La continua ricerca del campione imbattibile a cui ci ha abituato la narrazione sportiva h24 degli ultimi anni è uno dei principali problemi di approfondimento ed analisi all’interno non solo del ciclismo ma di tutti gli sport. Ad Aru in queste ore sono piovuti addosso giudizi di chi lo considera, o meglio non lo considera, un buon ciclista o un professionista. Sono bastati 2 anni oggettivamente molto complicati per il ciclista sardo per stroncare quella che era la narrazione del nuovo talento emergente italiano raccontata fino a qualche anno fa. Il ciclista sardo ha semplicemente avuto un percorso di crescita, come quello che hanno tantissimi altri sportivi, che molto probabilmente ne cambierà, e ne ha già cambiato, quello che è il suo possibile futuro in sella. Forse dopo questi due anni negativi il corridore di Villacidro si renderà conto di non essere più uno specialista di corse a tappe, ma un lottatore di giornata oppure al contrario di quello che tutti adesso possono pensare riuscirà a riscattarsi in futuro vincendo magari a sorpresa di nuovo un grande giro. Anche se questa ipotesi sembra complicata e forse riguardando la carriera di Aru, che sempre ha avuto molti alti e bassi in una corsa di tre settimane, siamo stati proprio noi e la nostra bulimia a voler etichettarlo come un corridore a tappe. A chi considera Aru in queste ore come un ciclista scarso va comunque ricordato che il Cavaliere dei Quattro Mori ha vinto tappe in tutti e tre i grandi giri, ha fatto secondo e terzo al Giro d’Italia, un quinto al Tour de France e ha vinto una Vuelta. Oltre a essere stato campione italiano e ad essere finito nei primi 10 all’olimpiade brasiliana.

Di fatto stiamo parlando del miglior ciclista italiano recente dopo Vincenzo Nibali. Sicuramente è stato sfortunato e sicuramente ha sbagliato anche lui qualcosa. Come per esempio la scelta quest’anno a poche settimane dall’operazione all’arteria iliaca di prendere parte al Tour de France. Il suo rapporto con la Uae Emirates al momento sembra incrinato, vista anche l’esplosione del compagno di squadra Pogacar, vittorioso proprio nel giorno del suo ritiro dalla corsa spagnola. Che sarà dunque del futuro di Fabio Aru è impossibile descriverlo in questo momento, la cosa certa è che la bulimia di giudizi e di successi in questo momento sembra lo possa seriamente divorare. Allo stesso tempo non bisognerà isolarlo in una bolla di protezione solo perché un corridore sardo, dato che gli effetti potrebbero essere negativi tanto quanto i giudizi esagerati. Aru dovrà fare mente locale per capire che corridore essere nel 2020, anno nel quale andrà in scadenza di contratto.

Roberto Pinna

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