Pierluigi Carta in conferenza stampa

Perché il Cagliari non sa fare la voce grossa sul mercato?

La storia è ciclica, si ripete uguale a se stessa. L’estate come l’inverno, cambiano le temperature ma tutto resta identico, come se il tempo si fosse fermato e con esso il mercato del Cagliari. La verità è una, detta ripetutamente quando le domande avevano come centro il ritorno di Radja Nainggolan: vietati i voli pindarici. In parole povere, e non è un caso l’utilizzo di questo aggettivo, manca la liquidità. Attenzione, non che il Cagliari come società non sia in salute, anzi, ma il mondo del calcio non è più quello del singolo presidente padrone che apre il portafogli e rende reali i giochi manageriali virtuali.

Cedere, cedere, cedere – Senza partenze non ci saranno arrivi, anzi, la rosa va tagliata nei numeri e aumentata nella qualità. Il problema resta però che per cedere sono necessari compratori e, una volta trovati, bisogna incontrarsi sulle valutazioni. Sembra di essere tornati tra settembre e ottobre del 2020, quando il Cagliari si concentrava su Nainggolan perdendo di vista giorno dopo giorno tutte le altre necessità per rendere la rosa equilibrata. La priorità legittimamente oggi come allora è il bilancio, le possibilità per dare a Di Francesco ciò che serve sul campo ci sono, ma cozzano con la volontà di non lasciar andare nessuno dei gioielli. Il covid ha colpito tutti indistintamente, si aspettano tempi migliori per poter cedere al giusto prezzo i pezzi pregiati che oggi sarebbero probabilmente svalutati sull’altare delle poche offerte e della crisi generalizzata. Sarebbe però lecito porsi una domanda: il Cagliari può permettersi di non sacrificare una delle sue stelle per sistemare la rosa in ogni reparto? O sarebbe meglio trovare il modo di cedere, anche a una cifra inferiore di quanto si vorrebbe, così da rendere la squadra più equilibrata?

Carte scoperte – Il problema è che i risultati sportivi e una squadra in piena zona retrocessione – due punti dal terzultimo posto – non fanno altro che aumentare la pressione. Da un lato la necessità nota a tutti di colmare i vuoti in alcuni ruoli, dall’altro le società che conoscendo situazione e desideri del Cagliari sentono di avere il coltello dalla parte del manico. Giulini e Carta lavorano per dare a Di Francesco quei tasselli che possano completare il puzzle, ma senza pagare moneta è difficile vedere cammello. Un detto che vale per il Cagliari quando arrivano proposte – ad esempio la famosa clausola di Nández – ma che oggi vale ancora di più per chi il Cagliari cerca di convincere a mollare la presa. Nei giorni scorsi si è parlato tanto di Duncan della Fiorentina, ma l’obiettivo primario sembra essere l’altro centrocampista viola, il cileno Erick Pulgar. Se poi si volesse bussare alla porta di altre squadre per altri esuberi, ecco che la risposta logica sarebbe quella di fare la classica controrichiesta. Sì, ti accontento, ma a giugno il Cragno del caso sarà nostro per una cifra stabilita oggi.

Concorrenza – Se la società rossoblù fosse da sola sul mercato, allora sarebbe sicuramente più semplice convincere la Fiorentina a lasciar andare senza troppe pretese economiche uno dei due obiettivi. La concorrenza però è folta e nel momento in cui il Cagliari cerca di usare il metodo Nainggolan, ovvero far leva sulla volontà del calciatore per ottenere un prestito gratuito senza obbligo di riscatto e senza contropartite tecniche, ci sono altre squadre che sono disposte ad affondare il colpo senza tirare troppo la corda. Di Ninja ce n’è uno, né Duncan né soprattutto Pulgar hanno quel legame con la Sardegna e il Cagliari che li porta a mettere con le spalle al muro la loro stessa società di appartenenza.

Volata finale –  Di questo passo sembra sempre più realistico pensare a un mercato che, come un grande classico, possa accelerare soltanto man mano che si avvicina la fine. Da una parte si prova a cedere il cedibile, dall’altra a comprare senza mettere sul piatto altro che i noti pagherò. Scambi tra scontenti o resi tali, come quello tra Faragò e Calabresi, cessioni che tardano e tardano in nome della confusione e delle poche offerte, leggasi Pisacane o Ceppitelli e il loro vengo anch’io no tu no al check in, elementi con tanto mercato ma dai quali si cerca di spremere quanti più euro possibili come Leonardo Pavoletti. Il rischio, è quasi inutile ripeterlo, è quello di rimanere con il cerino in mano e prendere l’occasione dell’ultimo minuto senza che, chissà, sia davvero funzionale.

D’altronde un anno or sono la necessità ovvia e alla luce del sole era quella del difensore centrale. Altri tempi, altra classifica, ma un finale scritto con ciò che serviva lasciato a mezz’aria e l’affare da possibile plusvalenza futura ultimato a sorpresa e che rispondeva al nome di Gastón Pereiro. Senza dimenticare il ballo degli scontenti, Castro e Cerri che volano a Ferrara e Paloschi che arriva in Sardegna. Il rischio di un nuovo Ounas, non ce ne voglia l’esterno algerino, è dietro l’angolo. Tanto tempo passato a cercare di cavare il sangue dalle rape per raggiungere desideri irraggiungibili e perdere di vista ciò che potrebbe davvero arrivare, infine trovarsi a completare l’acquisto d’impulso giusto per riempire il carrello e giustificare il tempo perso. Tempo perso, come quello che nonostante il ritorno di Nainggolan sembra essere stato lasciato per strada in questi primi dieci giorni di mercato.

Matteo Zizola

 
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