Nara cixiri tui puru, Piero!

Continua la spassosa rassegna sugli errori (ed orrori) commessi da importanti personaggi italiani. Il tema è sempre la Sardegna, o meglio la sua rappresentazione agli occhi del grande pubblico.

Nella vigilia di Sa die de sa Sardigna, la “clamorosa rivelazione” di Piero Angela suona certamente come una bomba. Ospite d’onore per presenziare al Premio Costa Smeralda di Porto Cervo, l’illustre padre ha ammesso come il nuraghe di La Prisgiona (Arzachena) sia stato il primo da lui visto in tutta la sua novantennale esistenza. Facile capire l’orrore, nel momento in cui ci troviamo davanti a colui che viene considerato il principale divulgatore scientifico del “resto della penisola” (cit.). Cosa avrà provato Piero per la prima volta al cospetto di un’eccellenza italica unica nel suo genere: orgoglio? Prurito? Imbarazzo?

La stessa parola Quark, scelta per intitolare quella che è la sua avventura televisiva-manifesto, lascia intendere quantomeno l’intento di andare dentro le cose. Tutte fuorché i nuraghes, che gran peccato… Per chi fa questo mestiere, un’esperienza simile a fine carriera dovrebbe far capire che durante il tragitto si è perso qualcosa. Qualche settimana fa avevamo notato la sbadataggine del suo erede-pupillo Alberto, che si era dimenticato di inserire la Sardegna nella sua italianissima raccolta enciclopedica. Vizio di famiglia? Tutto normale. Buon sangue non mente. I geni sono importanti, lo dicono loro.

Nell’esprimere la contentezza per la piacevole scoperta di Angela senior, che ha definito “una storia straordinaria” quella della civiltà nuragica, non può che sorgere una domanda, spontanea ma non certo inedita o originale, purtroppo. Se la Sardegna è Italia, perché nella storia d’Italia si omettono dei pezzi portanti come la civiltà nuragica? Ce lo si chiede spesso, di fronte a certe evidenze, all’interno di un dibattito sempre più acceso, promosso da chi vuole portare la Sardegna in un’altra epoca culturale, grazie alla (ri)scoperta della propria storia, così da (ri)creare un’identità sempre più minata dalla colonizzazione italiana.

Non è il caso di arrabbiarsi se i continentali, anche quelli “più studiati” come gli Angela, non sanno dove sia la Sardegna. I grandi baroni della divulgazione scientifica la disconoscono da sempre, che lo facciano con malizia o ignoranza poco importa. Sta ai sardi prendere coscienza di cosa la Sardegna sia realmente, e sta ai sardi capire che episodi come quello di Piero Angela possano essere detonatori di un processo. Questo qualora i discorsi di “pericolosi e sedicenti politicanti indipendentisti” non convincano o, peggio, suscitino ilarità e diffidenza.

I sardi non conoscono la loro storia, non sanno della civiltà nuragica e non sanno cosa tutto questo possa rappresentare per loro nel 2019. Non sanno cos’è un nuraghe. E non lo sanno anche perché la divulgazione scientifica del belpaese è affidata a gente che entra per la prima volta in un nuraghe alla veneranda età di 90 anni. Angela, intanto, ha iniziato la sua personale rivoluzione culturale, chissà che questo non sia propedeutica a quella dei sardi.

Magari adesso anche molti sardi entreranno per la prima volta in un nuraghe, quantomeno per spirito di emulazione. E questo è un bene. Fa, però, tristezza che debbano seguire l’esempio di un attempato italiano, il quale senza troppe sorprese potrebbe improvvisamente rendersi conto di aver sbagliato più di qualcosa nel suo pluridecorato percorso.

Enrico Zanda

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