Cagliari, un’involuzione pericolosa

Il Cagliari si conferma fragile dopo la quinta sconfitta consecutiva patita ieri a San Siro contro l’Inter in Coppa Italia e ora parlare di crisi di Maran e dei suoi ragazzi non è più un’esagerazione. Nella sconfitta di ieri ci sono voluti ventitre secondi e lo sciagurato passaggio di Oliva per affossare i rossoblù, il secondo tempo giocato con miglior piglio non è abbastanza per trovare aspetti positivi dopo la debacle.

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IL TURNOVER – Le riserve sono così finite sul banco degli imputati accompagnate da Maran e la scelta di un turnover ragionato che non ha dato i frutti sperati: Oliva, Castro, Ionita, Walukiewicz e Cerri hanno deluso le aspettative, ma è difficile dare la colpa a ragazzi usati con il contagocce fino a San Siro. Oliva potrebbe essere l’esempio perfetto per far trasformare un alibi maraniano, quello dei rincalzi che hanno deluso, in una colpa: il centrocampista uruguaiano è stato protagonista in campionato di due sole partite giocate dall’inizio, due vittorie a Napoli e a Bergamo con un gol all’attivo, per poi finire nel dimenticatoio di pochissimi spezzoni fra i quali quello decisivo contro la Lazio. Con lui Castro, ormai vicinissimo al Genoa, che per caratteristiche fisiche avrebbe bisogno di tempo e minuti per entrare in forma, tempo e minuti che non gli vengono più concessi con continuità. Cerri, come l’argentino, paga la poca fiducia nonostante quel gol contro la Sampdoria che sarebbe potuto essere una svolta della sua esperienza a Cagliari, ma che è stato solo un passaggio estemporaneo fra tante panchine prima e dopo. Ionita da titolare inamovibile della passata stagione a rincalzo di lusso che fatica a trovare il ritmo e che non sembrerebbe più, con la testa, sentirsi parte del progetto. Il giovane Walukiewicz, buttato nella mischia a Torino e a San Siro per assenza di alternative e oggi di fronte al forte rischio di essersi bruciato per colpe non sue.

Pretendere che giocatori tenuti in naftalina per mesi di punto in bianco abbiano il ritmo partita sia fisicamente che soprattutto mentalmente è pura utopia, l’aver spremuto gli stessi elementi della serie positiva nonostante un evidente calo di condizione (Cigarini su tutti) non ha solo portato al periodo nero, ma ha anche tolto fiducia a rincalzi che oggi, con più minuti nelle gambe e più fiducia nella testa, probabilmente darebbero anche maggiori garanzie.

INVOLUZIONE TATTICA – Il Cagliari di oggi è lo stesso Cagliari del periodo in cui l’Europa più lussuosa poteva essere toccata con mano, la domanda quasi ovvia è come sia possibile che la squadra post Lazio sia la stessa che raccoglie brutte figure da Udine a Milano. La risposta potrebbe essere proprio nell’essere sempre uguali a se stessi, sia negli uomini che soprattutto nell’atteggiamento tattico. La partita contro l’Inter sembrerebbe il riassunto di vecchi problemi che apparivano risolti: le difficoltà contro squadre che giocano con il 3-5-2, la difesa a zona sui calci piazzati, il crollare alla prima sventura, l’assenza di un piano b che vada oltre l’albero di Natale. Essere uguali a se stessi facilita l’operato degli avversari, ormai il Cagliari maraniano è leggibile, sembra essersi persa la capacità di adattarsi agli avversari a vantaggio di una ricerca di equilibrio che non arriva mai. Il cambio tattico fra primo e secondo tempo, al netto di un’Inter a giri ridotti, ha dimostrato che altre soluzioni sono possibili e che lasciare la strada vecchia per la nuova non sempre è un rischio che non si dovrebbe correre.

IL MERCATO – Lo stallo della società nel regalare correttivi a Maran è la ciliegina di una torta dal sapore amaro. Fra cessioni avvenute e altre dietro l’angolo non sembra esserci una visione d’insieme che dia fiducia per il futuro, in attesa di capire il destino di alcuni elementi e anche dello stesso allenatore: Maran ora non è più saldo come un mese fa, Brescia diventa decisiva sotto molti aspetti. Il caso Nandez può essere un alibi fino a un certo punto, la situazione del Leon era già in piazza prima della partita stravinta contro la Fiorentina, essere arrivati a oggi senza chiarimenti a riguardo una colpa più che una giustificazione. L’assenza di esterni che diano garanzie, nonostante le parole di Carli di inizio gennaio, è talmente evidente da risultare stucchevole ripeterlo, l’attacco retto dai soli Joao Pedro e Simeone un altro aspetto da non dimenticare. Resta da capire se una rosa più profonda, con maggiori qualità nei ricambi, possa essere la soluzione con un allenatore che anche laddove i ricambi ci sono (leggasi centrocampo) sembra restio a rotazioni che darebbero respiro a chi gioca sempre, tenendo d’altra parte sulla corda tutta la rosa: quando si vince lo spogliatoio è sempre saldo, ma quando le cose iniziano ad andare male ecco che i nodi di giocatori poco considerati e vogliosi di nuove sfide vengono al pettine.

Cancellare quel recupero contro la Lazio, citato anche ieri da Nainggolan nel post partita, è ormai un obbligo: da alibi è diventato una colpa, se l’allenatore non è riuscito dopo un mese a superare quel dramma sportivo e soprattutto a farlo superare allo spogliatoio un problema di gestione sembrerebbe esserci. Domenica al Rigamonti potrebbe arrivare la sentenza definitiva per capire se Maran ha ancora in mano il gruppo.

Matteo Zizola

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