Quattro domande a Maran

Il Cagliari uscito sconfitto pesantemente dalla trasferta di Roma, fra approccio molle alla gara e i correttivi tardivi e poco efficaci, ha avuto come principale responsabile della debacle il suo tecnico Maran.

Con il senno del poi sono quattro i punti che si possono contestare al tecnico rossoblù, altrettante le domande che questi aspetti fanno nascere.

1) La scelta di Birsa

Il Cagliari aveva già dimostrato di non essere in grado di reggere un trequartista offensivo ad accompagnare due punte. Il rombo, soprattutto contro compagini più quotate, necessita di un uomo fra le linee dinamico e abile sia in fase di possesso che di non possesso. La quadra era stata trovata prima con Castro poi con Barella e sorprende come a Roma, assente Faragò, si sia scelto di snaturare quanto visto nelle ultime settimane. Perché non puntare al posto dell’ex Novara su un sostituto naturale come Padoin o Deiola?

2) Il cambio tattico all’intervallo

Il dogma del rombo è stato accantonato dopo i primi 45 minuti. Maran ha così optato per una tattica a specchio con quella degli avversari passando al 4-2-3-1. Scelta condivisibile, pur se in ritardo, mentre meno condivisibile è stata la sistemazione degli uomini in campo. Ionita a fare da schermo con Cigarini davanti alla difesa, Barella dietro Pavoletti unica punta, Joao Pedro e Birsa larghi. Perché non dare più dinamismo alla mediana proprio con Barella come secondo regista, magari lasciando Birsa dietro il centravanti e spostando Ionita largo sull’esterno così da limitare Kolarov?

3) L’ingresso di Deiola come ala destra

Con il centrocampo in netta difficoltà contro avversari che si scambiavano continuamente di posizione, Maran ha lasciato un compassato Cigarini e il mai domo Ionita davanti alla difesa e come soluzione alternativa ha inserito Deiola al posto di Birsa, schierando il nuovo entrato in un ruolo non congeniale come esterno alto di destra. Privo di guizzo, è sembrata più una mossa per limitare Kolarov piuttosto che per provare a recuperare la gara. Perché non spostare Ionita e organizzare una diga centrale magari inserendo Bradaric o, a partita ormai compromessa, dando finalmente minutaggio a Oliva?

4) Thereau come ultimo cambio

L’aspetto decisamente più spinoso e difficile da capire è stata la scelta di Thereau come ultimo cambio a dieci minuti dal termine. Un giocatore che da quando è in Sardegna non ha dato il contributo sperato soprattutto dal punto di vista dello spirito e che, peraltro, è in prestito secco e quindi non parte dei piani a medio-lungo termine. Con in panchina due elementi come Cerri e Despodov che invece del futuro rossoblù ne saranno parte integrante, perché mentre dall’altra parte Ranieri inserisce il giovane Coric Maran non ha fatto altrettanto con uno fra i due giovani attaccanti?

Se da un lato l’obiettivo del decimo posto giustifica la scelta di puntare sulle vecchie (anche per età) certezze piuttosto che lanciare o rilanciare chi finora è stato meno utilizzato, d’altro canto la partita contro la Roma ha dato una risposta chiara dal punto di vista delle motivazioni. Contro il Napoli le possibilità sono due: o tirare fuori il carattere e la voglia da chi è stato impiegato fino a oggi nonostante la salvezza già acquisita o, al contrario, dare spazio a chi di motivazioni per farsi notare dovrebbe senza dubbio averne. La terza via porterebbe soltanto un’altra delusione e contro il Napoli, rivale speciale per l’ambiente, sarebbe un errore difficilmente scusabile.

Matteo Zizola

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