Quel maledetto 3-5-2

Contro la Juventus è emersa la vulnerabilità del Cagliari contro avversari schierati con il modulo tanto caro a tecnici come Conte e Mazzarri.

Siamo sinceri, eravamo tutti convinti fosse la volta buona. Una vecchia signora rabberciata, con lo scudetto in tasca e la testa alla Champions. Tutti i pezzi da 180 ai box: sì, da 180 perché di pezzi da 90 ce n’erano a volontà in campo, dato che 8 undicesimi hanno affrontato da titolari l’Atletico Madrid. Invece il Cagliari non è mai stato in partita, irretito da una Juve attenta e concentrata. Chi si aspettava una replica della ferocia messa in campo contro l’Inter è rimasto deluso, dato che i rossoblù semplicemente non l’hanno mai presa. I timidi tentativi di pressione alta venivano facilmente aggirati dalla capacità di palleggio dei Bonucci e dei Pjanic, con la recita dei sardi che si è trasformata ben presto in una ballata del pressing fuori tempo.

Un ruolo fondamentale hanno poi giocato la disposizione tattica dei bianconeri e le scelte di Maran. Il 3-5-2 disegnato in campo da Massimiliano Allegri, al netto della qualità dei singoli interpreti, si è confermato un modulo che il Cagliari soffre tremendamente. Era già capitato con Atalanta, Spal e perfino col Frosinone: l’inserimento dei quinti di centrocampo crea sempre notevole imbarazzo alla retroguardia rossoblù, con l’allenatore trentino che finora non si è dimostrato capace di trovare rapidamente un rimedio efficace. Viste le palesi difficoltà emerse in corso d’opera e la netta superiorità dell’avversario, probabilmente martedì sarebbe stato auspicabile schierarsi a specchio.

Allargare Faragò sulla fascia destra, inserire un marcatore al posto di Srna (che fine ha fatto Romagna?) e, soprattutto gettare nella mischia Pellegrini largo a sinistra, invece dell’irritante e impalpabile Lykogiannis. Questo perché la Juventus ha mostrato uno dei pochi punti deboli sull’out mancino: Ionita trovava spesso terreno fertile per attaccare in verticale, correndo palla al piede, ma non veniva supportato dal collega di fascia. Ma, a prescindere da qualsiasi discorso tattico, risulta tuttora incomprensibile la scelta di rinunciare alla verve e alla gamba di Pellegrini. Il giovane terzino di proprietà della Roma ha saltato la gara contro Fiorentina e, dopo la sosta, è tornato in campo venerdì scorso col Chievo: ha soli 19 anni e si mangia il campo, per questo ci rifiutiamo di pensare sia un discorso di turn-over. Resta una mera scelta tecnica, sebbene questo non faccia diminuire le responsabilità dell’allenatore.

In un campionato che si avvia verso il rush finale ogni minimo errore può essere fatale: dietro, poi, le avversarie corrono molto più di quanto si potesse pronosticare e il discorso salvezza, che pareva chiuso a doppia mandata dopo il “sacco” di Verona, è invece più aperto che mai. Risulta palese l’inversione di tendenza, che vede premiati gioco e capacità di attaccare, piuttosto che speculare sul risultato. La rinascita del Bologna e le vittorie di Empoli e Spal (rispettivamente contro Napoli e Lazio) lo dimostrano. Testa a domenica, dunque, in un match che può segnare una stagione intera, nel bene o nel male. Arrivano i ferraresi di Semplici e c’è da sfatare la maledizione del 3-5-2: la vittoria è d’obbligo.

Mirko Trudu

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