Quel maledetto modello Atalanta

Gli incroci tra Cagliari e Atalanta durante l’era Giulini sono stati tanti: cosa manca

Atalanta-Cagliari, 1° Febbraio 2015, minuto 94: l’ex di turno Mauricio Pinilla porta i nerazzurri sul 2-1 con il suo marchio di fabbrica, una rovesciata, poi decisiva per la retrocessione dei rossoblù e la salvezza dei nerazzurri. La chilena di Pinilla non è stato l’unico episodio che ha diviso le strade delle due società e probabilmente nemmeno quello più determinante. Dopo la vittoria della Serie B agli ordini di Rastelli, con l’Atalanta che nel frattempo lottava nuovamente per la salvezza con alla guida Edy Reja, il direttore sportivo dell’epoca Capozucca aveva in mano Gian Piero Gasperini. O così, almeno, narra la leggenda: il presidente Giulini, al contrario, decise di confermare l’allenatore di Torre del Greco e il Gasp, dopo aver lasciato Genova, accettò la corte proprio dell’Atalanta. Alla quarta giornata della stagione 2016/17 le strade di Cagliari e Atalanta si incrociano di nuovo: il 3-0 con il quale i rossoblù travolgono i nerazzurri dà l’illusione che la scelta estiva di rinunciare a Gasperini fosse stata quella giusta, ma dopo tre annate di successi bergamaschi e salvezze troppo spesso mediocri del Cagliari è evidente che così non fu, nonostante l’undicesimo posto con 47 punti ottenuto da Rastelli resti (a oggi) il record della gestione Giulini.

La società del presidente Percassi ha dalla sua un settore giovanile storicamente prolifico, un bacino dal quale attingere più ampio e una situazione economica del nord opposta a quella della depressa Sardegna. Però tutto questo non basta a giustificare la distanza siderale attuale fra le due squadre. Il punto di svolta è stata la scelta di Gasperini, un allenatore che non solo garantisce divertimento, ma che attraverso il gioco valorizza al massimo il materiale umano a disposizione, ancora di più se giovane. Così cessioni importanti dal punto di vista economico, aggiunte a risultati ottenuti nonostante la partenza di elementi chiave ben rimpiazzati da giovani rampanti, hanno permesso all’Atalanta di esplodere fino a diventare ormai una realtà affermata del calcio italiano, finalista in Coppa Italia e favorita per uno dei due posti Champions vacanti.

Non bastano una società sana, un settore giovanile prolifico e la capacità imprenditoriale se poi questi ingranaggi non vengono oliati e fatti girare al massimo da un allenatore funzionale al tanto decantato progetto. Il rimpianto per i tifosi del Cagliari è tanto, ma il tempo per invertire la rotta non manca: Maran, con il contratto recentemente rinnovato fino al 2022 e la salvezza nel cassetto, sarà l’uomo giusto per farlo? E la coppia Giulini-Carli sarà in grado di mettergli a disposizione gli strumenti per migliorare?

Matteo Zizola

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