Stefano Sardara

Sardara: “Ecco come potremo cambiare il basket italiano”

Il presidente della Dinamo Sassari Stefano Sardara è intervenuto nella nostra ultima puntata della rubrica Linea 131: ecco alcune delle risposte alle domande che abbiamo fatto al patron biancoblù.

Sul blocco dei campionati e il paragone col calcio: “Il basket ha dato un esempio a livello nazionale di grande compattezza: il campionato è concluso e ci sarà un ranking per stabilire chi andrà in Coppa. Ora pensiamo alla formula dell’anno prossimo che può essere più ampia o meno ampia in funzione delle squadre che vorranno aderire a un processo di gestione rigoroso. Direi che Sassari e Milano si sono mosse in anticipo sul fronte stipendi, ora anche le altre si stanno muovendo. Abbiamo avuto da parte degli organi delle indicazioni chiare su come muoversi. Situazione Torres? Sono vicino al presidente anche se non conosco i fatti, forse avrei avuto una reazione scomposta anche io. Calcio impari dal basket? Preferisco guardare a quello che succede in casa nostra, faccio fatica a capire le dinamiche interne al di là dei motivi economici che sono intuibili. Sono due mondi diversi e non saprei rispondere in modo oggettivo”.

Con la crisi si creerà un divario tra le squadre top e le altre? “Credo che le proporzioni non cambieranno, il punto sarà cogliere la grande opportunità di cambiare il basket. L’utilizzo del club non deve essere limitato al lato sportivo e al campo, noi con Dinamo TV stiamo facendo grandi cose, abbiamo contenuti tutto il giorno per i nostri tifosi. Certo, avremmo preferito abbracciarci fisicamente per festeggiare i nostri 60 anni, ma anche avere a disposizione un canale dedicato per ricordare questo compleanno fa capire quanto lavoro ci sia dietro. Penso ci sia la necessità di promuovere bene un buon prodotto in modo da poterlo vendere con facilità; però si faccia attenzione perché il prodotto non deve essere scadente, la gente lo compra una volta perché è ben promosso, ma lo venderesti solo una volta”.

Sul futuro delle società e l’idea delle franchigie, rilanciata da alcune testate nei giorni scorsi commenta: “Tutti pensano ai famosi fasti degli anni 80 e 90, ma abbiamo avuto in questi ultimi anni più spettatori degli anni d’oro, ma quel modello basato solo sul pubblico bastava allora, in questo momento non più: quindi non è un problema di pubblico, i patron che c’erano allora erano tutti industriali e questo nel mondo dello sport non basta più. Dobbiamo fare dei club un modello azienda in modo da avere una struttura con ricavi diversificati per garantire stabilità e ricavi. L’idea delle franchigie si colloca nella logica della gestione patrimoniale del club. L’avviamento e gli assets ora come ora nelle società di basket non ci sono: non servono per avere dei meccanismi sul bilancio, ma guardano all’ottica della patrimonializzazione di un club. Chi gliele darebbe adesso delle garanzie a un club senza patrimonio netto? Noi rispetto al calcio non abbiamo i cartellini per esempio, la mia idea è atta a fortificare il club e non a renderlo più elastico nelle regole”. 

Poi un commento su Pozzecco: “Nasce con un certo tipo di carattere, poi quando sei un giocatore quel lato si esalta ancora di più: in realtà è maturato, ma è anche diverso da quello che si può intuire dall’immaginario collettivo. Non è un cazzaro, io l’ho visto guardare partite e leggere libri di marketing per esempio. È innamorato della pallacanestro e vuole tenersi sempre aggiornato, è un po’ pazzo e deve smussare ancora qualche angolo: ha tutte le caratteristiche per allenare a buon livello. Ha poi dei plus per il fatto che sappia leggere le partite in maniera unica e nel rapporto con colleghi e giocatori. Questo perché era un ex giocatore e per me hanno una vita un po’ più facile perché sono stati sempre sul campo e colgono le sfumature”.

Chiusura sul futuro della Dinamo Sassari: “Mercato? Della costruzione della squadra se ne occupano Federico Pasquini e il Poz, potrei parlare solo come tifoso. Ci sarà un lavoro duro da fare, dovremo essere bravi a tenere tutto compatto e a gestire nel migliore dei modi ricavi, sponsor e quant’altro per costruire una squadra come abbiamo sempre fatto: la botta è stata forte e la prendiamo tutti, bisogna essere bravi a saperci rialzare bene”.

 

 

 

 

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