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Sassari, città dei paradossi sportivi

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Dalla Dinamo finalista di Europe Cup alla Torres, impelagata nella lotta per la salvezza in Serie D, fino al Latte Dolce, modello virtuoso di gestione ma ancora con poco seguito…

Una ha metà coppa in tasca, dopo la risicata vittoria contro i tedeschi del Wurzburg nella finale di andata della Fiba Europe Cup. Le altre due si spartiscono il pubblico calcistico, affrontando con ambizioni differenti gli ultimi scampoli di stagione in Serie D. Parliamo di Dinamo Sassari, Torres e Sassari Latte Dolce, le tre principali facce sportive del Capo di Sopra. Tre storie diverse, due sport differenti, così come l’andamento di un’annata ondivaga un po’ per tutte e che, prima dell’arrivo dell’estate, potrebbe ridefinire le gerarchie sportive sassaresi.

FRONTE DINAMO – Inevitabile partire dalla Dinamo, creatura di Stefano Sardara che nelle ultime settimane sta vivendo un periodo davvero positivo, seppur difficilmente avvicinabile alla magica primavera di quattro anni fa, quando il gruppo di Meo Sacchetti vinse il suo primo e unico scudetto, dopo aver già messo in bacheca Supercoppa e Coppa Italia. Travolgente fu allora il cammino dei biancoblù, trascinati dai vari Sanders, Lawal e Logan, fino alla serie finale contro Reggio Emilia di Della Valle e Polonara, attuale pilastro dei sassaresi guidati da Gianmarco Pozzecco, cui vanno ascritti molti dei meriti della rinascita Dinamo in questa stagione. L’ex Varese e Fortitudo, con il suo indiscutibile carisma, ha saputo far innamorare nuovamente i tifosi di una squadra che, durante la gestione Esposito, aveva perso la bussola. Il Poz ha dato la scossa già dalla Coppa Italia di Firenze, con due gare decise sulla sirena. Da lì è partita la rinascita, che ora ha portato il Banco a ben 11 vittorie consecutive, con l’ottimo cammino in Europe Cup – quarta coppa europea per importanza dopo Eurolega, Eurocup e Champions League, ma trofeo utile a rimpinguare il palmares – e la prima finale continentale della storia sassarese contro i tedeschi del Wurzburg. Basterebbe già l’alloro europeo a salvare la stagione della Dinamo? Forse sì, ma Spissu (enfant du pays, uno dei più in forma) e compagni difficilmente avranno intenzione di fermarsi. In campionato, invece, mancano ancora tre gare per terminare la regular season: due interne contro Brescia e Cantù, all’ultima giornata, più la trasferta di Trieste, al momento a +2 sui sassaresi in classifica, per blindare i play-off. Tutto è ancora da scrivere, dunque, in una settimana che potrebbe valere tanto per il patron Sardara, da sempre molto attento all’immagine del suo club e certamente ben contento del rinnovato clamore mediatico, soprattutto in un momento in cui lo sport sardo non offre alternative di rilievo ai cronisti.

TORRES, FASE DELICATISSIMA – Se sul fronte cestistico Sassari sta vivendo un periodo entusiasmante, lo stesso non si può dire su quello calcistico. O, almeno, su quello della Torres. Protagonista di una rocambolesca promozione in Serie D un anno fa, la società guidata da Salvatore Sechi nel 2018-19 ha vissuto – e continua a vivere – sull’altalena. Tanti acquisti sballati (dall’esterno inglese Ayo, sparito dai radar dopo la diagnosi di un’ernia inguinale, all’ala Padovani, passando per i portieri greci Kinalis e Tsoulfas), altri che non hanno reso quanto sperato come il centravanti Camilli, sì generoso ma tutt’altro che un bomber glaciale. Per non parlare della guida tecnica, con tre diversi allenatori che si sono accomodati sulla panchina rossoblù, iniziando da Pino Tortora: 8 gare per l’abruzzese (6 sconfitte, 1 vittoria e 1 pareggio) prima di essere giubilato ed essere sostituito da una bandiera rossoblù come Marco Sanna (24 gare: 8 vittorie, 3 pari, 13 sconfitte). La sua nomina rientrava probabilmente nella logica di ridare la Torres ai sassaresi, per la gioia della curva, spesso più che critica con la proprietà. L’ex Cagliari e Torino ha iniziato col botto ma, come spesso ripetuto in conferenza stampa, si aspettava un pesante intervento sul mercato da parte della società per rimettere a posto le cose. Promesse evidentemente non mantenute, visti i risultati: De Carolis e Spinola non hanno saputo risollevare le sorti del reparto offensivo torresino, senza considerare il 20enne Salata, arrivato come mezzala e ora reinventato centravanti, con risultati di cui non resteranno tracce negli annali. E meno male che c’è il cagliaritano Sarritzu, unico in doppia cifra di gol all’attivo, cui tocca cantare e portare la croce. Ora in panchina siede il ligure Giancarlo Riolfo, capace di vincere in casa contro Albalonga e Anagni, ma anche di perdere ad Anzio contro una squadra già retrocessa e allo sbando. La buona sorte non sta aiutando i rossoblù, che hanno collezionato finora una serie infinita di legni, ma questo non può essere l’unico alibi per una stagione negativa. Da tempo si parla di una possibile cessione della società, dal no al gruppo Abinsula-Matica alle avances di Roberto Felleca, da poche settimane ex proprietario del Como (lanciato in Serie C) e ora alla ricerca di un nuovo progetto sportivo, come confermato ai nostri microfoni. Il poco entusiasmo della tifoseria è palpabile e lo si può verificare al Vanni Sanna dove, al netto degli ultras che occupano la curva Nord, la tribuna è tutt’altro che gremita. Gli incassi al botteghino seguono questo trend: i biglietti per il match contro l’Anagni erano in vendita a 1 euro, ma quelli venduti non hanno raggiunto quota mille. Numeri non certo entusiasmanti per un club blasonato come quello rossoblù.

LATTE DOLCE, SOGNO SERIE C? – E il blasone è ciò che manca, invece, all’altra sponda della Sassari calcistica. Ovvero il Latte Dolce di Stefano Udassi, ex bomber torresino e nocchiero dei biancazzurri quarti in classifica, già certi dei play-off e con il sogno promozione in Serie C accarezzato a lungo, ma non ancora abbandonato. Una piccola isola felice, con una proprietà solida e un progetto tecnico innovativo, ma ben piantato con i piedi a terra. Avere alle spalle un gruppo solido come Abinsula-Matica è un lusso che ben poche realtà di Serie D possono vantare, e i frutti si vedono sul terreno di gioco. Tanto che anche il pubblico se n’è accorto, iniziando a seguire il Chievo sassarese sempre con maggiore interesse e passione. I risultati sul campo hanno fatto il resto: due derby vinti (tre, considerando anche quello di Coppa Italia), 19 vittorie e 12 pareggi, con sole 5 sconfitte in campionato. Soli due stranieri in rosa (il senegalese Doukar e l’argentino Sartor Camina), due “continentali” come Antonelli e Patacchiola, per il resto solo sardi: dal capocannoniere Palmas (13 reti, di Castelsardo) a Cabeccia e Bianchi, entrambi ex Torres, fino ai giovani Masala, Marcangeli e Pireddu. Tanti i sassaresi doc, a rimarcare il forte legame del progetto alla città: un progetto che, probabilmente, meriterebbe ben altre fortune. Avere due squadre della stessa città nella stessa serie, tolti alcuni esempi in Serie A, è un lusso che difficilmente in Sardegna ci si può permettere. Ma non lo diciamo solo noi: ce lo disse anche una bandiera del calcio sassarese come Alessandro Frau, ben propenso alla famigerata “fusione” delle due realtà, da tanti sperata e da altrettanti osteggiata. Su questo fronte si attende solo la fine del campionato, per capire se ci sarà l’ennesimo inizio estate di passione o se ormai rimangono binari paralleli incomunicanti…

Ci si aspetta una primavera calda, dunque, a Sassari. La Dinamo è a un passo dallo scrivere un altro capitolo importante nella sua storia, in caso di vittoria a Wurzburg. Il modo in cui andranno i playoff, poi, sarà fondamentale per definire la stagione, al di là di una coppa che, se vinta, molto darà a livello di immagine ma certamente meno a livello di sostanza, dato che si tratta di un trofeo di estrema riserva nel bizzarro (e da rivedere) mondo cestistico europeo. In casa Torres l’obiettivo è la salvezza diretta, senza dover passare dalle paludi dei play-out, anche se la trasferta di domenica ad Avellino è a dir poco proibitiva. Il futuro rossoblù passa innanzitutto dal campo, poi si vedrà. Per il Latte Dolce, invece, il finale di stagione sarà piacevolmente allungato causa play-off: un impegno che misurerà il valore effettivo del gruppo di Udassi, alla ricerca di una promozione in Serie C che avrebbe un valore storico e che, inevitabilmente, potrebbe riscrivere le gerarchie calcistiche sassaresi.

Francesco Aresu