S.O.S. LIMBA

S.O.S. limba tra i banchi. Così inizia un articolo pubblicato nei giorni scorsi da L’Unione Sarda, solo l’ultimo dei tantissimi approfondimenti in merito ad un problema centrale nel più ampio discorso relativo all’autodeterminazione dei sardi e della Sardegna.

Si scrive, citando tra le altre la legge italiana 482 del 1999, che in questi anni “bene o male” il sardo nelle scuole dell’isola è stato insegnato. Ma quella musica, “buona o cattiva” che fosse, si è nuovamente fermata. La colpa stavolta sarebbe di una legge regionale adottata l’anno scorso, in parte in conflitto coi decreti precedenti e in parte non attuata, da molti crititcata e da altri sostenuta. Fatto sta che il sardo a scuola è stato messo in stand by. Niente più lezioni.

La questione dell’insegnamento nelle scuole è soltanto una poco edificante dimostrazione di questa orrenda situazione, fatta di scarica barile, accuse, difese. Al di là della tristissima notizia “niente più sardo a scuola”, dovrebbe far riflettere la mancanza di chiarezza e visione di tutta la politica, a prescindere dal colore. La sola, unica, bella nota su cui ci si può consolare, è che il sardo continua ad essere oggetto di interesse, anche tra i giovani. È di questo 2019 che si va ormai a concludere l’iniziativa in limba portata avanti da quattro ragazzi isolani che si sono cimentati nella creazione di una app scaricabile da cellulare, chiamata “Sardoo”. Già molte le presentazioni in diverse città dell’isola, tra cui Nuoro, Cagliari, Sassari e Bosa. Scaricando gratuitamente la app, sulla falsa riga del celebre gioco da tavolo “Taboo”, sarà possibile parlare il sardo e scoprire nuovi vocaboli magari sconosciuti. Giusto per far capire che con la lingua sarda ci si può divertire, giocare, innovare e contaminare le coscienze. E scusate se è poco.

Le iniziative che proliferano nell’isola, dal cinema alla musica passando appunto per le app dedicate, sono il segno inconfondibile di un’attenzione sociale molto alta verso questo tema. Un tema lasciato all’iniziativa dei tanti sardi volenterosi ma non compreso a fondo dalla miope politica isolana.

A tutto ciò si aggiunge, e fa riflettere parecchio, che il sardo (la lingua, ma anche il marchio in senso lato) acquista sempre più fascino all’estero, il Giappone è uno dei tanti lidi dove viene addirittura studiato… In Sardegna è invece ancora da grezzi, se non da maleducati, esprimersi in sardo. Lo si usa solo tra amici, magari per dire parolacce, o per fare qualche battuta. Un utilizzo, insomma, caricaturale. Questa almeno è la percezione che si ha molto spesso nella più grande bidda isolana, quando una vergogna malcelata e frutto di decenni di colonizzazione traspare ogni volta che le orde di casteddai imbruttiti si recano nelle lontane terre dell’interno per godere di qualche sagra o manifestazione. Meglio di niente? Intanto, adiosu a su sardu in iscola!

Enrico Zanda

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